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NBA, le squadre chiedono di mandare i giocatori direttamente nelle location “bolla” per i camp

di Michele Gibin

Dal 1 giugno le squadre NBA potranno convocare in sede tutti i loro giocatori, per riprendere nel rispetto delle misure di sicurezza e distanziamento sociale la preparazione ad una ripresa della stagione, a questo punto sempre più probabile.

Un permesso che vale anche per i giocatori internazionali che nelle scorse settimane hanno fatto ritorno a casa nel paese d’origine, come ad esempio Luka Doncic dei Dallas Mavericks e l’ala dei Detroit Pistons Sekou Doumbouya. Alcune squadre avrebbero però chiesto lumi alla NBA sulla necessità di isolare di nuovo in quarantena i giocatori dopo la convocazione, e domandato se non fosse possibile, una volta che la lega avesse deciso dove terminare la stagione, dare appuntamento agli atleti direttamente nelle location scelte per il training camp.

Questo perché in alcuni stati degli USA, come ad esempio la California, sono ancora in vigore gli “stay at home orders”, ed alcuni degli atleti “di ritorno” potrebbero essere costretti ad altri 14 giorni di isolamento prima di ritornare ad allenarsi. Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, la NBA si è detta aperta alla possibilità di dirottare alcuni atleti direttamente alle location isolate.

Las Vegas, Nevada, e Orlando ed il Walt Disney World Resort in Florida restano i due siti prescelti.

Un problema logistico ulteriore potrebbe essere rappresentato dai giocatori di ritorno dall’estero, o quelli dei Toronto Raptors. Una volta rientrati negli USA e in Canada, dovranno sottoporsi obbligatoriamente ai 14 giorni di isolamento domiciliare, per cui senza la possibilità di allenarsi a dovere.

21 delle 30 squadre hanno riaperto le loro facility di allenamento, ma non tutti i giocatori hanno per ora scelto di ritornare in palestra, come ad esempio Joe Ingles degli Utah Jazz e diversi giocatori di Knicks e Nets, Lo stato di New York è il più colpito dall’epidemia da coronavirus negli USA.

Stabilite le location in cui la stagione dovrebbe riprendere, resta ancora vago il formato con cui questa dovrebbe riprendere. Le squadre oggi in fondo alla classifica potrebbero ritrovarsi escluse dal discorso, sebbene l’obiettivo di Adam Silver sia quello di salvare quante più partite possibile di stagione regolare. L’idea di organizzare un torneo di play-in per decretare l’accesso agli ultimi posti disponibili per i playoffs ha incontrato “scarso entusiasmo” tra gli addetti ai lavori, in un sondaggio della NBA. Tra le preoccupazioni dei team già virtualmente qualificati alla post-season, quella di ritrovarsi costretti ad attendere la fine del torneo di play-in prima di poter scendere in campo.

Ad oggi, il modello più accreditato prevederebbe 5-7 partite di regular season prima dei playoffs, e post season con serie al meglio delle 5 o 7 gare.

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