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NBA, Kerr torna a parlare del calendario: “Togliamo 10 partite”

di Andrea Delcuratolo
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Il dibattito sulla durata della stagione regolare NBA torna periodicamente nel mondo del basket, ma negli ultimi anni è diventato sempre più centrale. Tra le voci più insistenti c’è quella di Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors, che ha ribadito ancora una volta la necessità di ridurre il calendario dell’NBA per migliorare la qualità e la competitività del campionato.

Kerr ha parlato dopo la sconfitta per 119-116 dei suoi Golden State Warriors contro gli Utah Jazz di lunedì notte, partita in cui i Dubs hanno tenuto fuori Moses Moody, Will Richard, Kristaps Porzingis oltre all’infortunato Steph Curry. Un KO pesante contro una squadra, Utah, piena di terze linee.

Kerr sfida la NBA: “Giocare meno partite”

Kerr spiega a The Athletic: “Dobbiamo giocare meno partite. Dovremmo togliere 10 partite dal calendari. So che non è un’opinione popolare negli uffici della lega, ma continuerò a dirlo: il gioco moderno è troppo fisicamente impegnativo. Dobbiamo togliere 10 partite dal calendario. Penso che sarebbe fantastico per il campionato. E lo capisco, si tratta di entrate e bisognerebbe convincere tutti a prendere un po’ meno soldi. Ed è una cosa davvero difficile da fare. Ma quello che so del campionato, dell’allenamento, di quanto sia difficile giocare il calcio moderno con il ritmo e gli spazi a disposizione, penso che sarebbe un campionato più competitivo e più sano se giocassimo meno partite”.

Alla base della sua riflessione c’è soprattutto l’evoluzione del gioco. Il basket NBA di oggi è profondamente diverso rispetto a quello di trent’anni fa. Il ritmo è aumentato, gli spazi offensivi sono più ampi e la componente atletica ha raggiunto livelli altissimi. I giocatori percorrono più chilometri durante una partita, cambiano direzione con maggiore frequenza e sono coinvolti in un numero più alto di azioni ad alta intensità. Tutto questo si traduce in uno stress fisico maggiore, che diventa difficile da gestire quando si devono affrontare più di 80 partite in poco meno di 6 mesi.

Un altro elemento su cui insiste il tecnico degli Warriors riguarda il peso sportivo delle singole partite. In un calendario da 82 gare ogni sconfitta ha un impatto relativamente limitato sulla classifica. Accorciare la stagione significherebbe invece aumentare il valore di ogni incontro, rendendo il campionato più competitivo e più imprevedibile. Una dinamica che potrebbe avere effetti anche su fenomeni come il tanking, ovvero la scelta di alcune squadre di non essere realmente competitive nella parte finale della stagione per ottenere una posizione migliore al draft.

Per ora la stagione da 82 partite sembra destinata a rimanere un pilastro della NBA. Ma il fatto che una figura influente come Kerr continui a mettere in discussione questo modello dimostra che la riflessione è tutt’altro che chiusa. E con un gioco che evolve sempre più velocemente, non è escluso che prima o poi anche il calendario debba adattarsi.

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