Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles LakersDarvin Ham: “I Lakers dovevano tenere me, basta guardare ai fatti”

Darvin Ham: “I Lakers dovevano tenere me, basta guardare ai fatti”

di Michele Gibin
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La NBA Cup passerà a suo modo alla storia anche perché le prime due edizioni le hanno vinte due protagonisti, Taurean Prince e Darvin Ham, con due squadre diverse.

Prince e Ham erano rispettivamente titolare e head coach dei Los Angeles Lakers campioni nel 2023, e titolare e assistente con i Milwaukee Bucks nel 2024. Una doppietta che soprattutto per coach Ham, oggi primo assistente di Doc Rivers, sa di rivincita verso chi non lo ha confermato in panchina nonostante i buoni risultati in due anni in gialloviola.

Senza cambiare di fatto una virgola a roster, i Lakers aveva deciso al termine della scorsa stagione di cambiare allenatore e puntare poi su JJ Redick. Darvin Ham in due stagioni aveva vinto 43 e 47 partite, raggiunto una finale di conference (nel 2022) e vinto la NBA Cup un anno fa. Non è servito, e dopo l’esonero è arrivata la chiamata di Rivers per tornare ai Bucks dove da assistant coach di Mike Budenholzer aveva vinto il titolo NBA nel 2021.

Certo che fare bene come ho fatto io (ai Lakers, ndr), chiunque altro in questo momento starebbe parlando di un’estensione di contratto… e non parlo di sensazioni ma di fatti. I Lakers sono passati dal non fare i playoffs alla finale di conference, con me, e hanno vinto la NBA Cup, l’hanno spuntata due volte ai play-in. Poi si parla sempre del fatto che abbiamo perso contro Denver ma mai di come ci siamo arrivati, ovvero battendo una squadra giovane come Memphis e i Golden State Warriors“.

Intervistato da Marc J. Spears per ESPN, Darvin Ham si è detto convinto di avere fatto abbastanza per meritarsi la riconferma” ai Lakers, e che fare di più sarebbe stata una prospettiva “irrealistica (…) arrivando da una stagione con 49 sconfitte e 33 vittorie e un roster sbilanciato, per poi cambiare tutto e arrivare in finale di conference. In un anno abbiamo vinto 10 partite in più, diversi giocatori si sono guadagnati un nuovo contratto con me, abbiamo creato un nucleo stabile“. E ancora, “mi raccontavano come uno che cambiava quintetti a casaccio, in realtà con tutti gli infortuni che avevamo, e dovevamo gestire la superstar più anziana della NBA (LeBron James, ndr) e il fisico di Anthony Davis. E sentire che non sapevo che cosa facevo e non conoscevo il mestiere, ecco quello è stato duro, una delusione“.

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