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Ecco Channing Frye: “Michael Jordan non sarebbe adatto al basket di oggi”

di Michele Gibin

Tra gli effetti dell’astinenza da basket giocato e della The Last Dance mania che ha riempito le giornate senza playoffs di addetti ai lavori e appassionati, c’è stato anche il ritorno di una questione sempre citata quando si parla di GOAT e dintorni: cosa sarebbe stato un dato giocatore in un’altra epoca?

E’ il caso di Michael Jordan, universalmente riconosciuto come il più grande di tutti i tempi. Alla domanda “cosa sarebbe stato Jordan ai giorni nostri”, nell’epoca del tiro da tre punti,  hanno provato a rispondere in tanti, tra cui l’ex giocatore NBA e compagno di squadra di LeBron James (l’ideale secondo in una classifica) Channing Frye.

Ecco le valutazioni del campione NBA 2016 con i Cleveland Cavs.

Jordan aveva sostanzialmente un solo compito in campo: segnare“, spiega Frye a NBC Sports Northwest radioE lo sapeva fare bene come nessun altro prima di lui. Non penso però che questo modo di giocare si potrebbe tradurre oggi in vittorie, così come fu allora. Alcuni giocatori non vorrebbero giocare con lui, no? Si tratta di adattarsi e fare aggiustamenti, e sostenere che oggi Jordan segnerebbe 50 punti a partita? No, non lo potrebbe fare. Sarebbe raddoppiato a ogni azione“.

Il destino “toccato” ad esempio a James Harden in questa stagione, con alcune avversarie dei Rockets stanche di vedere il “Barba” sfondare regolarmente quota 40 punti, e che hanno scelto di ricorrere a raddoppi sistematici praticamente a metà campo per togliere la palla dalle mani all’MVP 2018.

James Harden ha viaggiato a 50 punti di media per un mese, praticamente“, prosegue Channing Frye “E a nessuno pareva importare, tutti dicevano: ‘beh, sono cattivi tiri’. Ma a tanti piace discettare senza tenere conto delle diverse ere in cui si gioca. Jordan era il più grande nella sua era, ha battuto alcune delle squadre più forti di sempre, ma oggi non saprebbe adattarsi così bene al gioco“.

Io sono di Phoenix, un tifoso di Charles Barkley, di Kevin Johnson, di Thunder Dan Majerle per cui… non metterei mai Michael Jordan primo nella mia lista dei migliori di sempre, per quanto pazzesco possa sembrare. Io metto sempre LeBron James su Michael Jordan“.

Channing Frye ha poi argomentato spiegando come, col suo gioco basato su tiri oggi considerati poco pregiati se non addirittura dannosi (il tanto vituperato midrange), Michael Jordan avrebbe avuto difficoltà a giocare “contro corrente”, scomodando assieme al conduttore radiofonico Dan Sheldon l’esempio stilistico di DeMar DeRozan, star di Toronto Raptors e San Antonio Spurs e giocatore “vintage” per doti offensive.

Parole che potrebbero suonare persino iconoclaste per tifosi particolarmente accesi, e che hanno generato la consueta cascata di reazioni su Twitter, soprattutto.

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