Per Wenyen Gabriel, ala ex Lakers e stella della nazionale del Sud Sudan, la partita quasi vinta contro Team USA è stata la gara dell’orgoglio per il suo Paese, anche al di là del basket.
Team USA si è salvata a Londra in amichevole contro Gabriel e compagni solo all’ultimo secondo e grazie a un canestro di LeBron James, da una figuraccia comparabile – nel caso – all’umiliazione che nel 2004 prima dei Giochi di Atene l’Italia di Carlo Recalcati rifilò agli statunitensi allenati da Larry Brown, e con Tim Duncan e Allen Iverson in campo assieme a un giovane LeBron. Come finirono quei giochi per Team USA appartiene alla storia del basket mondiale, sono passati 20 anni e anche si il gap tra Stati Uniti e resto del mondo sul campo da pallacanestro si è ridotto, i più forti e i favoriti restano loro. A patto di giocare meglio e non accampare scuse.
Wenyen Gabriel ha preferito riflettere su che cosa significa per una nazione che nel 2004 non esisteva neppure, il Sud Sudan, partecipare alle Olimpiadi e giocare così bene contro Team USA. Gabriel ha avuto peraltro la palla della vittoria in mano all’ultimo secondo ma non è riuscito a correggere in tap in l’errore di Carlik Jones, dopo aver battuto i lunghi USA a rimbalzo.
“Io sono felice di poter rappresentare il nostro Paese. Tanti nel mondo non sanno neppure cosa sia il Sud Sudan ma oggi lo abbiamo rappresentato con orgoglio, abbiamo lottato e mostrato a tutti il potenziale del nostro Paese. E’ stato un momento di orgoglio per tanti di noi, volevamo vincere ma abbiamo giocato bene e sono orgoglioso dei miei compagni di squadra“.
“Da noi non abbiamo neppure dei campi al chiuso per allenarci, siamo un gruppo di rifugiati che si ritrovano qualche settimana all’anno per metterci alla prova contro i migliori al mondo. Conta più del solo basket per noi, vogliamo mostrare che possiamo competere e che c’è un futuro per il basket in Africa. E’ solo questione di tempo prima che la nuova generazione salga (…) nei nostri villaggi ci sono certi ragazzi, alti e fisici, e che non possono avere un’opportunità, fanno i pastori. Abbiamo avuto una guerra civile, ne abbiamo passate tante come Paese, tanto sangue versato, e siamo un paese piccolo, con 11 milioni di abitanti, ma oggi siamo un Paese unito, unico. E speriamo di poter continuare a costruire per il futuro, e dirci orgogliosi di essere Sud Sudanesi“.

