Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Stati Uniti, armi leggere e decessi pesanti: il mondo dello sport non ne può più

Stati Uniti, armi leggere e decessi pesanti: il mondo dello sport non ne può più

di Carmen Apadula

Avete bisogno di un’arma? Venite negli Stati Uniti! Prego, da questa parte.

Per prima cosa, bisogna compilare un modulo con i propri dati anagrafici. Successivamente, si passa ad un’autocertificazione su eventuali precedenti penali, uso di psicofarmaci e stato psicologico dell’individuo. Giusto qualche giorno di attesa, il tempo che le autorità effettuino tutti i controlli preventivi tramite un database, e poi ci siamo. 

Alla fin fine, la procedura standard per acquistare un’arma negli Stati Uniti è questa. Nulla di più, nulla di meno.

Per chi ha meno di 21 anni negli USA, è più facile comprare una pistola che entrare in un locale. E’ più facile comprare una pistola che commettere un’infrazione stradale. E’ più facile comprare una pistola che ricevere un antibiotico in farmacia. Oppure, come disse il buon Damion Lee, alludendo alla penuria del “baby formula”, che imbarazza il Paese: “E’ più facile comprare una pistola che ottenere il latte in polvere”.

Ma non è finita qui. Perché la compravendita delle armi diventa ancora più semplice quando avviene tra privati, o durante le “fiere” del settore, che si tengono in molti Stati americani e anche con una certa regolarità. Le leggi cambiano, ma il vuoto normativo rimane, proprio come un’impostazione culturale a radici sia storiche che politiche, sostenuta dai vari risvolti sociali del Paese, ma soprattutto dagli interessi economici.

La popolazione degli Stati Uniti rappresenta circa il 5% di quella mondiale. Eppure, possiede il 40% delle armi che nel mondo vengono messe in mano ai civili.

Ma che cosa ne consegue? Pensate che ciò non conti nulla? Allora lasciate che vi rinfreschi la memoria.

18 luglio 1984, San Ysidro: James Hubert uccide 21 persone in un McDonald’s.

20 agosto 1986, Oklahoma: Patrick Henry Sherrill uccide 14 persone in 10 minuti nella sede postale per cui lavora. Alla fine della strage, si toglie la vita.

16 ottobre 1991, Texas: George Hennard si schianta contro il Luby’s a Killeen. Uscito dal suo pick up, uccide 23 persone.

20 luglio 2012, Aurora: un ventiquattrenne, con indosso una maschera di Bane (“Il flagello”), entra in un cinema durante la proiezione del film “The Dark Knight Rises” e uccide 12 persone.

2 dicembre 2015, San Bernardino: una coppia simpatizzante del regime islamico irrompe nell’Inland Regional Center e uccide 14 persone.

12 giugno 2016, Orlando: Omar Saddiqui Mateen irrompe nel gay-bar Pulse e uccide 49 persone.

2 ottobre 2017, Las Vegas: Stephen Paddock, durante il Route 91 Harvest Music Festival, uccide 50 persone.

3 agosto 2019, El Paso: Patrick Crusius entra in un supermercato Walmart e uccide 23 persone, mosso da odio razziale contro i latinos.

16 marzo 2021, Atlanta: Robert Aaron Long irrompe in 3 sale massaggio e uccide 8 persone. Lo avrebbe fatto per “rimovere le tentazioni sessuali” che lo ossessionavano.

14 maggio 2022, Buffalo: il suprematista Payton Gendron entra in un supermercato e uccide 10 persone.

Sono solo alcune delle più sanguinose sparatorie verificatisi negli Stati Uniti negli ultimi 40 anni. E non saranno le ultime.

La politica delle armi negli Stati Uniti d’America

Quella delle armi “facili” è una storia che parte da lontano. Precisamente, dal secondo emendamento della Costituzione americana, risalente al 1791

“The Second Amendment gives citizens the right to bear arms”. Più chiaro di così, non si può. 

Si stima che i civili statunitensi possiedano circa 393 milioni di armi da fuoco, e che il 42% delle famiglie del Paese abbia almeno una pistola in casa. Inoltre, gli Stati Uniti possiedono il numero stimato più alto per quanto riguarda le armi pro capite al mondo, con 120.5 pistole ogni 100 persone.

James Madison, autore della Carta dei diritti degli Stati Uniti, considerava essenziale per i privati cittadini il diritto di detenere e portare armi. “Le verità politiche dichiarate in quel modo solenne, acquisiscono per gradi il carattere delle massime fondamentali del libero governo, e man mano che si incorporano nel sentimento nazionale, contrastano gli impulsi di interesse” scrisse nel 1788

Della stessa opinione era il giurista William Blackstone, secondo cui l’autodifesa è “la legge primaria della natura”, che la legge creata dall’uomo non può togliere. Appoggiando il suo collega, il giurista St. George Tucker scrisse che: il diritto all’autodifesa è la prima legge della natura, e che è stato “lo studio dei governanti a confinare questo diritto entro i limiti più stretti possibili”. 

L’opinione che il possesso d’armi sia un diritto fondamentale è stata poi confermata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, tramite la sentenza District of Columbia v. Heller, del 2008. La Corte aveva dichiarato che, al momento della fondazione della repubblica statunitense, “il diritto di avere armi era diventato fondamentale per i sudditi inglesi”. La Corte ha poi precisato che la Carta dei diritti inglese, risalente al 1689, aveva elencato il diritto del possesso delle armi come uno dei diritti fondamentali della popolazione. 

Prima della District of Columbia v. Heller, in assenza di una chiara sentenza del tribunale, c’è stato un dibattito riguardo la dubbia inclusione di un diritto individuale da parte del secondo emendamento. Nella sentenza, la Corte ha concluso che effettivamente esiste tale diritto, ma che non è illimitato. Sebbene la decisione non sia stata unanime, tutti i giudici hanno approvato la stipula di un diritto individuale, scontrandosi però riguardo alla portata di quest’ultimo. Dopo la sentenza, c’è stata una maggiore attenzione riguardo all’eventuale applicazione del secondo emendamento ai vari Stati.

Quando la Corte ha poi interpretato il quattordicesimo emendamento nella sentenza McDonald v. City of Chicago, del 2010, si è rifatta all’anno in cui l’emendamento è stato ratificato, e cioè il 1868. Secondo quanto dichiarato, la maggior parte degli Stati presentava, nelle proprie costituzioni, varie disposizioni che proteggevano questo diritto. La Corte ha quindi concluso che: “è chiaro che gli estensori e i ratificatori del quattordicesimo emendamento contavano il diritto di detenere e portare armi tra quei diritti necessari al nostro sistema di libertà ordinata”.

Con questa ulteriore sentenza, la Corte ha quindi stabilito che le disposizioni del secondo emendamento si applicano agli Stati a seguito del quattordicesimo.

Ma la questione è molto più complicata di così. La politica delle armi negli Stati Uniti è definita dalla contrapposizione di due diverse ideologie, riguardo al possesso delle armi da parte dei privati cittadini. 

Da una parte, c’è chi sostiene il controllo delle armi da fuoco, e dall’altra chi sostiene il rafforzamento delle normative sul possesso delle stesse.

I due principali gruppi di interesse su questo tema sono la Brady Campaign e la National Rifle Association

Per fare un esempio, i due gruppi si sono scontrati per quanto riguarda le leggi stand-your-ground, che conferiscono agli individui il diritto di usare le armi per difendersi, senza alcun dovere di ritirarsi da una situazione pericolosa.

I sostenitori della sinistra e dell’estrema sinistra, sostengono invece che il possesso delle armi sia necessario per proteggere le comunità emarginate (quali gli afroamericani o la classe operaia) dalla repressione statale. I sostenitori dell’estrema sinistra sostengono inoltre che le leggi sul controllo delle armi avvantaggino principalmente i bianchi, a danno della comunità nera.

Un altro argomento politico associato al diritto di detenzione delle armi è che vietare o regolamentarne il possesso rende più probabile la tirannia del governo. Un sondaggio condotto nel gennaio 2013, ha infatti indicato che il 65% degli americani crede che lo scopo del secondo emendamento sia quello di “garantire che le persone siano in grado di proteggersi dalla tirannia”. Un sondaggio condotto nell’ottobre dello stesso anno, ha invece mostrato che il 60% dei cittadini americani in possesso di armi menziona la “sicurezza personale” come motivo di possesso, e che solo il 5% di essi menziona il diritto del secondo emendamento tra le altre ragioni.

La cultura delle armi, e di conseguenza i suoi effetti, sono stati per decenni al centro di importanti dibattiti pubblici. Lo storico Richard Hofstadter, ha osservato che gli Stati Uniti sono “l’unica nazione industriale in cui il possesso di pistole è legalmente prevalente tra un gran numero della sua popolazione”. Nel 1995, il politologo Robert Spitzer ha invece affermato che la cultura americana delle armi si basa sulla proliferazione delle armi da fuoco fin dai primi giorni della nazione, sulla connessione tra il possesso personale delle armi e la storia rivoluzionaria del Paese, e sulla mitologia culturale riguardante le pistole nella vita moderna. 

In più, l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti del possesso delle armi, lascia anche perplessi gli altri Stati sviluppati del mondo. Molti dei quali, non capiscono l’insolita permissività delle leggi americane sulle armi, e credono che il popolo americano dovrebbe spingere per ottenere misure di controllo più severe, a fronte delle innumerevoli sparatorie di massa. Soprattutto nelle scuole. 

USA e armi “facili”: a risentirne solo le scuole

I massacri scolastici hanno acceso numerosi dibattiti riguardo alle politiche di controllo delle armi, ed in particolare riguardo alla necessità di misure di prevenzione più stringenti nei confronti di atti violenti, perpetrati attraverso le armi. 

Gli Stati Uniti contano il maggior numero di massacri avvenuti all’interno di edifici scolastici. Infatti pare che, negli USA, negli ultimi 23 anni chi siano verificati almeno 11 eventi di questo tipo. Ed il Paese è l’unico tra quelli sviluppati in cui le sparatorie scolastiche si ripetono disperatamente. 

Ma lasciate che vi faccia qualche esempio. 

L’1 agosto del 1966, l’ex marine Charles Joseph Whitman sale sulla torre dell’Università del Texas, uccidendo 16 persone e ferendone 30. 

Il 20 aprile del 1999, Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti della Columbine High School di Denver, uccidono 12 compagni ed un insegnante. Successivamente, entrambi si tolgono la vita. 

Il 14 dicembre del 2012, Adam Lanza entra nella Sandy Hook Elementary School e uccide ben 27 persone (di queste, 20 erano bambini). 

Il 14 febbraio del 2018, Nikolas Cruz entra nella Marjory Stoneman Douglas High School, sua ex scuola, e uccide 17 persone. E’ una delle peggiori stragi scolastiche statunitensi, più di quella di Columbine. 

Ma una delle più atroci in assoluto rimane senza dubbio la sparatoria di Uvalde, nella Robb Elementary School.

Il 24 maggio 2022, Salvador Rolando Ramos fa irruzione nella sua ex scuola elementare, e uccide a sangue freddo 19 alunni e 2 insegnanti, per poi essere ucciso a sua volta dalla polizia. E’ la strage infantile più sanguinosa della storia statunitense dopo quella di Sandy Hook

Poco prima di consumare la strage, l’assassino aveva postato sui suoi social delle inquietanti immagini di armi, per poi dirigersi alla sua ex scuola, barricarsi in un’aula e uccidere quante più persone possibile. 

Una tragedia che aveva mosso gli animi degli americani, che aveva innalzato un grande “no” nei confronti del possesso d’armi, a cui si era unito con calore anche Papa Francesco. “Ho il cuore affranto per la strage nella scuola elementare in Texas. Prego per i bambini, per gli adulti uccisi e per le loro famiglie. È tempo di dire basta al traffico indiscriminato delle armi. Impegniamoci tutti perché tragedie così non possano più accadere” aveva dichiarato a gran voce in quell’occasione. 

Perché le scuole sono i luoghi più “scelti” dagli assassini

Quelli sopra citati rappresentano solo una minima parte di tutti gli agghiaccianti massacri scolastici avvenuti negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni

E l’elemento comune di tutti questi episodi, quello più inquietante, che attira più attenzione, è proprio il luogo in cui avvengono. Le scuole.  

Certo, non saranno gli unici luoghi in cui vengono consumate queste stragi, ma è lampante come nella maggior parte dei casi siano proprio quegli edifici, ma soprattutto chi c’è dentro, ad essere presi di mira. 

La maggior parte degli assassini ha meno di 18 anni, dei tentativi di suicidio alle spalle e, secondo uno studio condotto dalla psicologa Robin Kowalski, qualche turbamento emotivo o psicologico di vario tipo da affrontare.

Sappiamo bene che l’adolescenza è un momento di sviluppo particolarmente complesso, ma lo diventa ancora di più se si va incontro a fasi di disagio di vario tipo. 

Questo è amplificato dal fatto che, nelle scuole statunitensi, non c’è un’adeguata assistenza psicologica a disposizione degli studenti, e il fatto che chiunque possa comprare un’arma senza troppe difficoltà non aiuta. 

Anche il fatto che gli assassini siano quasi sempre di sesso maschile non è un caso, e lo dimostrano vari studi. 

Sia per motivi sociologici che evoluzionistici, gli uomini sono più portati a praticare violenza fisica e ricorrere all’utilizzo delle armi. Gestire un’arma da fuoco, soprattutto nel caso dei fucili, richiede un tipo di forza e resistenza fisica che difficilmente appartengono ad una donna, a meno che non sia stata appositamente addestrata

Non a caso, dal 1979, le sparatorie di massa avvenute negli Stati Uniti che sono state compiute da donne, sono state solo 17, e di queste ben 7 hanno avuto luogo in una scuola. 

Ma perché proprio la scuola?

Beh, in realtà non è così difficile. La scuola rappresenta un luogo frequentato da persone indifese, di conseguenza è un luogo in cui l’assassino può colpire un numero più alto di persone. E’ un luogo che rappresenta innocenza e crescita, che l’assassino si affretta a distruggere con forte valenza dimostrativa

E negli ultimi 10 anni l’America non ha fatto nulla per fermare una carneficina quasi quotidiana. E’ rimasta un ostaggio della lobby delle armi e dell’opposizione dei repubblicani, e si ritrova così a piangere altri innocenti. Mentre il mondo dello sport e dello spettacolo gridano la propria rabbia.

Ancora sparatorie e morti premature: c’è chi non ne può più

“I nostri bambini meritano molto di meglio” afferma la First Lady, Jill Biden

“Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri. Quando è troppo è troppo. Il Congresso deve agire contro la violenza delle armi da fuoco. Quanti bimbi devono ancora morire prima di agire?” sostiene la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre

Un divieto che il presidente Joe Biden chiede, senza successo, da quando è entrato alla Casa Bianca, andando a scontrarsi con l’opposizione dei repubblicani del Congresso, che vedono nella difesa del secondo emendamento una delle loro maggiori battaglie.

“Sono disgustato e stanco. Dobbiamo agire. E non ditemi che non possiamo avere un impatto su questa carneficina”. Così dichiara Biden alla nazione, da ormai un anno a questa parte. “Ho trascorso la mia carriera come senatore e vicepresidente a lavorare con quanto più buon senso possibile per approvare le leggi sul possesso d’armi. Non possiamo, e non riusciremo, a prevenire ogni tragedia. Ma sappiamo che le leggi funzionano e hanno un impatto positivo. Quando abbiamo approvato il divieto di armi d’assalto, le sparatorie di massa sono diminuite. Quando la legge è scaduta, si sono moltiplicate. L’idea che un ragazzo di 18 anni possa comprare armi senza problemi è semplicemente sbagliata. In nome di Dio, a cosa serve un’arma se non per uccidere qualcuno? È rivoltante”.

Uma una delle proteste più pesanti arriva, in particolar modo, dal mondo del cinema. E non da uno qualunque. Da Quentin Tarantino

“Certamente non abbiamo bisogno di armi automatiche, più di quelle che già sono in circolazione” dichiara il regista. “Dovrebbero esserci leggi più restrittive”.

Qual è la cosa divertente in tutto ciò? Lui stesso in realtà possiede una pistola, a detta sua “per difesa”. E c’era da aspettarselo vista la violenza dei suoi film. 

Ma anche il mondo dello sport non si tira indietro. Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors, ha infatti già parlato più volte di questa cosa.

“C’è un disegno di legge in grado di inasprire la compravendita delle armi, già approvato dalla Camera. Ma è fermo da 2 anni, ostaggio di 50 senatori il cui solo interesse è conservare il potere” sostiene.

Stati Uniti e “gun control”, parla Gregg Popovich: “Sono i nostri figli a venire uccisi”

Domenica, prima della partita contro i Dallas Mavericks, il capo allenatore dei San Antonio Spurs Gregg Popovich ha proprio tenuto un discorso riguardo questa tematica. 

Il coach ha iniziato il suo monologo chiedendo se qualcuno nella stanza fosse in possesso di un’arma da fuoco, per poi continuare con parole piuttosto forti riguardo il controllo del possesso d’armi negli Stati Uniti. 

“Mi stavo chiedendo perché abbiamo un governatore, un vicegovernatore e un procuratore generale che hanno reso più facile il possesso d’armi da parte dei privati cittadini” ha dichiarato Popovich. “È una risposta ai continui omicidi dei nostri figli”.

Popovich ha criticato diversi legislatori repubblicani, in particolare del Texas e del Tennessee. Ha espresso il suo sdegno per l’espulsione dei rappresentanti Justin Jones e Justin Pearson dalla Camera dei Rappresentanti del Tennessee, dopo che la settimana scorsa avevano tenuto vari discorsi a favore di un maggiore controllo delle armi.

“Cosa ci vorrebbe per far cambiare idea a queste persone?” si chiede il coach. “Voglio dire, abbiamo due giovani ragazzi neri in Tennessee che sono stati appena condannati da un gruppo di persone che, ci scommetto, nel profondo della loro anima vogliono tornare a Jim Crow. E quello che hanno appena fatto è un buon inizio. Quei legislatori hanno chiamato quei ragazzi ‘insurrezionalisti’. È difficile da credere. Ma l’America non è più quella che pensavamo. È cambiata. Quindi, se quei ragazzi sono insurrezionalisti, qual è il passo successivo, il livello di violenza successivo agli insurrezionalisti?”.

Popovich ha poi preso un foglio di carta, e ha letto una dichiarazione della senatrice repubblicana Marsha Blackburn, rilasciata dopo che un uomo ha ucciso 3 bambini e 3 adulti in una scuola elementare di Nashville il mese scorso.

“Il suo commento dopo la strage è stato: ‘Il mio ufficio è in contatto con i funzionari federali, statali e locali e siamo pronti ad assistere'” dichiara il coach. “Ma in che modo? Sono morti!”. Popovich inizia ad alterarsi. “A che cosa intende assistere? Pulire i loro cervelli dal muro, pulire il sangue dal pavimento della scuola? A cosa intende assistere? E poi c’è il Governatore Lee. Mi dispiace continuare, ma Bill Lee: ‘Sto monitorando da vicino la tragica situazione. Vi prego di unirvi a noi nella preghiera’. Cosa sta monitorando? Sono morti! I bambini sono morti. Quando vado a prendere i miei nipoti a scuola, durante il tragitto spero solo che stiano bene”.

Popovich ha definito la resistenza nei confronti del controllo del possesso d’armi un tentativo di ammantare tutto ciò nel mito del secondo emendamento, ed ha criticato i legislatori repubblicani che quest’anno hanno realizzato cartoline di Natale in posa con le armi.

“L’avidità delle lobby delle armi e dei produttori è evidente” ha detto. “Lo sappiamo tutti. I soldi parlano, ma la vigliaccheria e l’egoismo dei legislatori così spaventati dall’idea di perdere il loro lavoro, il loro potere, il loro stipendio… Vorrei riunirli in una stanza, uno per uno, e dire loro: ‘Cosa è più importante per te? Se potesse votare per una legge sulla sicurezza, condivisa dalla maggior parte dell’opinione pubblica, lo farebbe per salvare anche un solo bambino? Oppure il suo lavoro e il suo denaro sono così importanti per lei?”.

Il coach ha poi parlato dell’epoca dei Diritti Civili, della Guerra del Vietnam e dell’omicidio di George Floyd come esempi di violenza raccapricciante, mostrata con dettagli cruenti, e che hanno influenzato l’opinione pubblica.

“Dobbiamo davvero mostrare tutto ciò?” sostiene. “Così tutti vedranno che questi genitori non erano nemmeno in grado di capire se si trattava di loro figlio? Questo sveglierà il senatore Josh Hawley, in modo che non corra verso gli insurrezionalisti, qualsiasi cosa fossero? Queste persone pensano che siamo stupidi. Ma potrebbero avere ragione, perché la fanno franca con queste stronzate”.

La cultura delle armi: un aspetto degli USA da non sottovalutare

Purtroppo, ci sono pochi motivi per credere che la frequenza di tali tragedie diminuirà presto. Anzi.

Al contrario, ci sono sempre più ragioni convincenti per aspettarsi ancora più sparatorie negli Stati Uniti, soprattutto nelle scuole. 

Potremmo dire che le ragioni principali sono 3, e spiegano proprio perché gli Stati Uniti sono, al giorno d’oggi, l’epicentro di una vera e propria carneficina

Il primo motivo è che, al giorno d’oggi, il numero di giovani emarginati, disturbati e pieni di rabbia, negli USA cresce a dismisura. 

Il secondo motivo è l’aumento esponenziale del disagio psicologico tra gli adolescenti statunitensi, aggravato ulteriormente dal fatto che, come detto precedentemente, negli Stati Uniti ci sia una carenza storica di supporto per la salute mentale in quella fascia d’età. 

Nel dicembre 2021, il portavoce delle questioni di salute pubblica del Governo federale, Vivek Murthy, aveva dichiarato che la salute mentale dei giovani sta affrontando effetti devastanti a causa di sfide generazionali, quali la pandemia da Covid-19. Il rapporto rilevava un aumento significativo dei disturbi di depressione e ansia tra i più giovani, insieme a più visite al pronto soccorso per problemi legati alla salute mentale e non fisica. L’assicurazione sanitaria che include l’assistenza psichiatrica è stata infatti privatizzata negli Stati Uniti, ed è spesso legata all’occupazione. Pertanto, la perdita del lavoro durante la pandemia ha fatto sì che molte famiglie non fossero più in grado di fornire ai figli gli interventi di assistenza psicologica preventiva di cui hanno bisogno. E le statistiche indicano che il deterioramento della salute mentale dei ragazzi, a causa della pandemia, ha coinciso con un aumento del 50% delle sparatorie nelle scuole.

La terza ragione è invece la facilità con cui negli Stati Uniti si ottengono armi che, spesso, non sono protette dai membri della famiglia che le hanno in uso. Secondo secondo un sondaggio condotto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, più della metà dei proprietari di armi, non a caso, non le conserva in sicurezza. 

Infine, c’è da considerare che, in 4 casi su 5, almeno un’altra persona era a conoscenza del piano dell’aggressore ma non lo ha denunciato. Per combattere questa omertà, le scuole dovrebbero istituire dei canali riservati, per consentire agli studenti di esporsi riguardo il comportamento dei compagni, e promuovere un clima di fiducia e comunicazione aperta, che incoraggi gli studenti a parlare. Ma dovrebbero anche assicurarsi che i meccanismi di segnalazione siano chiari, in modo che gli studenti sappiano a chi rivolgersi nel caso in cui assistano ad un comportamento anomalo. Inoltre, per dissuadere gli studenti dalla violenza armata, le scuole dovrebbe mettere a disposizione una formazione sulla gestione dei conflitti e dell’aggressività. Questo probabilmente li aiuterebbe ad acquisire capacità di risoluzione dei problemi, fornendo loro un’ampia gamma di strade, diverse da quella della cieca violenza.

I decessi pesano, ma non basta: ecco perché la legge a tutela del possesso armi negli USA non verrà abolita

Sancito dal secondo emendamento della Costituzione, il diritto al possesso d’armi negli Stati Uniti è difficilmente riformabile per la mancanza di un consenso politico sul tema. I democratici sembrerebbero favorevoli a leggi più severe, mentre i repubblicani e gli indipendenti sono divisi sull’argomento.

Insomma, nonostante una media di 2 stragi al giorno, non sarà facile limitare l’uso di armi da fuoco fra i civili.

L’ultimo tentativo di riforma risale al 1994, quando il presidente Bill Clinton riuscì a far approvare un divieto (della durata di 10 anni) della vendita di armi semiautomatiche ai civili. Divieto che oggi l’amministrazione Biden vorrebbe riproporre. Non riuscendosi, l’alternativa potrebbe essere aumentare l’età minima per l’acquisto di queste ultime.

Il Congresso diviso potrà però bloccare qualsiasi proposta. Anche per questo alcuni Stati, come lo stato del Washington o della California, preferiscono fare da sé. Ma il Texas e la Georgia, ad esempio, vanno nella direzione opposta.

Per una stretta sulle armi, la strada si fa in salita.

E c’è un altro aspetto preoccupante. L’acquisto di armi negli Stati Uniti registra una spaventosa impennata ogni volta che si verifica una strage, o qualcosa che contribuisca ad aumentare le tensioni legate alla sicurezza, occasioni in cui il popolo americano si è sentito in pericolo. D’altronde, come dice Roach in Point Break: “La pace si ottiene con una potenza di fuoco superiore”.

Siamo affacciati sull’abisso di un male che le parole non possono descrivere. Ma io qualche parola voglio dirla.

Si è tanto parlato delle stragi americane, e di come arginarle, e tanto se ne parlerà ancora. 

Il buon senso ci suggerisce una legge per limitare la disponibilità delle armi da fuoco fra i civili. Ma non succederà mai.

E non solo a causa dei voti al Congresso, per il secondo emendamento o per le lobby. Non sta solo lì la questione. 

Il punto è che in America, il diritto di portare armi è inchiodato al principio della libertà individuale. Poggia sulle idee dell’autopossesso e dell’autodeterminazione, dalle quali deriva il diritto di proteggersi senza sottoporsi ad un’autorità.

Questo diritto è impresso nella coscienza più in profondità rispetto alla dialettica politica.
Il Congresso potrà anche approvare una legge per limitare la circolazione delle armi, ma la società americana non è disposta a mettere in discussione questo principio.
L’idea della libertà (che sia dallo stato, dalle leggi, o anche dagli altri), con cui si giustifica il possesso delle armi, è la stessa che invochiamo per ottenere la conquista e il progresso nell’ambito dei diritti individuali riguardo il proprio corpo, le proprie inclinazioni o la propria sessualità. 

Dunque, vi chiedo: si può davvero scardinare questo principio? Perché la tragedia americana delle armi sta esattamente a metà tra la liberazione dal controllo degli altri e la dittatura dell’io.

You may also like

1 commento

Victor 14 Aprile 2023 - 0:19

Complimenti per questo articolo

Risposta

Lascia un commento