Il vice presidente esecutivo NBA Joe Dumars ha reso pubblici durante un incontro con i media USA alla vigilia della stagione 2023-24, i risultati di un’indagine che “smonta” la tesi del load management come strumento valido per limitare il rischio di infortuni ai giocatori.
“Si potrebbe supporre che dare ai giocatori un certo quantitativo di riposo, che giustifichi il fatto che i giocatori debbano stare fuori delle partite, sia confermato da alcuni dati” ha detto Dumars “eppure ulteriori ricerche ci hanno confermato che riposi programmati e partite saltate preventivamente non sono in correlazione con una minore incidenza di infortuni, o con maggior accumulo di fatica, e usura fisica (…) ciò che è emerso, ad esempio, è una ridotta efficacia nelle seconde partite di un back to back rispetto alle prime. Ma in termini di infortuni ora sappiamo che non esistono correlazioni particolari“.
Il concetto dietro a questi studi è semplice: per la lega, saltare partite in modo programmato e preventivo non serve, e ha solo l’effetto di togliere al pubblico pagante, alle arene o a casa, occasioni per vedere giocare i migliori giocatori e le migliori squadre al completo.
La NBA si è avvalsa degli studi citati da Dumars per dichiarare la sua guerra al load management e scrivere la sua nuova policy in materia, che entrerà in vigore col nuovo contratto collettivo di lavoro CBA dal 2023-24, la “player participation policy” che assieme al nuovo limite minimo di 65 presenze in stagione per rendersi eleggibili per i premi individuali stagionali, porta un solo messaggio: “andate in campo e giocate“.
“Rimettiamo l’enfasi sul fatto che la NBA ha 82 partite di regular season (…) ovviamente sappiamo che non tutti i giocatori possono giocare tutte le 82 partite. La sfida culturale è fare in modo che i giocatori vogliano giocare tutte e 82 le partite. Il Competition Committee lo ha sottoscritto, il sindacato giocatori lo ha sottoscritto, la stagione dura 82 partite e tutti devono partite con l’idea di giocarle tutte e 82“.
Joe Dumars ha dichiarato che la decisione di intervenire è arrivata dopo aver visto le proporzioni del calo del numero di partite effettivamente giocate dai giocatori in stagione, anno dopo anno. “Siamo arrivati a questo punto perché non ce ne siamo mai occupati davvero, del problema. Non è una cosa che sia successa da un anno all’altro ma è un trend in calo continuo, di partite di regular season e con l’All-Star Game diventato quello che avete visto lo scorso anno. Dovevamo intervenire, fermare il trend e provare a invertirlo. Non è un proposito facile, ma se non lo facciamo non si sarebbe mai fermato da solo“.

