Home NBA, National Basketball AssociationNBA News“Non ho detto quello che ho detto”, l’estate tutta rettifiche e dietrofront di Adam Silver

“Non ho detto quello che ho detto”, l’estate tutta rettifiche e dietrofront di Adam Silver

di Michele Gibin
adam silver

E’ un periodo – in verità piuttosto lungo – in cui Adam Silver è costretto a tornare sui suoi passi più di quanto probabilmente indicato per un CEO che debba ostentare sicurezza e visione a lungo termine.

A parte i parziali dietrofront su tempistiche e persino locazioni geografiche della futura espansione della NBA oltre le 30 franchigie (che non avverrà almeno nei prossimi 3-4 anni, con buona pace di Seattle e Las Vegas), e sullo sbarco in Europa con la lega ibrida NBA-FIBA, Silver s’è trovato a fare i conti con sé stesso anche su altri due casi che si sono trasformati in un boomerang mediatico.

Il primo è un suo commento di una settimana fa in risposta a una domanda sui costi alti e ormai diversificati per i tifosi, per seguire la NBA all’arena o in TV e dintorni con le varie piattaforme. Silver ha dato una risposta articolata ma sublimata ahilui in una frase che è suonata mariantonettiana, da pane e brioches: la NBA è una lega basata sugli highlights e quelli sono gratis su YouTube e TikTok, in sostanza.

Obbligatoria una rettifica: “La domanda riguardava anche l’impatto dei social media e io stavo rispondendo a quella. Ed era un commento positivo il mio, gli highlights di cui parlavo sono un’aggiunta per chi guarda le partite e anzi, aumentano le possibilità che qualcuno poi voglia vedere una partita intera. E io quando guardo la Top-10 di SportsCenter e vedo che 5 azioni sono della NBA sono contento. E gli highlights non sono per forza una sintesi, le partite NBA sono piene di azioni una dopo l’altra. Ciò che volevo dire è che c’è una community di persone che ci segue sui social media che possiamo stimare in due miliardi e mezzo. Numeri che chiunque vorrebbe avere, diciamocelo“.

Ora” ha continuato Silver “la sfida è come convertire chi guarda gli highlights a guardare anche le partite intere? Qualcosa di cui nei nostri uffici parliamo da sempre. Gli highlights non li vediamo come dei sostituti ma va detto che in tante parti del mondo, coi fusi orari, le nostre partite vanno in diretta di notte e non possiamo pensare che la gente si fermi e guardi le gare a quell’ora“.

La seconda questione, più sottile, Adam Silver l’ha affrontata riguardo al “caso Kawhi Leonard” e alle indagini su un sospetto tentativo degli LA Clippers di aggirare le regole salariali NBA procurando al giocatore un contratto con un allora – era il 2021 – sponsor della squadra, la defunta Aspiration Partners Inc, per prestazioni da testimonial che Kawhi non ha mai fornito. Caso scoppiato tre settimane fa dopo le rivelazioni giornalistiche di Pablo Torre di ESPN.

La scorsa settima, in conferenza stampa Silver aveva annunciato un’indagine interna della lega e si era spinto a dire “che non aveva mai sentito nominare prima d’ora una compagnia chiamata Aspiration, e che non aveva mai avuto il minimo sentore di un contratto con Kawhi Leonard né di un qualsiasi coinvolgimento coi Clippers“. Qualcosa di sorprendente se si pensa che nel 2021 Aspiration era uno sponsor da 300 milioni di dollari dei Clippers, aveva partecipato alla gara per il nome della nuova arena in costruzione (l’Intuit Dome) e un brand che appariva anche sui posti a sede della Crypto.com Arena durante le partite. Che il commissioner NBA non sapesse nulla di uno sponsor così importante, di una delle due squadre di Los Angeles per di più…

E infatti Silver ha dovuto fare dietrofront anche qui, ricorrendo al vecchio adagio italico del “non ho detto quello che ho detto”. “Lasciatemi chiarire” così il commissioner al panel Tuned In Summit “Ciò che ho detto è che non avevo mai sentito nominare Aspiration nel contesto delle accuse che ora si fanno. Ovviamente ero a conoscenza dell’esistenza di tale brand“.

Per ora non si tratta ancora d’un dietrofront ma di un rimandare la questione “al 2027, forse 2028 ma non di più” per quanto riguarda la ormai mitologica lega NBA in Europa. Annunciata già nel 2024 con una fuga in avanti invero inusuale e poi legata persino a tecnologie avveniristiche come i viaggi aerei supersonici (parola del vice di Silver, Mark Tatum), la lega NBA europea resta ancora nell’iperuranio.

Sappiamo che ci saranno squadre “proprie” e squadre invitate, e che società sportive come il Paris Saint Germain, il Manchester City, forse pure il Milan avranno la loro squadra di basket e che alcuni grandi città europee – Londra, Parigi, Milano, Berlino, Barcellona, Madrid – saranno coinvolte. Sappiamo anche che sono “tutti entusiasti” tranne Eurolega, e che in attesa dei viaggi supersonici, oggi Adam Silver se n’è uscito con un altro problemino logistico da nulla, da risolversi “non più tardi del 2028, spero“. Quindi dopodomani, sostanzialmente.

Una partenza nel 2027 è un’idea ambiziosa” ha detto Silver che ha poi aggiunto che la maggior parte degli impianti oggi esistenti non sarebbe ideale né adatto (in effetti, già 16 anni fa David Stern definì il Forum di Assago di fatto un rudere, e il Forum sempre lì sta…). Per Silver, “gli impianti esistenti oggi potrebbero servire per partite, in attesa di nuove arene più moderne (…) ma non vorrei andare oltre il 2028 perché il momento di farlo è ora“.

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