Anche i migliori sindacalisti sbagliano, e questa volta è toccato a Jaylen Brown dei Boston Celtics, che nel salutare il ritorno in campo dopo la sospensione disciplinare di Kyrie Irving, è incappato in un errore di valutazione.
Brown ha ritwittato sul sul profilo Twitter la foto della coda fuori dal Barclays Center, rilanciata dal portale NBACentral, e che mostrava una fila di persone con indosso una maglietta viola in attesa di entrare nell’arena. La star dei Celtics e vicepresidente del sindacato dei giocatori NBPA ha commentato il post con una sola parola, “energy“, per sottolineare l’apparente supporto dei tifosi dei Nets a Irving.
Solo che il gruppo rappresentato nella foto era un capannello organizzato di esponenti del movimento dei Black Hebrew Israelites, movimento che sostiene le tesi pseudo-storiche e antisemite propugnate nel libercolo e annesso documentario promosso ormai tre settimane fa da Kyrie Irving, e pietra dello scandalo che aveva portato alla sospensione per il giocatore.
Dopo aver compreso l’equivoco, Brown ha fatto precipitosa marcia indietro spiegando in un secondo post “di non aver compreso” l’identità del gruppo rappresentato in foto, e di averli confusi con dei membri della storica confraternita afroamericana Omega Psi Phi, che a dire del giocatore “indossano una maglia simile” a quella dei Black Hebrew Israelites.
Somiglianza dovuta per lo più allo stesso colore, il viola, e che Jaylen Brown ha sottolineato postando alcune foto d’archivio della confraternita.
“Non mi ero reso conto di chi fossero quelle persone fuori da Barclays Center“, ha scritto Brown in un tweet “stavo solo celebrando l’unione del nostro popolo nel salutare il ritorno in campo di Kyrie Irving, a una prima occhiata mi era parso che fossero della confraternita Omega Psi Phi“.
Kyrie Irving ora vuole fare causa ai Nets: “Ci stiamo pensando”
Sia prima che dopo la partita vinta con i Memphis Grizzlies, Irving si è prodotto in un lungo panegirico in cui dichiarava di aver compreso la lezione e le conseguenze delle sue azioni e dell’insensibilità mostrata nel dare spazio a un’opera dai contenuti ingiustificabili, e si è scusato con la comunità ebraica. Kyrie ha preso le distanze da qualsiasi forma d’odio e intolleranza e parlato di “percorso di crescita” personale nelle ultime settimane, e ha ovviamente escluso di nutrire alcun sentimento antisemita.
Scuse profonde, quasi un’abiura, che non è però bastata a evitare di farsi arruolare obtorto collo tra i Black Hebrew Israelites, almeno nella visione del movimento. Alcuni membri del movimento, e di altri gruppi contigui come gli “Israel United in Christ” hanno organizzato fuori dal Barclays Center un picchetto, e distribuito volantini sulla presunta “verità sull’antisemitismo e sullo schiavismo“.
Dopo la partita, Kyrie Irving non ha voluto commentare cotanto supporto ricevuto, rimandando la questione “a un altro giorno, ora voglio solo concentrarmi sul gioco“. Ma ha aggiunto di non escludere il ricorso a un’azione legale assieme al sindacato NBPA contro la sospensione e il percorso di reintegro impostigli dai Brooklyn Nets: “Lascerò la cosa ai miei legali e ai guerrieri che ho accanto a me. Persone forti, donne e uomini, che faranno di tutto per assicurarsi che io sia protetto, che la mia famiglia sia protetta, e che siamo protetti l’un l’altro. Sono sicuro che in futuro qualcosa faremo, ma non ne parleremo ora“.

