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Warriors, quando la panchina fa la differenza

di Andrea Cosner

Golden State Warriors vincono la loro ottava partita stagionale e si confermano più che mai come la grande favorita della Western Conference. Curry e soci hanno battuto  a domicilio i sorprendenti Detroit Pistons dello strapotente Andre Drummond, guidando dall’inizio alla fine un match che ha avuto ben poca storia.

Stephen Curry ha finalmente giocato una partita da umano, mettendo comunque a referto 22 punti, conditi da 5 rimbalzi e 5 assist mentre il compagno di merende Klay Thompson è stato il miglior realizzatore dei Guerrieri portando in dote 24 punti, tirando con un ottimo 4/7 da dietro l’arco. Ma la vera chiave di questa importante vittoria è stata senza dubbio la second unit di Golden State.

Come riportato dal sito ESPN.go.com, coach Luke Walton, chiamato a sostituire l’infortunato Steve Kerr, ha commentato la vittoria sui Pistons elogiando senza giri di parole la propria panchina. “Abbiamo la migliore second unit della lega, sono fiero dei miei giocatori e di quello che ogni sera fanno per la squadra”, queste le parole del coach ad interim dei Warriors. 

Andre Iguodala ha guidato in maniera eccelsa le seconde linee, fornendo una prova solida e concreta (13 punti e 5 rimbalzi) e il solito Leandro Barbosa ha messo il proprio zampino nella conquista del match, arrivando spesso al ferro con le sue consuete scorribande. Di enorme importanza è stato il ritorno sul parquet dell’australiano Andrew Bogut, autore di 8 punti e 9 rimbalzi nei suoi 19 minuti di impiego, oltre ad una difesa del ferro encomiabile non partendo in quintetto.

Si sa, vincere non è mai facile e rivincere è ancora più complesso. I Warriors sono partiti con le idee molto chiare, tutto sta girando a meraviglia e i presupposti per ripetere le prodezze della scorsa annata ci sono tutti. La stagione però è solo all’inizio, non tutto è oro ciò che luccica e sicuramente gli altri team attrezzati per il titolo faranno di tutto per spezzare l’egemonia della franchigia californiana.

Una cosa è certa, a fare la differenza saranno i giocatori di secondo piano, quelli che lavorano sempre nell’ombra e che ogni sera danno il loro contributo a fari spenti, lasciando alle proprie stelle la luce della ribalta.

 

Per nbapassion.com

Andrea Cosner

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