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JJ Redick: “Giocheremo ma smettiamo di dire che avremo ogni comfort”

di Francesco Catalano

Le perplessità riguardo la ripartenza della stagione NBA 2019/20 e la bolla di Orlando stanno aumentando considerevolmente nelle ultime ore e, al coro di giocatori che borbottano, si aggiunge anche quella del veterano dei New Orleans Pelicans, JJ Redick.

Salvo eventi straordinari, la NBA dovrebbe comunque oramai procedere con il piano Silver come da programma. Anche se i numeri esorbitanti di contagi che stanno prendendo piede negli Stati Uniti negli ultimi giorni provocano più di qualche dubbio. In particolar modo in Florida la cifra di coloro che hanno contratto il virus da sars-cov2 ha raggiunto picchi considerevoli.

Anche nell’ambiente NBA non sono mancati i casi positivi. Le franchigie si stanno preparando per la partenza verso la bolla di Orlando, per cui i giocatori sono stati sottoposti al tampone.

I test sono iniziati il 22 giugno e hanno visto sottoporsi ad esso tutto lo staff al completo delle varie squadre. Il numero totale di contagiati nel mondo NBA è ora di 26 persone, dopo l’ultimo caso che è venuto a galla in casa Miami Heat. Nuggets, Clippers e Nets si sono visti costretti a chiudere le loro facility d’allenamento per l’elevato numero di positivi presenti nei rispettivi staff.

Sui nomi dei positivi c’è stato molto riserbo da parte della lega. Non hanno comunicato se si trattasse di giocatori o di altri membri della squadra. Quello che fa preoccupare un po’ tutti, in ogni caso, è la possibilità che nasca un piccolo focolaio proprio all’interno della bolla.

I dubbi sono elevati anche perché nel frattempo il parco divertimenti di Disney World potrà riaprire e perché con le dovute giustificazioni alcune persone potranno uscire e rientrare nella bolla. Come Gordon Hayward che uscirà per qualche giorno per assistere alla nascita del figlio, per poi rientrare nel caso in cui la sua squadra non abbia già fatto le valigie.

Come si è capito, i rischi non sono pochi e i margini di errore sono molto ristretti. Per questo anche JJ Redick ha manifestato la sua preoccupazione.Dire che avremo ogni tipo di confort è una bugia. Non saremo con le nostre famiglie, non saremo a casa. Saremo isolati in una bolla nel mezzo di un focolaio mentre ci sono delle proteste sociali che proseguono in tutto il Paese. Mentre siamo lì, tutto là fuori va avanti”.

Nonostante tutte queste difficoltà e dubbi, l’ex Sixers crede comunque che bisogni giocare. “Credo che la cosa giusta sia giocare. Ma smettiamo di dire che avremo tutte le comodità. Giocheremo e faremo del nostro meglio, ma bisogna riconoscere che ora ci sono molte altre cose più importanti”.

L’impressione che scendere in campo sia un po’ una forzatura con tutto quello che sta accadendo non è solo di Redick. E tutte le notizie legati ai contagi degli ultimi giorni stanno facendo aumentare considerevolmente le incognite negli ambienti NBA. Per il momento però la parola d’ordine rimane “giocare”.

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