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Celtics, parla Kemba: “Quest’anno il mio valore va oltre le statistiche”

di Francesco Catalano

Per Kemba Walker con l’arrivo ai Boston Celtics è iniziato un nuovo ciclo della sua carriera. Dopo otto anni passati a Charlotte, in cui ha dato tutto per quella maglia, era arrivato il momento di cambiare aria e di andare in una squadra che puntasse in alto. Quale migliore destinazione di Boston? Lì come leader Kyrie Irving aveva fallito, ma lasciava una squadra con tanto talento su cui ripartire. Gordon Hayward, Marcus Smart, Jaylen Brown e Jayson Tatum sono nomi di primo livello. In più, c’era coach Brad Stevens. Un giocatore come Kemba è il tipo point guard perfetta per il sistema di gioco corale e spettacolare di Stevens, e così è stato.

Walker è diventato il leader silenzioso, fraterno e generoso che Boston cercava. L’opposto del tipo di leadership scontrosa, lunatica e controversa proposta nei due anni passati da Kyrie Irving. I risultati sono evidenti: un ottimo terzo posto ad Est dietro a Milwaukee Bucks e Toronto Raptors. Poi, un gioco spumeggiante, uno dei più belli da vedere della lega. Per di più, questo clima disteso ha permesso a Jayson Tatum di esplodere e di diventare quel giocatore completo e decisivo che i Celtics stavano aspettando. Gordon Hayward sta ritrovando fiducia e sta tornando sui livelli da All-Star che gli appartengono. E in generale, tutto lo spogliatoio sembra essere in armonia.

Ora Kemba, finalemente, si vede riconoscere il suo valore oltre alle sue statistiche. E la sua intenzione è quella di giocarsi i playoffs al meglio, senza darsi limiti.Penso di aver finalmente guadagnato il rispetto dei miei colleghi e delle persone che gravitano intorno alla lega. Sono stato ai playoffs solo due volte in otto anni. Ci ho giocato bene, ma non sono mai andato oltre il primo turno. Perciò non ho realmente fatto molto, capite?”.

Quest’anno presumibilmente i Celtics avanzeranno almeno fino al secondo turno ed hanno più di una possibilità di raggiungere le finali di Conference. Per Walker sarebbe l’occasione di consacrarsi come giocatore. Poi in modo un po’ provocatorio gli è stato chiesto per quale motivo partisse lui titolare all’All-Star game al posto di Kyrie Irving. Ma Kemba ha risposto con grande aplomb senza cadere nelle trappole dei giornalisti. “Sta giocando bene, se non avesse avuto quegli infortuni, ci sarebbe stato lui”.

Perciò, Kemba quest’anno avrà ancora una volta l’onore di partire in quintetto titolare nel team Giannis. Ma per lui quest’anno l’All-Star game ha un sapore diverso. “Come sapete, l’anno scorso è stata la mia prima volta in quintetto all’All-Star game. La partita era a Charlotte però. Penso sia stato quello il motivo per cui sono partito titolare. Avevo una media di 26.5 punti di media a partita. Quest’anno ne ho tipo 21, o giù di lì. Ma ora vengo riconosciuto per essere in una squadra vincente  e non per le mie statistiche, capite?”.

Un cambio di prospettiva che fa tutta la differenza del mondo per Kemba. Che quest’anno avrà modo di dimostrare tutto il suo valore anche ai playoffs.

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