Sono partiti ufficialmente i colloqui per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro CBA tra la NBA e il sindacato dei giocatori (NBPA) rappresentato dalla direttrice esecutiva Tamika Tremaglio.
Il presente contratto scadrà al termine della stagione 2023\24, con un’opzione di recessione in anticipo per entrambe le parti da esercitare entro e non oltre il 15 dicembre prossimo. E’ questo uno dei motivi dell’inizio così anticipato delle trattative per il rinnovo. Secondo Shams Charania di The Athletic, i primi colloqui sono stati “positivi” e ci sarebbe accordo su alcuni punti e modifiche importanti.
Tra questi, il progetto già avanzato nei mesi scorsi dal commissioner NBA Adam Silver di abbassare di nuovo il limite minimo d’età per l’accesso al draft NBA a 18 anni, anziché 19. Una riforma voluta a suo tempo dall’ex commissioner David Stern, e adottata nel 2006. Il draft NBA 2024 sarebbe il primo ad accogliere anche giocatori 18enni, e non sarebbe un draft a caso, ma quello in cui potrebbe prendere parte Bronny James, il figlio maggiore di LeBron James.
Adrian Wojnarowski di ESPN frena però rispetto ai tempi in cui la regola del one-and-done dovrebbe cadere. Per Woj, “nessun progresso” è stato finora fatto, ma le parti restano interessate ad affrontare la questione ma l’addio alla regola e al limite d’età attuale dovrebbe al momento restare in atto per i prossimi anni. Tra i motivi, il fatto che tante scelte future al draft siano passate di mano tra le squadre in virtù di scambi negli anni passati, anche tenendo conto del limite attuale minimo di 19 anni d’età.
Tra i punti discussi, anche la creazione di nuovi programmi a tutela e cura della salute mentale dei giocatori, che riconoscano lo stato psichico degli atleti alla stregua di quello fisico per quanto concerne partite e allenamenti saltati. Un punto diventato saliente nei mesi scorsi con la disputa tra Ben Simmons, i suoi agenti e i Philadelphia 76ers, finita davanti a un arbitrato.
Un altro punto su cui la NBPA, per voce di Tremaglio, insisterà, è l’istituzione di un programma finanziario di equityrivolto agli atleti, al termine della carriera professionistica: “La creazione di ricchezza generazionale è di fondamentale importanza in questo prossimo capitolo, per il sindacato. Storicamente siamo stati così concentrati sul fare soldi – tetto salariale, ecc. – ma sappiamo tutti che per fare soldi devi investire. Sappiamo anche che l’incerta durata di una carriera NBA rende fondamentale pianificare cosa succede dopo che si è smesso di giocare, creando questa ricchezza generazionale. Pensare al contributo dei giocatori al gioco e al modo in cui possono essere ricompensati significa che dovranno essere messe in atto più programmi di equity. Potrebbe essere la vendita di una squadra. Potrebbero essere contratti che prevedano dividendi oltre i quattro o cinque anni della durata. È un discorso molto più ampio e non credo che storicamente si sia mai affrontato“.

