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The Coach Blackboard: I Nuovi Warriors

I Nuovi Warriors

I Nuovi Golden State Warriors, annata 2016/17

Durante l’estate del 2016 si è verificata una delle più incredibili e discusse trade della storia della NBA, nella quale Kevin Durant ha firmato un biennale con i Golden State Warriors. La squadra del bi-MVP Stephen Curry ha dovuto, quindi, rimodellarsi per fare spazio all’arrivo di uno dei più forti giocatori della lega. Le partenze di Bogut, Barnes, Speights ed Ezeli, giocatori di enorme spessore nelle rotazioni di coach Kerr, hanno sollevato molti dubbi sulla validità della nuova squadra formatasi. Sì perché i Warriors, che per due anni consecutivi hanno dominato la scena cestistica della costa Ovest, facevano del passaggio e della circolazione di palla, un’arte. La palla si muoveva molto rapidamente e raramente veniva bloccata nelle mani di un singolo giocatore, neanche in quelle degli “Splash Brothers”. Erano in molti a chiedersi come e quanto si sarebbe ambientato l’ex giocatore di Seattle e Oklahoma nei giochi dei californiani. La perentoria risposta arriva direttamente dai numeri: 31.5 assist a partita (in 28 partite giocate), +6.0 dai secondi (i Rockets con 25.5).

La partita

Nella partita del 15 Dicembre contro i New York Knicks, in visita ad Oakland, i Golden State Warriors fanno registrare 41 assistenze su 45 canestri dal campo. Tradotto in percentuale significa che il 91% delle conclusioni dei Guerrieri arriva subito dopo il passaggio di un compagno. Per quanto possa sembrare assurdo, sembra che la squadra “giri” meglio dopo essere stata ristrutturata e avere aggiunto alle proprie fila un animale da 1vs1 come l’MVP del 2014.

Nel video ci sono i 26 canestri su azione del primo tempo dei Warriors e i rispettivi 26 assist.

Analizzando i numeri si vede subito quanto la circolazione di palla sia fondamentale nel gioco dei vice campioni NBA: nelle vittorie viaggiano a 32.8 assist di media, contro i 24.9 delle sconfitte (solo 4 finora). Di conseguenza migliora anche la produzione di punti, 120.3 con il 50.7% al tiro nelle vittorie che scende a 103.3 con il 44.3% al tiro nelle sconfitte. Crolla anche lo stereotipo di tiratori infallibili (12.6 triple realizzate con il 40.6% nelle vittorie, appena 8.3 con il 24.3% di realizzazione nelle sconfitte).

Le altre statistiche generali (rimbalzi, rubate, stoppate, tiri liberi segnati/tentati) rimangono pressochè invariate, proprio a dimostrazione di quale sia il vero indicatore di qualità nel gioco dei californiani.

Arma a doppio taglio… o no?

Golden State Warriors - Assist

Da quando è arrivato Steve Kerr sulla panchina della franchigia di Oakland, abbiamo preso sempre più confidenza con concetti come “small ball“, “aumentare il pace” e il famoso “7 seconds or less“. Questi concetti servono ad estremizzare la rapidità del gioco: si corre in difesa, si corre in contropiede, si corre in transizione. Spesso si corre addirittura a difesa schierata, entrando subito nell’azione con l’utilizzo di blocchi per i tiratori che, appunto, corrono da un lato all’altro della metà campo offensiva. Alzare i ritmi del gioco ha come diretta conseguenza quella di alzare anche le palle perse. Giocare sempre al massimo della velocità può essere controproducente, soprattutto se non si riesce a controllare il flusso della partita. Attaccare subito la difesa per aumentare i ritmi di gioco può portare i giocatori a prendere tiri forzati. Inoltre i 5 giocatori in campo devono essere “sincronizzati” e muoversi all’unisono sia in difesa che in attacco. Tutti problemi che i nuovi Warriors avranno certo incontrato… giusto?

Forse, ma se anche l’hanno fatto non lo danno a vedere. Hanno il terzo miglior pace della lega (meglio di loro fanno solo Nets e Suns, che però non hanno gli stessi risultati) e perdono un buon numero di palloni (20° percentile). Fin qui tutto nella norma. Poi però si legge che hanno il miglior Net Rating della lega a 12.4, la miglior percentuale di assistenze (72.5%) e anche il miglior rapporto tra assist e palle perse (2.12). Per capirci: Nets e Suns, che giocano più o meno lo stesso numero di possessi dei Warriors, occupano gli ultimi due posti della classifica assist/palle perse.

Una volta di più i numeri ci dimostrano che non basta decidere l’assetto tattico della propria squadra per diventare campioni NBA, nè che una squadra debba stravolgere il proprio gioco dopo aver modificato il proprio roster. Una volta di più i numeri ci dimostrano che il basket va oltre i numeri.

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