Per Draymond Green, autoproclamatosi alfiere dei new media, il giornalismo si fa basato su “what I heard” che è l’equivalente de “me l’ha detto mio cuggino” quando si tratta di citare delle fonti, e soprattutto di non verificarle.
Nell’ultima puntata del suo irritante podcast, che da qualche tempo si avvale della collaborazione di un altrimenti dimenticato Baron Davis, Green ha insinuato che Karl-Anthony Towns, centro dei New York Knicks non avesse giocato nell’ultima partita casalinga contro i Golden State Warriors “per non dover giocare contro Jimmy Butler“, sua “nemesi” dai tempi in cui i due furono compagni di squadra ai Minnesota Timberwolves.
Towns non ha giocato contro Golden State per ragioni personali, ed è tornato in campo per la partita poi persa ai tempi supplementari contro i Los Angeles Lakers giovedì notte a LA. Abbastanza perché Draymond Green insinuasse che KAT avesse deciso di non giocare “per paura” di affrontare Butler. Lo stesso Butler a cui Towns aveva peraltro segnato 44 punti in testa in una sfida precedente in questa stagione quando Jimmy giocava ancora – oddio, giocava – con i Miami Heat.
La realtà è che Karl-Anthony Towns ha saltato la partita contro i Golden State Warriors per presenziare ai funerali di un’amica di famiglia, come ha spiegato lo stesso giocatore: “Era un momento in cui dovevo essere presente per la mia famiglia e per i ragazzi, che hanno perso una persona molto speciale per loro“. La compagna di Towns ha poi spiegato sui suoi social “che una persona molto cara” alla loro famiglia “ha perso la sua battaglia contro un cancro al seno“.
Una figura di niente colossale per Draymond Green, non la prima, che dal suo podcast è uso sparare sentenze lapidarie senza mai verifica alcuna. L’abc del giornalismo, mondo di cui col suo contenuto Green di fatto fa parte pur privo delle necessarie competenze.
“Mi dispiace per lui ovviamente” si è giustificato il gaffeur “Io ho commentato basandomi su ciò che avevo sentito“. Appunto.

