
Bob Myers
La storia incredibile di Bob Myers.
Una volta un guru NBA disse che ci sono due modi per costruire una squadra da titolo: o con scelte alte nel Draft e scambi mirati o con firme di spessore durante la Free Agency. Oppure tutti e due.
Poi arriva Bob Myers. Il caro Bob potrebbe perfettamente prendere il posto di Danny Aiello come protagonista della pellicola “Perseguitato dalla fortuna” del 1991 di George Gallo. Il GM dei Golden State Warriors infatti ha, per stessa ammissione di chi gli ha gravitato intorno per tutta la sua vita, una fortuna sfacciata. E’ il classico tipo che potrebbe trovare la classica valigetta piena di soldi su una panchina abbandonata. Bob Myers è un ex Bruin di UCLA, leggendario college di Los Angeles che ha frequentato dal 1993 al ’97 come Walk-On, pagando quindi la retta (altina) tutti i dannati anni. Essendo 2 metri abbondanti, viene inserito nella squadra di basket, vincendo nel 1995 il titolo NCAA in una stagione dove non ha praticamente mai giocato, tenendo una media di 0.3 punti a partita ma grazie alla quale ha potuto conoscere Bill Clinton, all’ora presidente, andare al “The Tonight show” di Jay Leno e fare una parata con Topolino a Disneyland. Era così fortunato che i suoi compagni di College lo chiamavano Forrest Gump.
Arn Tellem, uno dei massimi sottotraccia NBA, non si lascia sfuggire questo bello aitante ex giocatore pronto a completare i propri studi in legge e lo ingloba come agente sportivo nella propria Tellem and Associates, diventando in poco tempo uno dei migliori agenti sportivi sulla piazza ed esperto sia nelle negoziazioni dei contratti sia nel reclutamento dei giocatori. Farà l’agente sportivo per 14 anni, di cui gli ultimi 5 nella Wasserman Media Group, stipulando contratti per un totale di 575 milioni di dollari complessivi.
Parallelamente all’evoluzione di Forrest Gump, una squadra della California vuole venire fuori dal torbido e creare qualcosa di grande. Gli Warriors sono stanchi sia di Monta Ellis che della fama di perdente. Bob Myers segue un po’ tutto con un certo interesse essendo anche un natìo di quelle zone.
Nel 2011 le due strade si incontrano e Myers diviene prima assistente General Manager dei Golden State Warriors e poi GM. Orgoglioso della nuova carica e sicuro della fortuna che lo perseguita Myers comincerà a disegnare un capolavoro. Non è possibile replicare il metodo di costruzione di questi Warriors ed ottenere lo stesso tipo di risultati, ovvero vincere 140 partite su 164 ed un titolo NBA nelle ultime due stagioni, senza aver mai avuto la prima scelta assoluta al Draft e senza aver mai firmato il miglior Free Agent sulla piazza (Durant deve ancora arrivare).
TEAM-BUILDING
Comincia tutto nel Draft 2009 dove, inconsapevolmente, mettono il primo tassello al mosaico scegliendo Stephen Wardell Curry, per tutti Steph, dall’università di Davidson. Arrivando nella lega Curry non era assolutamente quello che vediamo tutt’oggi. Era poco più di un oggetto misterioso, grande tiratore, ma è un playmaker? O è una guardia? E quelle caviglie come stanno?
Estate 2011: ancora al Draft scelgono bene ed arriva Klay Thompson. Cercano di mettere sotto contratto Tyson Chandler che però alla fine opterà per i New York Knicks e nel dicembre 2011 verranno snobbati da DeAndre Jordan. Serve un lungo che protegga l’area, ma è libero solo Bogut, considerato da molti un mezzo fallimento.
Il 19 marzo, giorno del ritiro della maglia di Chris Mullin, Monta Ellis-idolo-di-casa viene scambiato con i Millwaukee Bucks per Andrew Bogut. Pioggia di fischi. Nessuno ci credeva. Per molto tempo i tifosi Golden State andranno al palazzetto con la maglia di Ellis in segno di protesta per quel dannato scambio.
Draft 2012: foto di gruppo con Harrison Barnes, Festus Ezeli e Draymond Green. Quest’ultimo, scelto al secondo giro, la prenderà talmente male essere stato snobbato da tutti, che ricorda uno per uno tutti i giocatori selezionati prima di lui. Diverrà la forza emotiva e leader spirituale di tutta Golden State.
Andre Iguodala nel giugno 2013 firmerà un bel contratto con la squadra della Baia californiana, ma ancora manca qualcosa: Dwight Howard è cercato in maniera ossessiva ma firmerà con i Rockets: altra porta presa in faccia da Myers e gli Warrios.
L’uscita di scena dai playoffs 2014 contro i Los Angeles Clippers costerà il posto a Mark Jackson sulla panchina, scatenando le critiche di quella fetta NBA molto affezionata a Mark Jackson sia come uomo che come allenatore. Myers stila una lista di allenatori che intende mettere sul “pino” a comandare: Stan Van Gundy è il primo, viene subito contattato ma preferisce i Pistons di Detroit. Dopo un altro paio di picche, Myers trova l’interesse e la stretta di mano di Steve Kerr. Habemus Coach.
Kerr abbraccerà la filosofia Warriors fin da subito, portando idee chiarissime: giochiamo ai 120 possessi, non c’è un tiro che non possiamo prenderci e carta bianca a quei due che si fanno chiamare Splash Brothers.
Dalla panchina, come cambio di playmaker, Myers mette gli occhi su Shaun Livingston, talento titolare di una storia molto particolare: considerato come uno dei top prospetti al suo tempo, viene scelto dai Clippers dimostrando a tutti di poter essere uno che può fare la differenza nella lega. Poi un terribile infortunio gli rovinerà tutto, carriera e sogni. Lavoro duro e dedizione gli permetteranno di tornare in campo, nonostante lo scetticismo di tantissimi medici a cui ha chiesto udienza post infortunio. E’ un giocatore solido, intelligente ed una persona sincera, che non si arrende mai di fronte agli ostacoli.
Questa estate è arrivata la firma di Kevin Durant che però non ha niente a che fare con tutto il percorso che Forrest Gump AKA Bob Myers ha fatto al timone decisionale dei Golden State Warriors dal principio fino al monte Everest NBA. Ed una squadra snobbata da Tyson Chandler e da Dwight Howard, da DeAndre Jordan e da Stan Van Gundy è diventata capace di vincere 73 partite in regular season.
Il mosaico è completo ed il capolavoro è finito.
Se vi allontanate un altro pochino potrete notare che la stessa forma del Larry O’Brien Trophy.

