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George Karl, ex allenatore NBA, lancia il suo podcast, “Sono in buona salute e voglio cibarmi di basket”

di Gabriele Melina

La sospensione del campionato d’annata 2019\20, ed, in generale, il periodo di quarantena che ha coinvolto la popolazione a livello globale, ha concesso ad ognuno di noi la possibilità di fermarci per un attimo e di riorganizzare la nostra vita, definendo una volta per tutte quali sono i nostri obiettivi, da quali persone vogliamo essere circondati, e con quale spirito vogliamo affrontare gli ostacoli che ci attenderanno in futuro.

Dai giocatori agli allenatori, dalla base del front office fino alla vetta del reparto amministrativo, dai tifosi sfegatati fino a quelli occasionali, a ciascuno è stata data l’occasione di comprendere effettivamente quanto la pallacanestro sia importante all’interno delle nostre vite. Per gli atleti che, nel corso della stagione, hanno combattuto al massimo delle loro forze, l’isolamento ha rappresentato l’occasione di ricongiungimento con le proprie famiglie e con i propri cari. Al contrario, le varie franchigie hanno colto l’opportunità per organizzare riunioni a cadenza settimanale con il resto dei membri operativi, così da poter gestire al meglio il personale in questi momenti di difficoltà. Infine, a noi spettatori è toccato il compito di attendere pazientemente notizie positive, che, ad oggi, iniziano ad arrivare pur sempre in minime quantità.

Colui che ha fatto della quarantena un periodo di purificazione della propria anima, è stato George Karl, ex allenatore NBA con alle spalle circa trent’anni di carriera in tale ruolo. Il sessantanovenne ha dichiarato di essersi dedicato al golf, alle pedalate in bici, ed allo Yoga, attività che gli hanno consentito di raggiungere un benessere generale a livello psicofisico.

Mi sto dedicando all’attività fisica, sto mangiando nel modo corretto, voglio seguire uno stile di vita senza stress. Ogni tanto, sento dei dolori, e penso subito ad un’altra forma di cancro. Nonostante ciò, la mia salute non ha mai raggiunto questo livello negli ultimi vent’anni, cerco di non soffermarmi a lungo con il mio pensiero su questi avvenimenti negativi“, ha riportato coach Karl.

Il nativo del Pennsylvania ha dovuto combattere contro tre forme di cancro, il primo alla prostata nel 2005, il secondo al collo nel 2010, e per ultimo un melanoma uveale pochi anni dopo. La passione per il gioco del basket rimane, comunque, una delle tematiche principali all’interno dello stile di vita dell’ex capo allenatore dei Denver Nuggets:”La mia passione per il gioco è più viva che mai. Se si dovesse presentare l’occasione giusta, potrei ritornare ad allenare, magari come vice, ma questo solo dopo che mia figlia frequenterà il college. Intanto, mi sto cibando di pallacanestro attraverso mio figlio Coby, il quale ricopre il ruolo di capo allenatore dei South Bay Lakers(squadra di G League affiliata agli omonimi losangelini, ndr)“.

Per di più, Karl ha dato vita ad un podcast, dove racconta nel dettaglio tutte le faccende che ha vissuto con questo sport in prima persona. Gli argomenti trattati sono svariati: si parte da quella volta in cui lo stesso Karl decise di non congratularsi con Michael Jordan durante le finali del 1996, per poi trattare la scomparsa di due grandi menti del gioco, Jerry Sloan come allenatore, e Kobe Bryant come giocatore.

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