Per Joe Ingles, ala degli Utah Jazz, i momenti successivi alla cancellazione della partita contro gli Oklahoma City Thunder dell’11 marzo, sono stati tra i più difficili come giocatore, e come marito e padre di famiglia.
Un suo compagno, Rudy Gobert, era risultato positivo al test per il nuovo coronavirus Sars-CoV2, il primo giocatore NBA a cui sarebbe poi seguito dopo i test effettuati sull’intera squadra e lo staff al seguito, Donovan Mitchell. Dopo essere stati allontanati dagli arbitri dal terreno di gioco e ricondotti negli spogliatoi, i giocatori di Jazz e Thunder sono rimasti lì confinati per alcune ore per ragioni di sicurezza, attendendo l’ufficialità della sospensione della stagione NBA, e l’equipe sanitaria che avrebbe svolto i tamponi.
“Sono solo 10 secondi, ma è una sensazione orribile“, racconta Joe Ingles a The Athletic “Hai questo tampone che va su per il naso, ti sembra quasi che ti esca dagli occhi e cominci a lacrimare, e poi lo stesso per la gola“. L’australiano confessa poi di avere avuto quella sera un motivo extra, e molto serio, di preoccupazione, per la sua famiglia e soprattutto per il figlio Jacob, affetto da autismo e immunodepresso.
Malattia del figlio di Joe e Renae, che hanno altri due figli, che Ingles non ha ovviamente mai nascosto, diventando sin dal 2019 un testimonial per la sensibilizzazione sull’autismo. Preoccupazione e consapevolezza del momento particolarmente delicato nella storia mondiale, che ha messo persino lo sport ed il basket milionario come quello NBA al secondo posto: “Non farei mai nulla che possa esporre a rischi la mia famiglia, soprattutto Jacob. Senza la sicurezza, e se un giorno mi dicessero che l’unico modo per me di proteggerli fosse quello di non giocare più, lo farei: prenderei il primo volo e tornerei in Australia, e sarei felice così. Potrei uscire dal questa palestra così come sono, e andare all’aeroporto, non avrei problemi nel farlo. Per i ragazzi, e per la loro mamma“.
Negli anni, Joe Ingles si è affermato come uno dei giocatori NBA meno convenzionali, per personalità e stile di gioco: l’ala dei Jazz, tra le tante doti tecniche è anche “famigerato” per le sue provocazioni ed il suo “trash talking”, ma in campo è stato nelle ultime stagioni una delle ragioni della crescita degli Utah Jazz di coach Quin Snyder, Rudy Gobert e della giovane star Donovan Mitchell.
Lo scorso ottobre, Joe Ingles ha firmato con i Jazz un’estensione contrattuale per un’altra stagione e circa 14 milioni di dollari, il contratto dell’australiano scadrà dunque nel 2021\22.
