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Pescare bene, Dejounte Murray e l’ormai certezza degli Spurs

di Marco Tarantino

San Antonio è a tutti gli effetti una franchigia nel pieno di un importantissimo cambio generazionale. Dopo più di un decennio di successi, ha dovuto far fronte all’inevitabile fine dell’era dei propri “big three”: Duncan, Ginobili e Parker. Certo, solo il primo si è ritirato ma, rispettivamente, i 39 e 34 anni dei due speroni si fanno sentire. La presenza è ancora palpabile ad ogni partita ma difficile a credere, parliamo pur sempre di esseri umani.

Partiamo proprio da qui. Partiamo dalla necessità degli Spurs di individuare il proprio play del futuro. Uno capace di farsi carico della grande tradizione dei texani e della pesantissima eredità del francese. Uno capace di far girare sia la squadra che i compagni, prerogativa fondamentale del gioco di San Antonio. Insomma, uno che abbia nel DNA una vera e propria predisposizione alla vittoria. A coronamento di ciò che è il sistema Spurs, la point guard in questione, forse, si trova già nella franchigia giusta e si chiama Dejounte Murray.

Una curiosa analogia: Tony Parker, come tutti sanno, si è rivelato essere un (clamoroso) “steal of the draft”, scelto dagli speroni con la 28° scelta nel lontano 2001. Quindici anni dopo (che corrisponde praticamente alla differenza di età tra i due), Murray è stato scelto, sempre dai texani, con la 29°. Come se non bastasse, in un sondaggio condotto dalla NBA con voto aperto al pubblico, il classe ’96 è stato eletto, su una lista di 38 rookies, come “biggest steal” della lotteria del 2016. Ma tralasciamo i parallelismi, frutto magari di semplici casualità.

Dejounte Murray

Dejounte Murray

Con questo pezzo però, non vogliamo nemmeno esaltare le caratteristiche tecniche di questo ragazzo. Anche perché, per quanto si è visto in campo durante lo scarso minutaggio concessogli da coach Popovich, il solo accostamento ad un mostro sacro come il #9 degli speroni è pura utopia al momento. Le prospettive ci sono, il talento anche. Lo dimostra una delle ultime prestazioni della matricola proveniente da Washington che, alla prima da titolare, ha messo a referto 24 punti (tirando con il 63.6% dal campo). La lunga strada per la consacrazione, infatti, è appena iniziata ed è tutta in salita.

Cos’è allora quel presentimento che induce a far credere che possa diventare un uomo chiave per la franchigia?  Personalmente, sono convinto che ciò che faccia realmente emergere un giocatore sulla serratissima concorrenza, sia la mentalità. La capacità di rimanere concentrati; il continuo desiderio di migliorarsi e maturare; il sapersi rialzare quando le cose non vanno come si vorrebbe; la voglia di supportare la propria squadra con qualsiasi mezzo a propria disposizione;  Dejounte Murray, sotto questo aspetto, può ritenersi un grandissimo privilegiato. Come riportato da ESPN e confermato dai diretti interessati infatti, il giovane play può contare su un mentore del calibro del tre volte “six man of the yearJamal Crawford. Un riconoscimento come quello del miglior sesto uomo dell’anno, per come la vedo io, non è un premio qualsiasi. Anzi. Vincerlo tre volte poi, (unico nella storia della NBA) significa essere un giocatore eccezionale che antepone l’interesse del proprio team davanti ogni altra cosa. Persino se stesso. Essere titolari? Non importa. L’unica cosa che conta è far vincere la propria squadra.

Non so davvero se ci possa essere miglior influenza sotto la quale crescere come quella di Crawford per un ragazzo di talento di soli 19 anni. Aggiungeteci poi la possibilità di allenarsi ogni giorno con uno come Tony Parker. Sono abbastanza sicuro che qualcosa possa trasmettergli. Qualcosa di semplice ovviamente. Qualcosa come vincere quattro anelli, per esempio.

 

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