Nel 1992, Magic Johnson scoprì di essere sieropositivo al virus HIV e fu costretto ad annunciare il suo ritiro immediato dalla pallacanestro, scioccando il mondo. Un problema, quello dell’AIDS, che per stessa ammissione di Magic all’epoca sembrava non poter toccare atleti ricchi e famosi come i giocatori NBA, una percezione che l’ex superstar dei Lakers avrebbe in seguito attribuito alla poca o nulla informazione di cui allora i giocatori disponevano.
Ormai 28 anni dopo, Magic traccia un parallelismo tra la situazione del 1992 e quella odierna, con la NBA e lo sport mondiale in pausa a causa di un altro virus, il Sars-CoV2 responsabile della patologia covid-19 che nel mondo ha già causato oltre 120mila decessi ed oltre due milioni di contagi. Restando alla NBA, sono stati almeno 14 i giocatori che in un mese hanno contratto il virus, e che sono oggi fortunatamente guariti. “C’è lo stesso problema di allora“, racconta Magic Johnson a Malika Andrews di ESPN “Abbiamo poche informazioni, e cattiva informazione: cose come ‘non può succedere qui da noi, o nella comunità nera‘”.
E invece, i dati sui contagi negli Stati Uniti, diventati da alcuni giorni il paese più colpito con oltre 600mila casi (su una popolazione di 300 milioni di persone), dicono che il 42% delle vittime da covid-19 negli USA è nera. “Ed è per questo che è fantastico come la NBA abbia deciso di affrontare la questione, La maggior parte degli atleti NBA è afroamericana, così come tanta parte del suo pubblico: è il nostro sport, quello che amiamo. La NBA è sempre stata in prima linea in materia di politiche inclusive e contro la discriminazione, basti pensare al caso Donald Sterling: quando accade qualcosa all’interno della comunità nera, la NBA c’è, Adam Silver è uno dei migliori dirigenti sportivi che abbiamo in America“.
La NBA ha lanciato da settimane l’iniziativa sociale “NBA Together“, una rete di informazione che raccoglie contributi, interviste ed approfondimenti con i protagonisti, gli atleti e le personalità del mondo scientifico e dei media (come la Q&A session tra Steph Curry ed il Dr Anthony Fauci) per fare campagna informativa sul problema coronavirus e raccogliere fondi.
L’AIDS è considerata dall’organizzazione mondiale della sanità “epidemia globale”, sebbene alcuni autori e pubblicazioni importanti di settore la considerino una pandemia. Dalla sua comparsa negli Stati Uniti nei primi anni ’80, il virus HIV si è diffuso in pochi anni in tutti i continenti e nella stragrande maggioranza dei paesi nel mondo.

