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Stagione NBA 2019/20, il “piano Silver” convince i proprietari

di Michele Gibin

Qualcosa potrebbe muoversi nei piani di ripresa della stagione NBA 2019\20, con le parti in causa più ottimiste dopo la call conference tra Adam Silver, la direttrice della NBPA Michele Roberts ed una rappresentanza dei giocatori NBA. Il piano (ancora su carta, va detto) della NBA per minimizzare al massimo i rischi per la salute dei giocatori avrebbe incontrato il favore dei proprietari delle squadre, un appoggio fondamentale per ogni decisione futura del board of governors della lega.

La NBA e Silver hanno garantito ad atleti e proprietari che secondo i piani, in caso di ripresa della stagione ed in previsione di qualche caso di positività al coronavirus di alcuni atleti, la lega non dovrà sospendere di nuovo, ma si punterà ad un protocollo di isolamento dei casi positivi e di test rapidi sui contatti recenti. Non esiste ancora in tali “simulazioni” un numero di casi positivi oltre il quale la NBA considererà non più possibile proseguire, e questo sarà solo uno dei tanti nodi da sciogliere nelle prossime 2-3 settimane.

L’intenzione della NBA è quella di raggiungere con le 30 squadre un protocollo condiviso e standard di controlli su atleti e staff. La lega punta ad un solo tipo di test diagnostico “universale” ma per ora le squadre sono libere di effettuare tali test in autonomia presso strutture a scelta.

Giunti ormai alla metà del mese di maggio e a due mesi dallo stop alla stagione, lo scenario della “bolla” pare l’unico praticabile, nonostante le sfide logistiche. L’obiettivo è quello di trasferire il personale indispensabile alle operazioni (giocatori, staff, operatori, arbitri) in una location singola, idea che Silver ha paragonato a quella di un campus universitario. Orlando ed il Walt Disney World Resort e Las Vegas restano le due opzioni.

Come riportato da multiple fonti, la NBA avrebbe quantificato in 2-4 settimane il tempo massimo entro cui avere una strategia completa e condivisa con le squadre: in questo lasso di tempo si terrà conto dell’andamento delle curve epidemiologiche in tutti gli stati che hanno deciso di riaprire in questi giorni, e della disponibilità di test diagnostici rapidi, per i quali potrebbe occorre però ancora un mese.

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