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Melo sulla trade dell’amico Chris Paul: “Glielo avevo detto di stare attento”

di Francesco Catalano

Nella notte in cui OKC ha pescato la vittoria a Portland per 108 a 96, si sono ritrovati sul campo due grandi amici come Chris Paul e “Melo” Anthony. I due fanno parte dell’ormai celebre gruppo di amici denominato “Banana boat” che comprende anche LeBron James e Dwayne Wade.

I due, quindi, si sono ritrovati sul campo, dopo che nella scorsa stagione avevano militato nella stessa squadra per un breve arco di tempo. Anthony infatti aveva giocato solo 10 partite agli Houston Rockets prima di essere tagliato ed essere spedito ai Bulls per poi non giocare più nessuna partita. In questo anno di lontananza dal campo, pare che “Melo” stesse prendendo in considerazione l’idea del ritiro. Tuttavia, circa un mese fa è arrivata la chiamata dei Portland Trail Blazers. Anthony è ora stabilmente in quintetto titolare e sta viaggiando con buoni numeri.

Anche CP3, come sappiamo, ha lasciato quest’estate Houston. E’ stato inserito infatti nella trade che ha portato Russell Westbrook in Texas, finendo quindi ad Oklahoma. Pochi giorni fa, ha dichiarato che il GM dei Rockets Daryl Morey non lo aveva avvisato della trattativa. Anzi, pochi giorni prima dell’affare, lo aveva assicurato del fatto che non lo avrebbero scambiato. Paul è rimasto “scioccato” successivamente dalla notizia della trade ed è rimasto perplesso dal modo in cui il front office di Houston si è comportato con lui.

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Ma pare proprio che l’ex compagno e amico Carmelo Anthony lo avesse avvisato.No, non ero sorpreso. Quando mi è accaduto lo stesso a Houston, lui è stato il primo che ho chiamato nella mia stanza. Abbiamo chiarito un po’ di cose e volevo sapere se lui c’entrasse qualcosa. Era la prima cosa che volevo sapere e lui mi ha detto ‘No’. E da quel punto gli ho detto guardandolo negli occhi ‘Guarda, stai attento’. E dannazione la stessa cosa è accaduta anche a lui”.

Poi ha continuato proprio parlando del suo addio poco felice da Houston:Non ho parlato con nessuno della loro dirigenza. Non sono arrabbiato. Neanche un po’. Succede. Speravo di poter avere una spiegazione quando è accaduto. Ma ormai è il passato”.

Ha poi ribadito come ritiene inadatto il metodo per cui in base a 10 partite si  possa giudicare il rendimento di un giocatore. Cosa che, ormai, è sempre più frequente in NBA. In seguito per tornare sulla sua “profezia”, ha raccontato di cos’è accaduto dopo che CP3 è stato scambiato. E di come non gli abbia mai detto che aveva ragione.

“Era a Las Vegas quando è successo, stavamo parlando. Lui era tipo ‘Guarda, lo capisco. E’ incasinato, ma lo capisco’. E io gli ho detto ‘Ci ho messo dei mesi per passarci sopra. Il mio orgoglio era colpito, il mio ego pure. Avevo bisogno di mettermi il passato alle spalle’. Volevo essere certo che stesse bene. Poi mi ha detto che stava bene e questo è quello che è successo”.

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