L’esperienza, oltre alla presenza di campioni come Stephen Curry e Jimmy Butler, era la vera carta in più dei Golden State Warriors arrivando a gara 7 della serie contro gli Houston Rockets, e questa è risultata decisiva nella vittoria in trasferta per 103-89 con cui i Dubs accedono al secondo turno dei playoffs.
Come due anni fa contro Sacramento, il peso delle innumerevoli partite dentro o fuori disputate dagli Warriors è enorme e si sente tutto, Golden State conduce per tutta la partita a Houston in una gara 7 come da previsioni a punteggio basso, tocca il +20 nel quarto periodo quando la resistenza, strenua, dei Rockets si spezza e si guadagnano l’ennesima semifinale di conference, in cui affronteranno i Minnesota Timberwolves e un’altra sfida in cui – in teoria – partiranno da sfavoriti.
Stephen Curry ci mette un tempo a evadere dalla gabbia difensiva che Ime Udoka gli ripropone contro, come accaduto nelle partite precedenti. Ma nella seconda frazione esplode con 22 punti che in una gara così a punteggio basso pesano tantissimo. Così come pesa il jolly che Buddy Hield pesca dal mazzo, il bahamense, che veniva da due partite incolori in gara 5 e 6, segna 33 punti con 12 su 15 dal campo e 9 su 11 da tre, quasi tutti nel primo tempo. Jimmy Butler ci aggiunge 20 punti e Draymond Green, attivo a canestro soprattutto nel primo quarto, chiude con 16 punti.
Non c’è bisogno d’altro per i Dubs, che imbrigliano in una difesa a zona 3-2 il già di per sé imbrigliato attacco dei Rockets. Houston segna appena 39 punti nel primo tempo, con la zona Fred VanVleet non riesce mai a liberarsi per un buon tiro e Alperen Sengun sbatte contro la difesa perfetta di Draymond Green, che lo fa pensare e gli toglie riferimenti e tempi. I Rockets restano nella partita grazie alla loro difesa che costringe Golden State a 19 punti nel terzo quarto, e con le giocate di Amen Thompson che chiuderà con 24 punti e 9 rimbalzi. Questa volta il quintetto enorme di Houston con Sengun e Steven Adams non funziona non foss’altro perché l’attacco dei Rockets è ancor meno produttivo del solito, Dillon Brooks non si vede mai e Jalen Green sembra un pulcino bagnato in gara 7, la sua prima in carriera. Segnerà appena 8 punti timidi, con soli 8 tiri.
I Rockets, nonostante tutto, tornano a -3 con una tripla di Jabari Smith Jr (colpevolmente lasciato in panchina troppo da Udoka, soli 12 minuti) nel terzo quarto, a cui risponde subito Butler. E’ il massimo sforzo per i padroni di casa che da quel momento cedono a pressione e fatica, e Curry intuisce il momento. Steph segna 8 punti, Hield e Butler colpiscono ancora da tre e gli Warriors scappano via, verso il secondo turno.
Alperen Sengun chiude con 21 punti e 14 rimbalzi, con 9 su 23 dal campo una gara 7 coraggiosa ma non priva di errori, Fred VanVleet segna 17 punti. Houston non fa meglio di 6 su 18 da tre punti e non capitalizza il vantaggio a rimbalzo d’attacco.
Per i Rockets è un’eliminazione che fa male, giocare una gara 7 in casa è di solito un enorme vantaggio ma contro di loro c’erano dei veterani che le hanno viste tutte. Il merito per Houston è quello d’aver rimontato da uno svantaggio di 1-3 nella serie, ma i Rockets hanno sfruttato solo a tratti lo strapotere fisico e atletico su Golden State. VanVleet ha giocato un inizio di serie pessimo e Jalen Green ha costeggiato le partite, con l’eccezione di una gara 2 da 38 punti, di qualità e in crescendo invece la serie di Amen Thompson che ha dimostrato di poter essere la vera co-star di Sengun in questo roster.
I Golden State Warriors hanno 7 vite come i gatti, anche quando sembrano arrivati al lumicino. Contro i Minnesota Timberwolves sarà un’altra sfida complessa contro una squadra fisica e profonda e che avrà il vantaggio del fattore campo, e decisamente più esperienza di post-season rispetto agli imberbi Houston Rockets appena battuti.

