Con grande fatica, ma ad approfittare degli sventurati Atlanta Hawks sono anche i Golden State Warriors che al Chase Center di San Francisco vincono per 143-141 dopo due tempi supplementari, 54 punti di Klay Thompson e un tap-in vincente di Kevon Looney.
Gli Warriors, ancora senza Stephen Curry e Andrew Wiggins infortunati, dilapidano un vantaggio di 17 punti nel primo tempo (70-53) e a metà quarto periodo sono sotto addirittura di 9 lunghezze (115-106). Dejounte Murray, Onyeka Okongwu e John Collins mettono Golden State in difficoltà sul piano dell’atletismo, a 1:12 dal termine della partita sono ancora avanti per 117-113 prima di farsi rimontare da Jordan Poole, da una tripla di Klay Thompson, e quindi di darsi la zappa sui piedi da soli nell’ultimo possesso Golden State.
Con 6 secondi ancora da giocare e il punteggio sul 121-118 Atlanta, Thompson sbaglia da tre e il rimbalzo lungo viene controllato da Poole che batte Murray. La guardia degli Warriors prova a tirare ancora da tre punti ma viene stoppato dallo steso Murray, che poi devia il pallone dritto nelle mani di Donte DiVincenzo che praticamente sulla sirena, e con tutta la libertà del mondo, segna la tripla del pareggio e dell’overtime.
Gli Hawks ritornano avanti sul 126-121 ma vengono rimontati di nuovo da Thompson e Poole (129-126). A 30 secondi dalla fine del primo overtime, Trae Young fa 2 su 2 in lunetta (130-129) ma ancora Klay da tre in isolamento contro AJ Griffin riporta Golden State avanti di 2 punti. A rimediare, sempre ai tiri liberi, è ancora Young.
Nel secondo tempo supplementare, gli Warriors con una rara tripla di Draymond Green sono avanti per 141-136 a 43 secondi dalla sirena finale, ma due canestri di fila di Murray e Young pareggiano ancora, 141-141 con 7 secondi ancora da giocare. Senza più timeout a usare, Golden State va in attacco con Green che crea un ottimo tiro per Klay Thompson. La tripla del numero 11 è lunga sul secondo ferro, ma a rimbalzo Kevon Looney riesce a correggere per ben due volte contro i più piccoli Murray e Bogdanovic, la seconda volta è quella giusta e sulla sirena gli Warriors vincono per 146-144.
Alla fine saranno 14 con 20 rimbalzi i punti per Looney, Klay Thompson chiude con 21 su 39 al tiro, 10 su 21 da tre e 54 punti. Jordan Poole tira male (10 su 31, 2 su 12 da tre) e segna 28 punti, dalla panchina Anthony Lamb ci aggiunge 17 punti preziosi.
Per Klay, i 54 punti sono la seconda miglior prestazione in carriera, dopo i 60 punti segnati nel lontano dicembre 2016 contro i Pacers, 6 anni e due gravi infortuni fa. “Per me si tratta di un traguardo importantissimo, ho passato dei periodi davvero duri in cui non sapevo se sarei mai stato in grado di fare ciò che ho fatto. Questa me la godrò tutta. Ogni giorno devo sempre ricordare a me stesso che giocare qui, per Golden State, è IL sogno. Ciò che conta ora è divertirsi e giocare duramente. I numeri e le gandi serate arrivano da sole, poi“.
Infortunati, incapaci di vincere in trasferta e di certo non freschissimi, i Golden State Warriors dopo 38 partite di stagione regolare hanno comunque trovato il modo di tornare sopra al 50% di vittorie (20-18), sfruttando al massimo possibile il Chase Center (17-2) e vincendo 5 partite di fila. Stanotte gli Atlanta Hawks, squadra tra le più in difficoltà nella NBA oggi, hanno dato loro una grande mano sprecando in difesa ciò che di buono avevano prodotto in attacco nei momenti cruciali della partita.
Klay Thompson è stato iper-aggressivo in attacco, 39 tiri sono un’enormità anche dopo 2 overtime ma con Curry e Wiggins assenti, e senza Jonathan Kuminga, JaMychal Green e James Wiseman le alternative non erano certo molte. “Ha segnato un tiro dopo l’altro, fatto una giocata dopo l’altra, è stato incredibile“, ha detto di lui coach Steve Kerr.
“Mesi fa non seri stato in grado di giocare una partita così“, ha detto ancora Thompson “E’ una grande inziezione di fiducia per me, siamo quasi a metà stagione e io mi sento sempre meglio. E io so che andando avanti sarò sempre più continuo, ora mi sent davvero benissimo. Certo, al secondo overtime avevo un po’ finito la benzina, un grazie a Kevon“.
