Joel Embiid, bontà sua, non ha gradito per nulla che alcuni dettagli della riunione a porte chiuse tra giocatori tenuta lunedì siano trapelati e “spifferati” alla stampa. Dopo le notizie che riportavano della cazziata di Tyrese Maxey al suo compagno di squadra, per il suo atteggiamento svogliato, i diretti interessati non hanno potuto fare a meno che ammettere e provare a minimizzare.
E se Maxey si è assunto la responsabiltà del suo intervento, anche diretto verso Embiid, Joel ha preferito prendersela con lo spione che avrebbe raccontato tutto ai giornalisti.” Chiunque vi abbia detto quelle cose è un pezzo di mer*a” senza mezzi termini, “abbiamo parlato di tante cose e non scenderò in dettagli. Ma tutta la faccenda con Maxey sarà durata si e no 30 secondi ma siccome si tratta di Joel Embiid tutto viene ingigantito. Ma va bene così, lo accetto, io sono la causa di tutti i problemi ed è tutta colpa mia per tutto“.
“Per quanto mi riguarda, a me piace quando le persone mi rimproverano di non fare abbastanza bene e che posso fare meglio. E per la faccenda dell’arrivare in ritardo, sarà successa un paio di volte quando ero pure infortunato o non stavo giocando. Ciò detto, devo fare meglio, devo essere perfetto. Lo farò perché ho sempre fatto così“.
Embiid ha dato sul campo una prima risposta, segnando 35 punti con 11 rimbalzi contro i Memphis Grizzlies in un’altra partita persa, la dodicesima in stagione su 14 giocate. Fuori dal parquet però la sua frustrazione è evidente: “Dà fastidio dover sempre avere a che fare con le stesse menate, anno dopo anno. Per tutta la mia carriera è stato sempre così, io cerco solo di concentrarmi sul basket e sull’offrire alla mia famiglia una vita al meglio. Ma è incredibile come la negatività ci insegua, non lo capisco“.

