La vicenda del sospetto tampering dei New York Knicks durante le trattative per la firma del free agent Jalen Brunson si arricchisce di un nuovo elemento, come riportato da Marc Stein via Substack.
La firma di Brunson con i Knicks, un contratto quadriennale da 104 milioni di dollari, era già stata denunciata per le modalità dai Dallas Mavericks, che avevano spiegato come la voce non ufficiale dell’avvenuto accordo tra le parti fosse già circolata ancor prima che i Mavs potessero incontrare il giocatore e i suoi agenti per trattare.
Stein riporta che anche la recente assunzione da parte dei New York Knicks di Rick Brunson, ex giocatore NBA e padre di Jalen, come assistente allenatore, possa comportare una violazione delle regole anti-tampering della NBA. Un caso su cui la lega potrebbe “indagare più a fondo” alla ricerca di irregolarità.
I report dei giorni scorsi avevano parlato di Dallas Mavericks “irritati e frustrati” nei confronti dei Knicks. La volontà del giocatore di trasferirsi a New York era del resto chiara, ma le prime confere di affare chiuso tra Brunson e i Knicks erano arrivate ancor prima dell’apertura ufficiale della free agency NBA, alle 18:00 (ora locale) del 30 giugno scorso.
Le indagini (e le sanzioni) per tampering non sono cosa rara nella NBA negli ultimi tempi. Lo scorso anno, Miami Heat e Chicago Bulls erano state sanzionate con la perdita della seconda scelta al draft NBA 2022 per condotta i rregolare nelle sign and trade per Kyle Lowry e Lonzo Ball. Nel 2021 era toccato ai Milwaukee Bucks pagare con una seconda scelta il qui pro quo sulla sign and trade (poi saltata) che avrebbe portato Bogdan Bogdanovic in Wisconsin.
Nelle ultime stagioni sono fioccate anche multe salate, come quelle comminate all’allora presidente dei Lakers Magic Johnson nel 2018 e all’allora allenatore degli LA Clippers Doc Rivers, per commenti su giocatori (Giannis Antetokounmpo e Kawhi Leonard) all’epoca sotto contratto con altre squadre.

