Home Eastern Conference TeamsPhiladelphia 76ers, cosa vorranno fare da grandi?

Philadelphia 76ers, cosa vorranno fare da grandi?

di Eugenio Petrillo
Joel Embiid Towns-Embiid

La sconfitta è un fallimento: nello sport, come nella vita, perdere è frustrante.
La nostra mentalità, quella europeista ‘contaminata’ dal calcio, enfatizza questo mix di sentimenti di frustrazione, rabbia e profonda delusione.
D’altro canto, negli States, la sconfitta è vista come un punto di partenza per preparare al meglio la stagione successiva: infatti alle squadre più battute durante l’anno, viene data la possibilità di scegliere i migliori prospetti universitari (e non solo) durante il draft estivo.
Una squadra in particolare, in conseguenza ad annate disastrose, che negli ultimi anni ha sempre potuto usufruire di scelte alte sono i Philadelphia 76ers.

Scelte al draft e infortuni

Nelle ultime stagioni, infatti, nonostante le buone scelte al draft (Nerlens Noel alla sesta nel 2013, Joel Embiid alla terza nel 2014 così come Jahlil Okafor nel 2015 e Ben Simmons addirittura alla prima nel 2016) i Sixers non sono riusciti ad ottenere risultati nemmeno vicino al soddisfacente.
Ottime ‘picks‘ per carità, ma tutte abbastanza simili tra loro. La scelta di Philadelphia di ingaggiare giocatori lunghi e forti fisicamente ha portato al rischio (poi avverato) più grande: quello di pestarsi i piedi a vicenda.

Oltre a questo, come se non bastasse, la sfortuna si è messa in mezzo e ha rallentato il percorso di crescita. Joel Embiid, a causa di un problema al piede, è costretto a saltare interamente le prime due stagioni; stessa sorte anche per Simmons: dopo un’ottima Summer League, si è dovuto fermare per la frattura al quinto metatarso del piede e probabilmente lo vedremo in campo con 365 giorni di ritardo.
Gli infortuni e la pochezza del resto del roster, hanno reso Phila la squadra materasso degli ultimi anni.

Nersel Noel e Joel Embiid

Nerlens Noel e Joel Embiid

I tifosi dei Philadelphia 76ers ormai sono abituati a questo genere di situazione, anche se con il ritorno sul parquet di Embiid e l’innesto di Simmons, qualche speranza in più c’era.
Però, anche l’inizio del 2016/17 sembrava calcare la linea delle precedenti annate: arrivano le solite sconfitte e prestazioni deludenti.

Joel Embiid, colosso di 2,13 nativo del Camerun ma trasferito e cresciuto cestisticamente negli USA a 17 anni, qualcosa ha cambiato. Anzi, ha radicalmente cambiato tutto.
Partita dopo partita, infatti, con l’acquisire della forma fisica, ha dato una svolta all’andamento stagionale dei Philadelphia 76ers: con un minutaggio ancora ridotto (non gioca mai i back-to-back), la squadra ha iniziato ad ingranare e dopo due mesi negativi, arriva l’exploit di gennaio.
L’anno nuovo è iniziato alla grande e il ritmo è da playoffs facili facili. Dal primo gennaio, i ragazzi di Brett Brown hanno portato a casa il referto rosa otto volte su undici: che dire, mica male!

Trust the process: la rinascita

La squadra è in piena fiducia e il Wells Fargo Center sta cominciando a riempirsi come un tempo.
Alcune vittorie sono arrivate contro squadre ben più forti e attrezzate (Raptors e Clippers su tutte) e altre grazie a vere e proprie prove di carattere (al fotofinish con i Knicks, Trail Blazers e Timberwolves).
Embiid è il punto di riferimento della franchigia, l’uomo che ha fatto partire la rinascita.

In difesa Philadelphia sta migliorando sempre di più.  Con Embiid sul parquet i Sixers vantano del rating difensivo più basso, senza il camerunense, invece, solo venticinquesimo.
L’esito del match contro Toronto è una delle testimonianze dell’enorme passo avanti in fase di non possesso: lasciare ad 89 punti uno degli attacchi più prolifici della lega non è cosa da poco.

Dunque “the process” (così disse Sam Hinkie, il GM dei 76ers) dato vita nel 2013, sta iniziando a fruttare i suoi risultati grazie proprio a Joel “The Process” Embiid (così si è fatto soprannominare).
Tutta la squadra ha cambiato marcia. Anche altri giocatori stanno facendo molto bene: Robert Covington, fondamentale con due triple pazzesche e decisive contro Portland, T.J. McConnell, buzzer beater in faccia a Melo Anthony, Noel, Okafor, Ilyasova ma soprattutto Dario Saric, croato ex Efes anche lui al primo anno in NBA.

Playoff, o non playoff, questo è il dilemma

Insomma Philadelphia sta ottenendo grandi cose dal lavoro di squadra e dalla carica emotiva portata da Embiid.
La domanda è lecita: con Simmons in campo e un paio di buone scelte al prossimo draft, dove potremmo vedere i Sixers?
Tentare l’agguato ai playoff quest’anno sarebbe un’impresa clamorosa.
Senza la scossa Embiid questa squadra sarebbe ancora nei bassi fondi della Eastern Conference ma il fatto che Philadelphia sia riuscita a portare a casa la vittoria contro i Clippers senza il numero 21, simboleggia la fiducia che ha l’intero roster.
I Philadelphia 76ers ci sono, ci proveranno fino alla fine a fare il miracolo di portare nella città di Rocky Balboa qualcosa di fantastico. Sicuramente i margini di miglioramento sono ancora tanti ma dall’anno prossimo, fossi in una rivale, mi inizierei a preoccupare!

Embiid Sixers

Embiid Sixers

 

 

 

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