Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsToni Kukoc critica The Last Dance: “Troppa negatività”, poi si schiera a difesa dell’ex GM Jerry Krause

Toni Kukoc critica The Last Dance: “Troppa negatività”, poi si schiera a difesa dell’ex GM Jerry Krause

di Gabriele Melina

Sono andati in onda, questo lunedì, i primi due attesissimi episodi della serie “The Last Dance“, dedicata alla stagione 1997\98 dei Chicago Bulls, anno in cui la franchigia dell’Illinois vinse il suo sesto ed ultimo titolo NBA. I protagonisti principali di questo documentario, sono gli stessi che sul parquet dello United Center hanno segnato la storia della pallacanestro statunitense, a partire da Michael Jordan, affiancato da Scottie Pippen, Dennis Rodman, e coach Phil Jackson a dirigere le azioni dalla panchina.

Un’altra figura che risultò fondamentale nel completare il secondo three-peat, fu quella di Toni Kukoc. All’interno di un’intervista, l’ala croata ha espresso il suo parere a riguardo della nuova serie a tema Bulls, addentrandosi anche in argomenti più delicati, come quelli riguardanti il general manager dell’epoca Jerry Krause, ritenuto il colpevole di una serie di controversie all’interno della società stessa.

Toni Kukoc su Jerry Krause: “Una figura altruista e professionale”

Toni Kukoc ha deciso di non ricorrere a molti filtri nel giudicare la nuova serie disponibile sulla piattaforma di Netflix. Il tre volte campione NBA ha esaltato tutti gli aspetti positivi di quella famosa ultima danza, e ha sottolineato di non aver compreso l’utilizzo di riprese e storie addette solo a creare dramma, tensione, e negatività attorno alla situazione.

Spero che i prossimi episodi siano più positivi, spero che si soffermino più sugli aspetti legati alla pallacanestro, anziché far pesare la colpa a qualcuno. Nel momento in cui tutto ciò è successo, le persone, i tifosi, erano felici, perciò non comprendo la necessità di cercare a tutti i costi una nota negativa. Personalmente, apprezzo tutto il lavoro e l’anima che abbiamo impiegato in ogni singolo possesso“.

In secondo luogo, Kukoc ha affrontato anche l’argomento Jerry Krause. Quest’ultimo, si occupò di selezionare il croato al draft del 1990, per poi attendere tre anni prima di vederlo ufficialmente debuttare in quel di Chicago. Nel corso di questo lasso di tempo, mentre l’ala proseguiva il suo percorso di crescita cestistica nella sua terra nativa, il GM dei Bulls si preoccupava di contattarlo per raccontargli quanto avrebbe fruttato, in termini di vittorie, il suo inserimento in squadra.

In questi tre anni, Jerry continuava a raccontarmi quanto avrei potuto gioire se avessi deciso di unirmi ai Chicago Bulls“, ha riportato Kukoc. “Mi raccontava che in rotazione erano presenti veterani di alto calibro come John Paxson, Bill Cartwright, favolosi atleti come Michael Jordan e Scottie Pippen. L’aspetto incredibile è che non si è mai permesso di prendersi tutto il merito, ma ha sempre elogiato l’intera organizzazione. Detto questo, non mi sembra più una buona motivazione scaricare le colpe su di lui e sul suo ego“.

Nella stagione 1997\98, i ragazzi di coach Phil Jackson diedero vita ad una serie di 15 successi a fronte di 6 sconfitte durante la corsa al titolo, aggiudicandosi il titolo NBA in gara sei di finale contro gli Utah Jazz di Karl Malone e John Stockton. In quei playoffs, Kukoc chiuse con una media di 13.1 punti a serata, totalizzati su un efficiente 48.6% dal campo.

E’ stata dura vincere tre titoli consecutivi“, ha dichiarato il sesto uomo dell’anno 1995\96. “Eravamo esausti, ricoperti da infortuni, diventava più dura di giorno in giorno. Dopotutto, non puoi pretendere di poter accedere direttamente alle finali NBA, devi metterci per forza sudore ed impegno. Noi siamo riusciti a superare tutto questo e, venticinque anni dopo, veniamo ricordati da una serie TV di dieci episodi interamente dedicata alle nostre glorie“.

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