fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles Lakers In uno Staples deserto, Shaq, Jerry West ed i colleghi di una vita ricordano Kobe Bryant

In uno Staples deserto, Shaq, Jerry West ed i colleghi di una vita ricordano Kobe Bryant

di Michele Gibin

Lo Staples Center di Los Angeles avrebbe dovuto ospitare nella notte tra martedì e mercoledì il terzo derby cittadino tra Lakers e Clippers.

La morte di Kobe Bryant in un incidente aereo ha invece fermato il tempo per tutti coloro che lo hanno conosciuto, colleghi, avversari, compagni di squadra, semplici tifosi ed ammiratori della sua personalità forte e senza paura in campo. Le ore successive allo schianto in cui hanno perso la vita 9 persone sono un susseguirsi di omaggi e tributi, senza soluzione di continuità.

Ogni donna e uomo che abbia calcato, quale che fosse la veste, un parquet NBA negli ultimi 25 anni ha la sua storia su Kobe Bryant: una battuta, un’intervista, un aneddoto, un momento particolare. In uno Staples Center deserto, Shaquille O’Neal, Jerry West, Dwyane Wade, Reggie Miller, Charles Barkley, Kenny Smith, Derek Fisher, Rick Fox, Steve Nash ed il cast di “NBA on TNT” hanno tenuto una commemorazione sentita e dolorosa del Black Mamba.

Il mio nome e quello di Kobe saranno sempre legati da quello che abbiamo fatto in campo” O’Neal trattiene le lacrime a stento in alcuni passaggi del suo ricordo “La nostra relazione? Due caratteri forti, come tra me e Charles (Barkley, ndr), due caratteri forti, ma il rispetto non è mai mancato. Quando si è trattato di scendere in campo e vincere, io e lui lui abbiamo fatto“.

Il fatto che non sentirò le sue battute al discorso di accettazione nella Hall of Fame, che non potremo più scherzare sui nostri titoli, che non potremo più fantasticare su quanto avremmo potuto vincere ancora se fossimo rimasti in squadra assieme… cose che non potremo più riavere, come per mia sorella e mio padre, l’unica cosa che vorrei oggi è potergli parlare ancora. Non avrei mai immaginato nulla del genere. Tutti i miei idoli in campo sono ancora qui, sono diventati vecchi… abbiamo perso il miglior giocatore dei Lakers di sempre, forse il migliore di sempre, la gente mi dirà che ci vorrà del tempo per me, ma non sono sicuro che basterà. Lui era il mio fratellino

Le mie condoglianze vanno anche alla famiglia Lakers” Prosegue O’Neal “Oltre che alle famiglie delle vittime, ho parlato con Jeanie (Buss, ndr) e Linda (Rambis, ndr), sono tutti sotto shock, non ci vogliamo credere… quando lessi la notizia, la mia anima praticamente lasciò il mio corpo, ricordo che avrei solo voluto avere la possibilità di dire qualcosa alle persone che ora non ci sono più, per sempre“.

Non ci sarà mai più in campo un duo centro-guardia come noi due. Ricordo che a 17 anni mi disse: voglio diventare il miglior giocatore al mondo, e fuori dal campo voglio essere il nuovo Will Smith., ed io: vai piano… fu divertente. Noi due siamo stati una forza dominante

Jerry West scelse il 17enne Kobe Bryant nel 1996, in veste di general manager dei Los Angeles Lakers. West, Bryant, O’Neal e coach Phil Jackson avrebbero costruito negli anni l’ultima squadra in grado di vincere tre titoli NBA consecutivi: “Persi un fratello in Corea, e questo dolore è l’unica cosa che comparerei in vita mia alla morte di Kobe… il giorno più triste della mia vita. Avevamo una relazione speciale, io e lui, nessuno conosce quante conversazioni intime abbiamo avuto, nemmeno le persone a lui più vicine. Abbiamo sempre parlato, anche quando io andai a Memphis, e anche di recente“.

Non l’ho mai raccontato a nessuno, ma Kobe stava davvero per lasciare i Lakers. Voleva firmare con i Clippers (…) ed io lo dissuasi: gli dissi che non avrebbe mai potuto giocare per un proprietario come Donald Sterling, non puoi andare ai Clippers. Ne parlammo due volte, lui aveva già un impegno informale con i Clippers. Lui era così, voleva sempre parlare, chiedeva di tutto, mi sono sentito come un padre per lui”

Dwyane Wade ricorda la prima volta che affrontò Kobe Bryant, nel 2004: “Ero spaventatissimo. Lui non se lo ricorderebbe, ma per me significava tutto, allora. Sono rimasto in stato di shock per due giorni, solo oggi inizio a realizzare cosa sia successo. Tremo ancora al pensiero“.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi