Steph Curry è impossibile da fermare in campo. Lui lo sa, tutti lo sanno.
Quello che però sa meglio è che la sua voce è altrettanto impossibile da fermare. Soprattutto quando viene fuori per parlare di giustizia sociale e legale. E il caso di Brittney Griner, detenuta ingiustamente in Russia da mesi, è uno dei principali argomenti su cui battere.
Brittney Griner è stata arrestata in un aeroporto di Mosca il 17 febbraio, con l’accusa di traffico di droga, dopo che i funzionari russi hanno trovato nelle sue valigie delle cartucce da svapo con olio di cannabis. A maggio, l’amministrazione Biden l’aveva ritenuta “detenuta illegalmente”, ma un tribunale russo l’ha condannata a 9 anni di carcere il 4 agosto.
Curry ha confessato, in un’intervista rilasciata al Rolling Stone, che, quando Griner si trovava in detenzione preventiva, ha provato a contattare le sue conoscenze interne all’amministrazione Biden, ma queste hanno rifiutato la sua offerta di aiuto durante le trattative che stavano discutendo un ipotetico scambio di prigionieri, per ottenere il rilascio della All-Star WNBA.
“Ci dicevano sempre ‘Non dite nulla’” ha dichiarato senza peli sulla lingua.
Infatti, inizialmente la NBA era d’accordo con il governo degli Stati Uniti, riguardo al mantenere il silenzio da parte dei suoi giocatori per quanto riguardava il caso Griner. Ma dopo un po’, precisamente da maggio in poi, i giocatori, allenatori e intere squadre, compresi i Phoenix Suns, hanno iniziato a parlare della giocatrice.
Curry ha rilasciato la sua prima dichiarazione su tale caso a giugno, durante un’intervista per Malika Andrews di ESPN.
“È una situazione spiacevole, una tragedia. Ha bisogno di tornare a casa” aveva detto in quell’occasione.
Il numero 30 dei Golden State Warriors ha poi confessato anche che la resistenza del governo nei confronti della sua offerta di aiuto, lo ha spinto a indossare la maglia di Griner delle Mercury sul palco della cerimonia degli ESPY Awards 2022, che ha condotto a luglio. Il giocatore ha poi affiancato le All-Star WNBA, Nneka Ogwumike (Los Angeles Sparks) e Skylar Diggins-Smith (compagna di squadra della Griner), per tenere un discorso a favore della libertà della Griner.
Ma la vera domanda è: Brittney Griner ha qualche possibilità di ritornare a casa?
Bill Richardson, ex ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, ed emissario frequente per quanto riguarda le trattative con gli ostaggi, sta lavorando per assicurare il rilascio della star WNBA e un altro americano ritenuto incarcerato ingiustamente, Paul Whelan, un dirigente della sicurezza aziendale del Michigan, che sta scontando una condanna di 16 anni sotto l’accusa di spionaggio.
Richardson ha visitato Mosca questa settimana, e ha tenuto vari incontri con dei leader russi. Intanto, i funzionari americani stanno continuando a fare pressione sulla Russia per il rilascio dei due detenuti, che dovrebbero essere riportati sul suolo americano tramite lo stesso scambio.
A luglio, il Segretario di Stato Antony Blinken ha annunciato che gli Stati Uniti hanno fatto una “proposta sostanziale” alla Russia per facilitare uno scambio. Anche se non ha rilasciato alcun dettaglio, a detta dell’Associated Press, gli Stati Uniti hanno offerto di rilasciare il trafficante d’armi russo Viktor Bout in cambio.
Richardson, in un’intervista rilasciata sempre all’Associated Press il mese scorso, ha però detto di essere più fiducioso per quanto riguarda le possibilità di uno scambio di prigionieri in formato “due per due” che, a detta sua, è più adeguato a casi come questo.

