Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsCleveland CavaliersDonovan Mitchell: “La sera della sospensione della NBA nel 2020 ci ubriacammo”

Donovan Mitchell: “La sera della sospensione della NBA nel 2020 ci ubriacammo”

di Michele Gibin
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L’11 marzo 2020 anche la NBA dovette fare i conti con la pandemia da Covid che da febbraio era arrivata anche in Europa e America, e con il primo caso ufficiale di positività al virus di Rudy Gobert allora agli Utah Jazz.

La NBA sospese la sua stagione dopo la notizia del test positivo al coronavirus di Gobert, pochi minuti prima della palla a due tra Jazz e Oklahoma City Thunder. La partita fu ovviamente annullata, l’arena evacuata in modo ordinato, e i giocatori furono costretti a passare isolati ore negli spogliatoi, in attesa di fare il tampone.

Donovan Mitchell, allora star di Utah, ha raccontato ospite del podcast di JJ Redick The Old Man and the Three, di quelle ore interminabili di attesa, e di cosa i giocatori scelsero di fare per ammazzare il tempo. “Ci ubriacammo. Davvero“.

Il motivo? Fu Chris Paul, allora a OKC, a mandare negli spogliatori avversari “15 bottiglie di vino” per passare il tempo prima che qualcuno venisse a “liberarli” e riportarli in hotel. Mitchell ha poi raccontato quella serata così concitata e unica: “Ricordo che la nostra unica preoccupazione era per Tony Bradley (allora riserva di Gobert, ndr) che non aveva giocato molto fin lì. Prima della partita c’erano tutte queste persone in giacca e cravatta che correvano, andavano su e giù… pensavo ci fosse un qualche tipo di allarme, che ci fosse qualcuno armato nell’arena“.

Si trattava invece di funzionari della lega e delle squadre, intenti a decidere in pochi minuti assieme agli arbitri che cosa fare, senza precedenti cui rifarsi. Donovan Mitchell ha poi raccontato che dopo ore dalla sospensione della partita della stagione NBA, lui e i suoi compagni furono scortati in hotel e accompagnati da sanitari vestiti con le tute anti-contagio che sarebbero diventate da lì a poche settimane purtroppo una visione comune. “Allora sembrava un film, ho ancora le foto sul telefono di quella serata, prima o poi le farò sviluppare e le appenderò in casa, e le farò vedere ai miei figli in futuro. Ecco, quello è stato uno dei momenti più importanti della storia dello sport americano, e del nostro paese“.

Donovan Mitchell sarebbe risultato pochi giorni dopo positivo al test per il coronavirus, Rudy Gobert sarebbe stato messo alla gogna mediatica per un suo gesto, all’epoca stupido, con cui appena due giorni prima aveva provocatoriamente toccato con le mani tutti i microfoni della sala stampa dopo una conferenza stampa. Un modo allora superficiale di ironizzare sulla situazione.

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