Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsDalle stelle alle stalle: c’è aria di separazione tra i Knicks e Julius Randle

Dalle stelle alle stalle: c’è aria di separazione tra i Knicks e Julius Randle

di Giacomo Brogi

Ve la ricordate la prima di regular-season dei Knicks contro i Celtics al Madison? Ebbene, in quella pur sofferta vittoria ai supplementari, tutti noi avevamo l’impressione di aver rivisto quella New York inarrestabile della precedente stagione, figlia della rivoluzione portata da Tom Thibodeau, portatrice di un gioco lucido, spumeggiante e che, dopo ben 9 stagioni, era riuscita a tornare ai playoffs. 77 partite dopo, questa logica è stata completamente stravolta, e nella grande mela sembra ormai essere tornato il buio più totale. I New York Knicks 2021/22 hanno rappresentato una delle involuzioni più evidenti della storia del basket, frutto di uno stile di gioco al limite dell’imbarazzante e, soprattutto, di scelte completamente erronee da parte della società.

Partendo dall’inizio, se Kemba Walker poteva essere una scommessa spendibile, visto il ridotto valore del suo contratto, la decisione di puntare su Evan Fournier ha condizionato non poco il futuro della squadra. Il francese infatti, che sta vivendo probabilmente il periodo più nero della sua carriera, è stato firmato in off-season con un ricco contratto quadriennale da oltre 80 milioni di dollari complessivi, e sarà quindi difficilissimo per i Knicks sbarazzarsene. Derrick Rose, che sembrava aver ristabilito una buona forma fisica oltre ad esser tornato a buoni livelli di gioco, si è nuovamente infortunato, creando un grande vuoto nel back-court. Infine, le vere “ciliegine” sulla torta sono stati gli incredibili rinnovi in estate di Taj Gibson (davvero si parla ancora di lui nel 2022?) e di Nerlens Noel (più ai box che in campo), che graveranno non poco sulle casse della squadra, visto che Mitchell Robinson, il centro titolare, sarà unrestricted free agent a fine anno.

Uniche note positive di questa travagliata stagione sono state la crescita ulteriore di Immanuel Quickley, che si è ormai guadagnato un posto stabile nel back-court e la definitiva esplosione di RJ Barrett, che ha già preso in mano le chiavi della franchigia, diventandone il suo principale trascinatore.

E Julius Randle? In effetti, tra tutti i nomi citati in precedenza, era l’unico che mancava all’appello. Dopo aver vinto il premio di Most Improved Player, ci si aspettava un’importante riconferma da parte del numero 30, che tra l’altro era diventato All-Star e aveva ricevuto un ricco rinnovo di contratto (117.4 milioni totali in 4 anni). Ed invece puntualmente tutto ciò non è arrivato, e Randle è di conseguenza ritornato nella sua mediocrità. Tutto ciò è quello che il sottoscritto chiama legge degli ex Lakers, e che si è verificata anche in giocatori come Brandon Ingram, Jordan Clarkson, D’Angelo Russell e a mio avviso succederà anche con Kyle Kuzma. Se ben notate, i primi tre giocatori, una volta lasciata la città degli angeli, hanno avuto una grandissima stagione in cui o sono diventati All-Star oppure hanno vinto qualche premio, per poi ritornare al loro livello di gioco abituale. Sinceramente non mi aspettavo che tutto ciò si potesse verificare anche con Randle, che per me è sempre stato comunque un giocatore molto sottovalutato.

L’espulsione di Randle dopo il litigio con Cam Johnson

Ma al di là di tutto ciò, la disastrosa stagione del numero 30 si è caratterizzata anche per i continui screzi con la società, con i compagni e addirittura pure con i tifosi, che nel corso di questa stagione lo hanno più volte fischiato. Tutto questo nervosismo non ha di certo aiutato l’ex Lakers, che quest’anno è stato più volte espulso dal campo e multato dalla lega a causa dei suoi comportamenti.

Tuttavia, il fattore che più di tutti ha contraddistinto la rottura si è verificato pochi giorni fa, quando, dopo la vittoria dei Knicks in casa contro Chicago, Randle non è rimasto a festeggiare con la squadra, preferendo rientrare subito negli spogliatoi. La sua performance infatti era stata davvero scadente, fatta di soli 5 punti e un 1 su 9 al tiro totale. Bacchettato subito da innumerevoli insulti e polemiche, il numero 30 non è voluto tornare sulla questione, ribadendo ancora una volta il suo pessimo rapporto con l’ambiente. Secondo molti lui stesso avrebbe chiesto ai Knicks di essere ceduto in estate, e molto probabilmente quindi la squadra si muoverà, cercando in cambio giovani prospetti da inserire a roster. Coach Thibs in conferenza stampa cerca di placare gli animi: “Si può giocare bene anche tirando male, se si aiuta la squadra in altri fattori. Ed è quello che ha fatto Julius stasera. In estate non si muoverà”. Ma, al di là di tutte queste dichiarazioni, diverse fonti confermano il fatto che Randle sia ormai ai margini della squadra e abbia perso tutta la fiducia. Molti lo hanno visto allenarsi da solo o non rimanere con i compagni quando è in panchina, e c’è chi dice addirittura che abbia scelto un angolo isolato anche negli spogliatoi. Il numero 30 nelle varie interviste ha sempre negato tutto ciò, compreso il fatto di voler lasciare la squadra, ma oramai sembra evidente che qualcosa non stia andando per il verso giusto.

La dirigenza Knicks dovrà quindi seriamente pensare al da farsi in off-season, perchè avere a roster un giocatore visibilmente scontento e svogliato non aiuterà certo la franchigia a risollevarsi. Un amore mai sbocciato o finito troppo presto? Probabilmente non lo sapremo mai, ma se queste partite dovessero essere davvero le ultime di Randle nella grande mela, ho l’impressione che a New York se lo scorderanno molto in fretta.

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