Rich Paul Rule, la NCAA fa marcia indietro: niente laurea per gli agenti
145556
post-template-default,single,single-post,postid-145556,single-format-standard,bridge-core-1.0.4,cookies-not-set,qode-news-2.0.1,ajax_updown,page_not_loaded,,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-18.0.9,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive

Rich Paul Rule, la NCAA fa marcia indietro: niente laurea per gli agenti, solo licenza NBPA

rich paul ncaa laurea

Rich Paul Rule, la NCAA fa marcia indietro: niente laurea per gli agenti, solo licenza NBPA

Solo poche ore dopo le rimostranze di Rich Paul, la NCAA fa marcia indietro sul nuovo regolamento sugli agenti e precisa: la laurea non è più un requisito richiesto per gli agenti che tuteleranno gli interessi dei giovani prospetti collegiali in vista del draft.

Agli agenti basterà dunque la “licenza” della NBPA, l’associazione giocatori. Gli operatori dovranno essere in regola con l’iscrizione all’albo e non avere contenziosi aperti con l’Associazione.

La richiesta di una laurea ha il solo scopo di eliminare sistematicamente tutti coloro per cui il college non è mai stato un’opzione possibileAveva spiegato Paul in un pezzo autografo su The Athletic “Una laurea serve davvero a distinguere una persona con un’etica da un furbacchione? E’ solo questione di tempo prima che la regola NCAA che prevede che i giovani giocatori che vogliano solo ‘sondare il terreno’ in vista di un passaggio tra i pro debbano rivolgersi solo a gente laureata prenda piede, e diventi globalmente accettata. Sappiamo come funziona: una regola ingiusta viene adottata da una maggioranza per togliersi dai piedi una minoranza, e quella regola diviene legge. Posso anche non conoscere i termini tecnici, visto che non ho fatto il college, ma so quel che dico“.

La NCAA rimuove dunque dal suo nuovo regolamento sul rapporto tra agenti e “students-athlets” la norma più controversa, quella che avrebbe provocato più confusione e proteste dalla categoria in vista della prossima stagione collegiale. Il college basketball, travolto tra 2017 e 2018 dallo scandalo legato a corruzione e reclutamento dei giovani prospetti liceali, sta tentando di tutelarsi contro la – finora solo marginale – tendenza dei giovani giocatori a considerare opzioni diverse dall’università in uscita dal liceo.

G-League e campionati esteri potrebbero diventare con il tempo soluzioni alternative gettonate per i giocatori che mirino al professionismo. La NBA, per parola del Commissioner Adam Silver, è al lavoro per rimuovere la cosiddetta “one-and-done rule” che pone a 19 anni il limite minimo d’età per iscriversi al draft NBA a partire dal 2022.

Michele Gibin
pt.fadeaway@gmail.com

Contributor per NBAPassion.com

No Comments

Post A Comment