fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston Celtics Celtics, Jaylen Brown ancora per il sociale tra polizia brutale e salute mentale

Celtics, Jaylen Brown ancora per il sociale tra polizia brutale e salute mentale

di Lorenzo Brancati

In maniera forse un po’ inattesa, Jaylen Brown, dei Boston Celtics, sta sfruttando le sue apparizioni mediatiche all’interno della bolla per trattare temi caldi a livello sociale. Dopo che l’ultima volta aveva parlato di inno nazionale e razzismo, questa volta ha commentato la brutalità della polizia e la salute mentale.

Dopo la vittoria dei suoi sugli Orlando Magic, per 119-122, Brown ha parlato così ai microfoni del post gara, indossando inoltre una maglia dedicata a Kobe e Gigi Bryant.

“Capisco che molti americani abbiano la fortuna e il privilegio di vedere i poliziotti come protettori, o addirittura eroi. Purtroppo io faccio non parte di quel lato di America. Vengo da dove si teme la polizia perché potresti essere ucciso nel tuo giardino con l’accusa di aver tirato fuori il portafoglio. I tuoi genitori ti devono insegnare determinati comportamenti perché temono che se incontri la polizia potresti non tornare a casa.”

“Sono consapevole che se non fossi stato chiamato dai Celtics io sarei ancora in quella situazione. Perciò voglio analizzare il termine ‘brutalità della polizia’ e magari trasformarlo in ‘terrorismo interno’. Perché per i neri e per le minoranze di questo si tratta. Posterò un articolo a riguardo sui miei social.”

L’argomento si è poi sostato su temi legati alla salute mentale all’interno della bolla NBA. Oltre che del sociale, infatti, Brown si sta occupando sempre più spesso di temi interessanti relativi alla lega stessa.

“Vorrei anche portare attenzione sulla salute mentale. Stare qui dentro, molti non ne parlano ma è una sfida continua. E’ come essere perennemente a lavoro. Spesso quando finiamo di giocare, molti vogliono rilassarsi e dimenticarsi del basket per un po’. Qui è impossibile. Insomma, potresti incontrare Donovan Mitchell in giro e pensare: ‘Non lo voglio proprio vedere ora’, ma è quello che è. Io voglio assolutamente portare consapevolezza sui problemi mentali, di ansia e sulle forme di depressione in situazioni come questa. I nostri probabilmente non si sentono a loro agio e hanno problemi a parlarne. Poterne parlare con qualcuno, poter cambiare argomenti di conversazione dovrebbero essere cose possibili qui. E’ tosta stare così lontani dalle famiglie e dal resto della società.”

Potrebbe interessarti anche

1 Commenta

Giorgio 10 Agosto 2020 - 22:41

Oltre ad essere un grande giocatore e’ un grande comunicatore, un piccolo Moamhed Ali’.
E’ arrivato in nba e ha subito provato a marcare Lebron, guadagnandone il rispetto.
Mai considerato piu’ di tanto dai media, ha sempre mostrato un talento speciale, anche quando si e’ trovato relegato in panchina causa incompatibilita’ con un quintetto che aveva Irving come leader.
Ora sta per fare il salto, insieme a Tatum.
Speriamo che atterri con un anello al dito…

Rispondi

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi