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Crisi Celtics, Danny Ainge fa scudo: “Colpa mia, giocatori scelti da me”

di Michele Gibin

La squadra va male e Danny Ainge, presidente e general manager dei Boston Celtics, fa scudo e si assume in pieno le sue responsabilità in un’intervista al Boston Globe all’indomani della brutta sconfitta contro gli Washington Wizards.

Senza Macus Smart infortunato, i Celtics sono crollati a Washington fornendo una delle peggiori prove dell’era Brad Stevens. Sul “banco degli imputati”, un Jayson Tatum apatico, coach Stevens, un Kemba Walker ancora altalenante e Ainge, il cui attendismo è diventato la sua cifra stilistica negli ultmi anni.

Non stiamo giocando con la passione dovuta, e questo dipende dai giocatori. Ma i giocatori che vanno in campo sono una mia responsabilità. Ci sono cose che avrei potuto fare diversamente, o meglio, ma non farò nomi. Questa è la squadra che io ho messo in piedi e non stiamo giocando con la necessaria tenacia e voglia, ed è il mio lavoro capire come e dove migliorare il gruppo. Ben sapendo che è una cosa molto più difficile da fare che migliorare dall’interno (una squadra, ndr)”.

Tra i cambiamenti possibili non ci sarà – e questo è un dato di fatto – un cambio in panchina. La posizione di coach Brad Stevens è saldissima, Stevens gode della massima fiducia di Ainge e due finali di conference in tre anni testimoniano la qualità dell’ex allenatore di Butler University.

Non è colpa di Brad, lui ha sempre un grande rispetto di ogni avversario ed è persona umile. La responsabilità è al 100% mia, e dei giocatori che abbiamo scelto per questa squadra, uno per uno. Stevens è la persona più umile e lavoratrice dell’intera organizzazione“.

Celtics, Danny Ainge: “TPE utile, ma non c’è fretta”

La responsabilità maggiore di Danny Ainge è certamente il mercato. A novembre era intervenuto aggiungendo il centro (Tristan Thompson) che mancava in squadra, soprattutto visto l’amore tecnico-tattico mai sbocciato tra coach Stevens e Enes Kanter, che oggi gioca titolare a Portland, e liberando Gordon Hayward in cambio di una preziosa e senza precedenti trade exception da oltre 28 milioni di dollari.

Usare una trade exception non è però operazione semplice, per via delle tante regole e limitazioni al suo uso. Oggi, dei 28.5 milioni totali i Celtics possono adoperarne “solo” 19, ovvero quanto il margine prima di entrare in situazione di hard cap permetta. “Non c’è alcuna fretta di usarla oggi, ogni anno cerco il modo giusto per migliorare la squadra, ma il solo usare la trade exception tanto per usarla non servirà. Non basterà da sola a savare la situazione. Se potrà aiutarci? Sicuramente, altrimenti non ce la saremmo assicurata

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