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Small Forwards: chi è ancora in cima e chi è pronto ad esplodere

di Jacopo Di Francesco

No, nonostante i 33 anni e il raggiungimento di ogni obiettivo – solo lui, anche visti gli Indians, poteva riportare un titolo a Cleveland – il trono è ancora solido. LeBron Raymone James è ancora il miglior giocatore di tutti i nove pianeti (Plutone non mollare), ed ipso facto la miglior ala piccola.

Eppure i candidati non mancano: Kawhi Leonard è già nella storia: chiunque abbia un ruolo così fondamentale nell’esercito dell’Alamo guidato dal generale Popovich lo è. Se aggiungiamo l’aver marcato il Re per un’intera serie finale, e un paio di stagioni dove di fronte ai Curry e ai Westbrook – forniti a turno della borraccia di Space Jam – riesce comunque ad entrare nel discorso MVP, la questione diventa ancora più semplice.

Jimmy Butler, ultimo baluardo di vero basket in quel di Windy City. Il flirt con Boston va avanti, ma una delle poche mosse azzeccate del duo Forman-Paxsons è stata quella di non cedere il ragazzo di Tomball per qualsiasi entità diversa da una top pick. Ainge intanto continua a pensarci, con Jimmy e un lungo di livello LeBron non dovrebbe più preoccuparsi solo di Curry il reclutatore.

Paul George, che nonostante il massimo sforzo di Larry Bird nella scorsa estate per dargli una squadra competitiva, a luglio dovrà prendere la sua decision. E il richiamo di Venice Beach potrebbe essere irresistibile, considerando anche gli youngsters.

Kevin Durant, ala piccola/ala grande anche all’occorrenza dei Golden State Warriors ha avuto un impatto difensivo ed offensivo inaspettato: tutti si aspettavano ci mettesse un po di tempo per ambientarsi nel nuovo sistema di gioco, ma viste le sue qualità eccelse, KD si è calato subito nella parte. Fermato da un infortunio qualche mese fa, è pronto per tornare finalmente in campo e punta i playoffs.

Merita una menzione anche Gordon Hayward: dopo anni di tank triste e varie free agency oculate, Utah è di nuovo una squadra, e il miglioramento progressivo dell’ultimo triennio ne è la prova. A trascinare i mormoni c’è sempre stato lui, con o – come più spesso è accaduto – senza la luce dei riflettori. ‘Blue Money’ Hayward.

A prescindere dal fatto che appena arrivato nella lega somigliava ad Alfa Alfa ed ora starebbe bene sulla copertina di GQ, il prodotto di Butler ha fatto sempre della classe e dell’intelligenza cestistica i suoi punti di forza, a 27 anni ha giocato il suo primo All-Star Game ma è solo un segno di ciò che potrà arrivare. Con lui in campo – 21 punti, 6 rimbalzi, 4 assist di media – Utah è sopra di 6,7 su 100 possessi e sotto di 2,8 quando prende fiato; il progetto a Salt Lake City – Diaw e Joe Johnoson portano esperienza, Hill si è dimostrato un regista affidabile e Gobert è sempre più devatsante – potrebbe avere una brusca scossa quest’estate in quanto Gordon potrà uscire dal contratto, e saranno in molti a bussare alla sua porta (anche i Bulls dovesse partire Wade?). Di sicuro c’è che sul Lago Salato non spendevano così bene da tempo.

Poi ci sono i due giovani: uno è atteso con grande hype dal momento in cui ha stretto per primo la mano di Silver nel Draft del 2014, l’altro è al contempo la sorpresa e uno dei principali fautori delle fortune di Washington D.C..

Andrew Wiggins non ha avuto un impatto facile con il piano disopra. Certo l’ambiente è perfetto, a Minneapolis non hanno certo problemi ad aspettare lui e LaVine, la squadra è già ovviamente in mano a Towns. Il talento e l’etica sono indiscutibili, anche da un punto di vista romantico e l’unico che può vagamente ricordare Kobe, ed infatti l’ultima sfida allo Staples tra i due è stata memorabile, con il Mamba che reclamava il copyright di alcuni movimenti messi in mostra dal giovane da Kansas.

E’attento difensivamente e sono notevoli i 23 punti di media, lontani dalle due annate precedenti, considerando anche quanto sia già curato da tutte le difese. Tuttavia deve migliorare nella scelta dei tiri – questo verrà sicuramente con la crescita di squadra dei Wolves – e in tutte le altre statistiche, soprattutto a rimbalzo. Da sottolineare anche il miglioramento da oltre l’arco, dovrà per forza di gioco moderno essere una delle chiavi della sua carriera.

Capitolo Otto Porter Jr.: il 24 di Saint Louis, Missouri, è il factotum dei Wizards quarti ad Est; alzi la mano chi li aveva pronosticati lì. Notevole effort in difesa favorito dalle lunghe leve, capacità di attaccare il ferro e buon qi cestistico. Ciò che risalta è il suo apporto come spot-up shooter: non nato come tiratore, puro, è in continuo progresso, e solo tre giocatori nella Lega fanno meglio di lui su 100 possessi: Kemba Walker, go-to guy degli Hornets, CJ Miles, cecchino scelto e l’immortale Pau Gasol, che considerando l’odierna dinamicità può essere così pericoloso solo nel sistema Spurs.

Season Frequency Points per Possession FG% Percentile
2015-16 28.9 0.97 50.9 57.6
2016-17 33.8 1.32 66.3 97.6

Oltre ai sempre encomiabili Crowder e Ariza, prossime sorprese a lungo termine potrebbero essere Justin Anderson dei 76ers, se dovesse ritrovare il suo gioco esterno. Ma le sue percentuali al ferro lo rendono affidabile già così. Oppure Terrence Ross, che nel disastro cosmico di Orlando ha l’occasione per cambiare status: ma nulla è scontato per entrambi.

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