Home NBA, National Basketball AssociationNBA News Chris Paul: “The Last Dance ci darà motivazioni, trade con Curry? Era vera…”

Chris Paul: “The Last Dance ci darà motivazioni, trade con Curry? Era vera…”

di Michele Gibin

Chris Paul, star degli Oklahoma City Thunder, è come praticamente ogni suo collega un grande fan di The Last Dance, “la cosa più vicina al basket giocato che abbiamo oggi” in periodo di isolamento e distanziamento sociale anti contagio.

Secondo CP3, la serie evento di ESPN diretta da Jason Hehir, è utile per mantenere su livelli alti lo spirito competitivo dei giocatori: “Oggi è la cosa più vicina ad una partita che abbiamo“, spiega Paul a Uninterrupted WRTS: The After Party “Oggi in teoria staremmo giocando i playoffs, immaginiamo se stessimo guardando una serie così per poi andare in campo e giocare una gara di post-season… che partite sarebbero, per quanto mi riguarda io vedo un episodio e la prima cosa che penso è ‘non vedo l’ora di tornare ad allenarmi’ anche solo per andare a fare pesi, senza campo“.

ESPN aveva deciso pochi giorni dopo la sospensione a tempo indeterminato della stagione NBA di anticipare la messa in onda della serie sui Chicago Bulls 1997\98, l’ultima stagione di Michael Jordan, quella del sesto titolo NBA in 8 anni. In onda in Italia su netflix, la serie ha registrato ascolti record per un documentario sportivo negli USA per i primi episodi.

Chris Paul: “La trade con Steph Curry? Era vera”

Pochi giorni fa, un’anticipazione del libro “The Victory Machine” di Ehan Strauss (The Athletic) svelò un retroscena del 2011 che aveva coinvolto Chris Paul, in partenza dai New Orleans Hornets, ed i Golden State Warriors di un giovane Steph Curry: gli Warriors avevano imbastito per Paul una trade che avrebbe spedito Curry e Klay Thompson a New Orleans, con le due squadre che discussero nei dettagli lo scambio, prima di rinunciarvi.

Si era vero, me lo ricordo“, spiega Paul “Ci furono trattative con alcune squadre, ma la realtà era che io avrei voluto andare ad Est, dove sono cresciuto. Non mi faceva impazzire la soluzione Los Angeles, poi ci andai e le cose cambiarono, ovviamente. Ma all’epoca, l’unica cosa che sapevo e che mi importava della Baia (di san Francisco e Oakland, ndr) era che troppo collinare per i miei gusti…“.

La trade non prese piede perché Chris Paul, che sarebbe diventato free agent l’anno successivo, non aveva intenzione di rifirmare con i Golden State Warriors.

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