La NBA “è un modello per le leghe sportive professionistiche maschili in fatto di pratiche di assunzione per genere e colore della pelle“, è questo il risultato di uno studio annuale condotto dal Institute for Diversity and Ethics in Sport per il 2021.
Il centro studi TIDES ha esaminato per l’anno 2021 il grado di inclusività e rappresentanza nella NBA, assegnando dei voti alti – tra A e B – per le assunzioni di squadre e lega di genere e “razza” rispettivamente. Il lungo report cita ad esempio i 12 general manager afroamericani in carica per la stagione 2020\21, sulle 30 squadre totali, rispetto ai 7 della stagione precedente come segnale di incremento e di maggiore attenzione.
Tra gli assistenti allenatori NBA, cita il report, il 52.7% è composto da afroamericani e persone di colore, un incremento rispetto al 50% del 2020. Per quanto riguarda i capo allenatori, con la stagione 2021\22 si toccherà quota 15 head coach neri con le ultime assunzioni di Chauncey Billups (Trail Blazers), Ime Udoka (Celtics), Wes Unseld Jr (Wizards), Jamahl Mosley (Magic) e Willie Green (Pelicans).
Il direttore del Institute for Diversity and Ethics in Sport Richard Lapchick vede in tale incremento un dato significativo: “Di solito, allenatore e GM sono la faccia di una franchigia NBA, a meno che in una squadra non vi sia una superstar” che monopolizzi lo spazio e le attenzioni mediatiche. “Ma se si parla di dirigere una franchigia, queste due sono le posizioni chiave“.
La NBA come lega fa segnare il suo risultato migliore come rappresentanza femminile, il 42% del senior management team è composto da donne, percentuale che si attesta sul 37.9% totale per le squadre nella stessa categoria. Dove la rappresentanza femminile è ancora bassa, riporta lo studio, è nelle categorie dirigenziali e di executive, sia nei settori amministrativi che delle “basketball operations”.

