Come tutta la truppa Miami Heat, anche il capitano Jimmy Butler nulla ha potuto in gara 6 contro la forza dei Los Angeles Lakers, partiti in gara 6 con l’intenzione di tornare finalmente a casa con il titolo NBA 2020 in mano.
Gli uomini di coach Erik Spoelstra non hanno saputo questa volta resistere alla mareggiata gialloviola: LeBron James, un ineffabile Rajon Rondo in uscita dalla panchina, la difesa da squadra difensiva numero 1 della lega guidata da colui che – a conti fatti – è stato il miglior difensore della stagione NBA, Anthony Davis.
Gli Heat hanno chiuso la loro grande stagione con una prova davvero sottotono, l’unica “consolazione” è che i Los Angeles Lakers ne sono stati per la maggior parte i veri responsabili. Jimmy Butler non esita nel post gara ad assumersi le colpe della sconfitta: “Avevo detto a coach Spoelstra e a Pat Riley che gli avrei portato il titolo, così non è stato, non ho rispettato l’accordo. Per cui significa che dovrò farlo l’anno prossimo. Io sono qui per vincere un titolo e non ho fatto il mio lavoro, ora devo far rispettare la mia parte di accordo“.
Un Butler fin troppo severe con sé stesso, nonostante la brutta gara 6 giocata. 12 punti, 7 rimbalzi e 8 assist a fine gara, ma una prova incolore al pari di quella dei suoi compagni, gli Heat hanno retto veramente solo per metà del primo quarto e neppure il rientro di Goran Dragic è riuscito a riaccendere la luce in attacco (28-20 nei primi 12 minuti, 36-16 Lakers il parziale del secondo quarto quando LeBron e compagni se ne vanno definitivamente).
Delle finals di Butler resteranno le due triple doppie di gara 3 e gara 5, l’immagine iconica di gara 5 con l’ex Bulls e Sixers esausto e appoggiato ai tabelloni pubblicitari a bordo campo, e la consapevolezza di essere un giocatore vincente in un contesto finalmente all’altezza del suo ardore agonistico smisurato, in passato a volte così difficile da gestire.
“Jimmy è una vera superstar se valutiamo la sua competitività“, spiega coach Erik Spoelstra “Valutare Butler secondo i canoni che usiamo oggi significa non aver capito nulla di lui. Lui è un vincente, un leader, un lottatore, un mentore per i giovani ed un motivatore“.
La stagione 2019\20 dei Miami Heat si aprì 13 mesi fa con gli allenamenti organizzati alle 3 del mattino… perché si, non esiste un’ora giusta per allenarsi, e si è chiusa con un viaggio alle finali NBA forse al di là delle reali previsioni del progetto Heat, almeno in questa fase. I Bam Adebayo, Tyler Herro, Duncan Robinson e Kendrick Nunn che iniziarono a settembre 2019 non sono gli stessi giocatori che hanno terminato gara 6 domenica, il gruppo è costruito oggi a immagine e somiglianza del suo leader: “Questa è casa mia, sono felice qui. Mi sarebbe piaciuto vincere per la città, per i miei compagni, per la franchigia, ma sono felice che abbiamo reso possibile il fatto di essere qui (…) credo comunque che stiamo andando nella direzione giusta, questa sconfitta ci servirà per imparare: torneremo qui, vogliamo farlo, vogliamo già tornare in palestra e lavorare per vincere, perché è quello che si fa ai Miami Heat“.
“Non ci fermeremo, perché Miami e Butler sono fatti della stessa pasta“, così Spoelsta “Sapremo superare anche quest’ultima delusione, non stanotte, ma siamo una squadra di fratelli che hanno gli stessi obiettivi e credono negli stessi valori. la sfida è cercare e trovare gli allineamenti giusti“.
Congrats, @Lakers! Well deserved. Amazing #NBAFinals series. pic.twitter.com/8jpXqmt63R
— Miami HEAT (@MiamiHEAT) October 12, 2020

