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La NBA vuole legare MVP e premi individuali alle partite giocate

di Michele Gibin

Col prossimo contratto di lavoro collettivo, i premi individuali come MVP e rookie dell’anno potrebbero essere più vincolati al numero di partite giocate dai giocatori in lizza, rispetto a oggi.

E’ ciò che emerge dai colloqui intrapresi da NBA, sindacato dei giocatori e proprietari per il rinnovo del Collective Bargain Agreement (CBA) che dovrà scattare dal 2024. Obiettivo della lega sarebbe quello di limitare per quanto possibile il temuto “load management” e la pratica dei riposi programmati dei giocatori più importanti e in vista, e uno dei mezzi sarebbe un incentivo a giocare di più per aumentare le chance di vincere i premi individuali in palio ogni stagione.

A oggi non esistono alcuni limiti minimi di partite giocate per essere presi in considerazione per i premi individuali. Si tratta per lo più di una convenzione, un criterio soggettivo come può esserlo quello legato al record della squadra, per chi è incaricato di votare.

E’ possibile però che col prossimo contratto collettivo, possano essere introdotti criteri più oggettivi e soprattutto un limite minimo di “presenze” per essere considerato eleggibile. Qualcosa che in fondo esiste già, i giocatori infatti devono aver disputato un certo numero di partite sul totale per essere considerati nelle classifiche statistiche come punti, assist e rimbalzi di media e percentuale al tiro da tre punti, per fare alcuni esempi.

Quello della durata della stagione sarà uno dei nodi principali da sciogliere in sede di rinnovo del contratto collettivo di lavoro. Chi chiede la riduzione del numero delle partite (ad esempio da 82 a 72) dovrebbe però giocoforza accettare un adeguamento degli stipendi, la NBA dal canto suo vuole evitare che alcune delle partite trasmesse in diretta nazionale e tra le sue squadre di cartello si giochino senza i migliori giocatori in campo, come ad esempio successo solo martedì per la partita tra Bucks e Celtics in cui Boston ha giocato senza Jayson Tatum, Marcus Smart e Jaylen Brown per problemi fisici assortiti e precauzione.

La NBA, la NBPA e i proprietari sono al lavoro attivo per il rinnovo del contratto e per scongiurare un lockout, una serrata come quelle del 1999 e del 2012. Lockout che al momento sembra lontano e poco probabile, le parti hanno già spostato per due volte in avanti la deadline entro la quale in modo unilaterale ognuno dei contraenti può chiamarsi fuori e di fatto fare saltare il tavolo, la prossima data è quella del 31 marzo 2023.

Numero delle partite di stagione regolare, diritti TV con ESPN-Turner (TNT) che potrebbero subire l’assalto di NBC e Apple, e riforme come il torneo di metà stagione fortemente auspicato dal commissioner NBA Adam Silver, sono tra i punti più importanti dei lavori per il rinnovo del CBA.

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