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NBA, ecco le regole per i giocatori che entreranno nella bolla in ritardo

di Michele Gibin

Sono al momento 26 i giocatori NBA positivi al coronavirus, e che una volta ottenuto il via libera dai medici potranno raggiungere le rispettive squadre nella bolla di Orlando, in ritardo rispetto alla tabella di marcia.

Le 22 squadre si trasferiranno al Walt Disney World Resort tra il 7 e il 9 luglio e potranno iniziare gli allenamenti di gruppo solo dopo un’altro periodo di 24-48 ore di quarantena ed ulteriori test. Per i giocatori “rimasti indietro” saranno però le squadre a dover provvedere all’ingresso nel rispetto dei protocolli degli atleti, o il giocatore in prima persona.

Potranno raggiungere Orlando via aereo o via auto, se sceglieranno un volo charter o la propria auto una volta dentro la bolla dovranno risultare negativi a due tamponi nasofaringei negativi, tre se sceglieranno un volo di linea commerciale.

Tre i test negativi richiesti per i giocatori che dovessero risultare positivi entro le 48 ore precedenti al trasferimento a Orlando (quindi tra domenica-martedì). Solo in tal caso potranno partire. Nel caos di giocatori che non si sono sottoposti nei giorni scorsi a test “in sede” nei raduni delle squadre (come ad esempio Nikola Jokic dei Denver Nuggets, rimasto in Serbia), il protocollo potrebbe richiedere fino a 6 tamponi negativi prima della partenza per Orlando, procedura che allungherebbe di giorni i tempi.

Tra martedì e giovedì, le 22 squadre entreranno nel campus della NBA a Disney World, e si distribuiranno su 3 hotel e 7 campi di allenamento diversi.

Per i giocatori nella “bolla” sarà facoltativo (ma consigliato) l’uso degli anelli Oura, un dispositivo elettronico portatile che rileva in tempo reale alcuni parametri come temperatura corporea e frequenza cardiaca (le cui variazioni possono essere indice di infezione da coronavirus),  e di uno speciale bracciale che emette un segnale sonoro quando due persone sono troppo vicine secondo le regole del distanziamento sociale (almeno un metro-metro e mezzo di distanza). I dispositivi saranno obbligatori per gli staff delle squadre.

NBA nella “bolla”, ecco cosa accade se un giocatore dovesse uscire e rientrare

Gordon Hayward e probabilmente Mike Conley degli Utah Jazz lasceranno la bolla di Orlando per assistere alla nascita dei figli, previste in agosto e settembre, per poi rientrarvi (sempre che Celtics e jazz siano ancora in gioco per quella data). A cosa andranno incontro?

Se l’assenza si protrarrà per non più di 7 giorni, e se i giocatori accetteranno di sottoporsi ogni giorno al tampone e questo dovesse risultare sempre negativo, una volta rientrati dovranno superare una quarantena di soli 3 giorni. In caso di uscita non considerata inevitabile (non per motivi seri di salute, famigliari etc), il o i giocatori in questione dovranno sottoporsi ad una quarantena di 10 giorni qualora volessero rientrare, uno scenario che la NBA vorrebbe evitare.

Nel caso di Hayward e Conley si prospetta dunque un’assenza di almeno una settimana, i due giocatori potrebbero dover saltare partite importanti di playoffs tra primo e secondo turno.

La NBA ha intanto diramato i calendari delle 33 partite di preseason (22-28 luglio) e della regular season.

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