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Messaggi sulle maglie NBA, Kanter e Dinwiddie si sono già sbizzarriti

di Lorenzo Brancati

Nella giornata di ieri la NBA ha reso noto che sarà stato possibile per i giocatori inserire messaggi sul retro delle proprie maglie, e Enes Kanter e Spencer Dinwiddie non si sono lasciati sfuggire l’occasione per colpire i social media.

La volontà della lega è quella di permettere ai suoi giocatori di supportare, sul campo, il recente vento di proteste per la giustizia sociale. Tutti si aspetterebbero, dunque, frasi di sostegno per l’ormai celebre movimento “Black Lives Matter”. Eppure, i due giocatori rispettivamente dei Boston Celtics e dei Brooklyn Nets hanno già stupito tutti.

Sbalordire e creare scalpore non sono certo novità per Kanter e Dinwiddie, ormai noti ai più per le loro solite, inusuali uscite mediatiche. Chiaramente non potevano essere da meno riguardo questo tema.

Il turco ha condiviso su Twitter una proposta dell’italiano Sebastiano Barban di The-Shot.it, che recita uno slogan contro Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia i cui trascorsi a dir poco burrascosi con la famiglia del giocatore sono ben noti. Il numero 11 dei Celtics ha voluto anche argomentare la sua scelta, al grido di #Kurdishlivesmatter: “Sono cresciuto nella città turca di Van. Avevo molti amici curdi, ed erano le migliori persone che conoscevo. I miei fratelli e le mie sorelle curde sono stati oppressi e colpiti dal governo turco per anni. Dobbiamo proteggerli ad ogni costo.”

Dinwiddie ha invece fatto in modo che la sua proposta rimanesse legata alle questioni degli Stati Uniti, proponendo di scrivere sulla propria maglietta “Trillions”, letteralmente “Trilioni“. Il giocatore dei Nets ha poi spiegato il tutto in una lunga catena di Twitt:

“Al momento ci sono molti problemi. Credo che il fatto che il nostro paese sia in debito di 26 trilioni sia tra i più importanti. Mi sono svegliato alle 4 di mattina leggendo molti commenti che mi vengono contro. Tra chi mi critica per la scelta dell’argomento, chi dice che non mi riguarda personalmente e chi dice che sto sprecando la mia visibilità. A questi ultimi rispondo, perché dobbiamo mettere messaggi su problematiche sociali sulle nostre maglie? Per ispirare il cambiamento no? (…) Potrei semplicemente mandare a quel paese la polizia, ci faremmo tutti una bella risata e continueremmo con le nostre giornate.”

Insomma, parole decise e polemiche quelle di Dinwiddie, non nuovo a temi di ambito economico. Certo è che se anche altri giocatori dovessero prendere così a cuore questioni tanto delicate a livello internazionale, la NBA potrebbe trovarsi a dover gestire diverse magagne. Non resta altro da fare se non aspettare e vedere come gli altri decideranno di utilizzare questa possibilità.

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