NBA TV ha trasmesso domenica la prima parte del documentario Ready or Not: The 96 NBA Draft, un approfondimento dietro le quinte di quello che è considerato il draft NBA più talentuoso e ricco di campioni di sempre.
Kobe Bryant, Allen Iverson, Stephon Marbury, Ray Allen, Antoine Walker e ancora Steve Nash, Peja Stojakovic, Shareef Abdur-Rahim, Jermaine O’Neal, Zydrunas Ilgauskas che sarebbero diventati futuri All-Star, hall of famer e campioni NBA, e giocatori come Marcus Camby, Derek Fisher, Kerry Kittles, Erick Dampier e Malik Rose che avrebbero giocato e vinto per tanti anni nella NBA, furono i giocatori scelti in quella mitica classe del draft.
NBA TV ha raccolto le testimonianze di tanti dei protagonisti della notte del 26 giugno 1996, le loro sensazioni prima del draft e le emozioni, paure e dubbi nel vedere realizzato il proprio sogno di giocare nella NBA.
Tra le testimonianze più importanti e interessanti, i tanti ricordi dedicati a Kobe Bryant che quella sera, da acerbo quanto talentuosissimo high schooler di 17 anni, fu al centro di un piccolo “giallo” orchestrato da Jerry West (Gm dei Los Angeles Lakers) e dall’agente di Kobe Arn Tellem. Poi quella di Allen Iverson che racconta la sua prima sfida da rookie a Michael Jordan, quella del famosissimo crossover contro MJ.
O come quelle di Ray Allen e Stephon Marbury, scelti uno dopo l’altro e subito scambiati, e quella di Antoine Walker che da chicagoano DOC si ritrova davanti il suo idolo Michael Jordan.
Draft NBA 1996, il racconto di Ray Allen
Da star NCAA con Connecticut per tre anni, Ray Allen fu scelto al draft NBA 1996 dai Minnesota Timberwolves con la quinta chiamata assoluta, e ceduto pochi minuti dopo ai Milwaukee Bucks in cambio di un’altra prima scelta, Stephon Marbury da Georgia Tech che era stato scelto con la quarta chiamata assoluta dai Bucks.
Allen ha raccontato la sensazione particolare provata una volta saputo della trade: “Mi sono sentito davvero a terra, come se non avessi un posto dove andare. Come se nessuno mi volesse davvero, non sapevo perché stavo andando a Minnesota. Poi scopro che sarei andato a Milwaukee… era come se nessuno mi volesse. Ricordo che non fu come me l’ero immaginato e come speravo“.
Ai Twolves Ray Allen avrebbe fatto coppia con Kevin Garnett, con cui avrebbe poi vinto un titolo NBA 12 anni più tardi a Boston. Per 7 anni Allen costruì a Milwaukee un big three con Sam Cassell e Glenn Robinson, senza però mai arrivare alla finale NBA.
Allen Iverson: “Ricordo la prima contro MJ”
La sequenza è uno degli highlights più famosi della storia NBA: il rookie Allen Iverson dei Philadelphia 76ers, prima scelta assoluta nel 1996, attacca uno vs uno contro Michael Jordan, lo sbilancia in palleggio e quasi lo fa cadere a terra, poi segna il tiro in sospensione da 5 metri. Una delle tante “vittime” del crossover di Iverson, che sarebbero arrivate negli anni a venire.
A NBA TV The Answer ha raccontato il suo primo incontro sul campo con MJ: “Lo ricordo come fosse ieri. Michael scintillava letteralmente, era diverso da tutti gli altri in campo, io guardavo le sue Air Jordan… poi dopo la palla a due tutto svanì. Io scherzavo sempre con i miei amici, con i miei compagni che se ci fossimo trovati uno contro uno avrei provato a farlo sedere. Poi l’opportunità arrivò, uscii da un blocco e sentii Phil Jackson: ‘Michael, prendilo tu…’. Il resto è storia. Capii quanto quella giocata aveva colpito solo più tardi, quando al ristorante vidi ESPN e tutti gli highlights. Se ne parla ancora oggi“.
I “ragazzi del ’96” su Kobe Bryant: “Il migliore assieme a Jordan”
Kobe Bryant fu al draft del 1996 il primo dei due high schooler scelto (Jermaine O’Neal il secondo), e in un ipotetico re-draft la prima scelta assoluta di quella sera del ’96.
Per i suoi colleghi di draft Kobe, scomparso il 26 gennaio 2020 in un incidente aereo a Los Angeles assieme alla figlia 13enne Gianna Maria e a altre 7 persone, si posiziona accanto a Michael Jordan nel “monte Rushmore” dei più grandi giocatori NBA di sempre.
“Kobe giocava solo per vincere e ha dimostrato di saper condurre una squadra al titolo“, così Derek Fisher, che con Kobe avrebbe giocato per 12 stagioni e con 5 titoli NBA ai Lakers.
“Non si può parlare dei più grandi di sempre e non metterci Kobe Bryant“, dice Allen Iverson “Lui è sul Monte Rushmore dei giocatori NBA. Voleva essere grande, leggendario, voleva essere ricordato“.
“Per lui ogni giorno c’era qualcosa da vincere“, spiega coach Larry Brown “Lui e Jordan avevano questo in comune, una voglia di vincere unica. Ogni allenamento, ogni partita, tutto era competizione“.

