“Non esiste che io tiri di nuovo con il 24%“.
Questo è quanto detto da DeMar DeRozan dopo Gara 1 contro i Milwaukee Bucks, in cui la sua prestazione di tiro è stata a dir poco deludente, portandolo a chiudere con soltanto 18 punti a referto.
Le sue parole erano state prese con le pinze, soprattutto visto il modo in cui i campioni in carica avevano messo in difficoltà lui e tutto il resto dei Chicago Bulls. Eppure si sono dovuti ricredere.
DeRozan aveva promesso un miglioramento, ma non si è solo limitato a parlare. Lo aveva promesso, e ha mantenuto la parola.
Dire che l’ex Spurs in Gara 2 ha fatto quello che voleva è un eufemismo, siccome ha registrato ben 41 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, e tirato con un 51% senza neanche il bisogno di utilizzare il tiro da tre. Il suo massimo in carriera per quanto riguarda i playoffs, che funge anche da ciliegina sulla torta di una stagione in cui DeRozan si è riguadagnato il rispetto di tutta la lega.
Ma non solo: con la sua prestazione l’All-Star è anche diventato il quinto Bull della storia a segnare 40 punti in una partita di playoffs, cosa che non succedeva da quando ci riuscì Derrick Rose nel 2011 (oltre a loro due, anche Flynn Robinson nel 1968, Ben Gordon nel 2009 e Michael Jordan che ci è riuscito “solo” 38 volte).
“Ho guardato tutti i tiri che ho mancato in Gara 1. La maggior parte degli errori sono arrivati dai miei punti di solito forti” ha detto DeRozan riguardo la sua voglia di riscatto. “Non ho mai lasciato che un errore mi scoraggiasse dal tentare un altro o dall’essere aggressivo. Sapevo che non sarebbe successo ancora”.
Ma il tutto ovviamente non viene da sé, ci vuole sempre un ottimo lavoro di allenamento prima. Cosa che DeRozan ha fatto, arrivando in anticipo al Fiserv Forum per dei tiri extra.
“Da quando sono ai playoffs lo faccio sempre” ha detto riguardo questa decisione. “Sicuramente andrò a tirare anche allo United Center giovedì sera”.
DeRozan è venuto fuori alla grande quando i Bulls ne avevano più bisogno, riuscendo a resistere alla rimonta dei Bucks e riportando la serie in pareggio sull’1-1.
Il team aveva perso 15 delle ultime 22 partite di regular season, registrando un record di 2-21 contro le prime quattro teste di serie di entrambe le Conference, ma ora sembra una squadra diversa, più matura e consapevole.
“Penso che giocare contro alcune squadre di livello superiore alla fine dell’anno ci abbia indurito e aiutato a crescere” ha detto coach Billy Donovan, capo allenatore dei Bulls. “Ci ha aiutato a migliorare e ad avere quel tipo di mentalità che ti permette di passare alla partita successiva. Penso che a volte quest’anno, quando abbiamo giocato contro buone squadre e abbiamo iniziato a perdere, non avevamo abbastanza per ritornare a muoverci nella giusta direzione”.
Chicago ha giocato una partita di altissimo livello, apportando un netto miglioramento rispetto a Gara 1 e trovando le giuste risorse per controllare i ritmi di gioco.
Perché i Bulls hanno vinto grazie all’attacco, ma non è da sottovalutare la loro intensità difensiva, chiave del successo.
“Non importa cosa hai fatto nella stagione regolare, i playoffs sono un nuovo inizio e ci vuole una nuova mentalità” ha spiegato DeRozan. “Lo si poteva vedere in tutti i ragazzi. Non importa se avevamo perso 20 volte contro i Bucks. Questa è un’opportunità di competere. Dobbiamo approfittarne”.
Milwaukee dovrà quindi vincere in trasferta a Chicago per riprendersi il fattore campo. Ma, più di tutto, dovrà trovare il modo di contenere un DeRozan scatenato.
