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Lonzo Ball: l’arte di essere playmaker

di Alessandro Cozzi
Lonzo Ball

Un playmaker dalla visione senza limiti: con il suo stile non ortodosso, fatto di  alley oop (sia come passante che come rifinitore), scarichi clamorosi agli angoli, passaggi no look e tiri da 3, Lonzo Ball sta conquistando l’America.

Come ogni fenomeno che si rispetti, già dai tempi della High school aveva diviso gli esperti: nonostante venisse da una stagione da imbattuto, giocando in quel di Chino Hills, California insieme ai due fratelli Lamelo e LiAngelo (non manca di certo fantasia al padre Lavar), di cui sentiremo sicuramente parlare nei prossimi anni (LiAngelo ha recentemente segnato 72 punti, mettendo  a referto 13 triple. S E T T A N T A D U E), mantenendo una tripla doppia di media, molti scout non erano convinti che il suo gioco si potesse adattare alla NCAA e alla NBA. Lonzo sta smentendo tutti.

In questo inizio di stagione, non si è dovuto adattare al campionato collegiale: è la NCAA che deve tentare di adattarsi a lui. Il playmaker di UCLA è il protagonista assoluto di questo primo mese di college basketball. In cui è riuscito a divertire, conquistarsi decine di highlights, mettere assieme cifre eccellenti (14 punti, 9.3 assist e solamente 2.7 palle perse a partita). Facendo vincere una squadra forgiata a sua immagine e somiglianza, che al momento è il secondo attacco della nazione.

la famiglia di Lonzo Ball

I 3 fratelli Ball: da sinistra verso destra, Lonzo, LaMelo e LiAngelo

IL MCDONALD’S ALL AMERICAN GAME

Per capire a pieno che giocatore sia Lonzo Ball bisogna tornare indietro alla partita in cui le migliori stelle liceali si mettono in mostra: il McDonald’s All American game di Chicago. In quel che si può definire l’all star game dei licei a stelle e strisce, Lonzo ha avuto un approccio alla partita agli antipodi rispetto ai suoi coetanei: mentre gli altri prospetti cercavano di spiccare per le doti al tiro e per l’abilità di racimolare punti, Ball sembrava un giocatore del doppio dei suoi anni, con una maturità degna dei migliori floor general della NBA. Risultato? Si è preso solamente 3 tiri, segnando 0 punti tra l’altro,  ma ha smistato ben 13 assist, eguagliando il record vigente della manifestazione. Inutile aggiungere che la sua squadra ha vinto.

Lonzo Ball

Lonzo in comparazione ad alcuni dei migliori playmaker della nazione

 

Già, perché per Lonzo Ball vincere è il pane quotidiano: al momento viene da 42 vittorie consecutive in altrettante partite ufficiali e sta trasformando una squadra che fino all’anno scorso era mediocre, in una corazzata capace di demolire pure la numero 1 del ranking, Kentucky, in casa propria, dove vinceva, guarda caso, da 42 partite di fila.
D’altronde quando tuo padre fin da piccolo ti cresce ripetendoti che “ci deve essere qualcuno prima o poi che supererà Jordan, perché non puoi essere te?“, non puoi che diventare talmente determinato nel desiderare le vittorie che quest’ultime verranno a grappoli.

LA PROVA DEL NOVE

La partita contro Kentucky, dopo un inizio di stagione piuttosto agevole in termini di qualità degli avversari, era la prova del nove: avversario fortissimo, clima infernale, un campo inviolato da due anni, presenza di un grandissimo numero di scout. E infatti, aggredito con un atletismo che non aveva potuto nemmeno immaginare, Lonzo Ball ha faticato. Vari passaggi intercettati; qualche scelta telefonata; errori difensivi contro le accelerazioni del suo avversario.

Eppure, gli errori non sono bastati a fargli perdere la testa. Superando un inizio difficile, Ball ha comunque comandato i tempi, mostrando di poter fare la differenza in un contesto infinitamente più competitivo di quelli precedenti e ha segnato due triple nei momenti più decisivi, quando Kentucky si stava riavvicinando.
La classica prestazione che va oltre ciò che si vede sul tabellino (14 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 6 palle perse).
I Bruins non solo hanno vinto, ma hanno controllato tutto il tempo il ritmo della partita, annichilendo i Wildcats con le armi che gli hanno contraddistinti in questo inizio di stagione: tiro da 3, velocità e full court press, volti a sfiancare l’avversario.

Lonzo Ball

A guardare le barre rosse, sembra che più che i Bruins siano i Suns di D’Antoni

 

IL FUTURO

Nonostante quest’estate gli addetti ai lavori sostenessero che sarebbe potuto rimanere a UCLA per qualche anno, il college ora sembra restare solamente una breve tappa di un cammino molto più ambizioso.
Volendomi sbilanciare, ritengo che Ball sarà una delle prime scelte al draft, giocandosi con Fultz, Smith e Fox il trono di migliore playmaker della classe 2017. Già perché per chi non lo sapesse, questa potrebbe essere una delle annate migliori di sempre per le squadre in cerca di un play in grado di sovvertire gli equilibri.
Secondo Mike Schmitz di draftexpress.com, Lonzo Ball potrebbe anche salire alla numero 2 e essere scelto prima di Dennis Smith di North Carolina State e Josh Jackson, talentuosa ma ancora da sgrezzare ala di Kansas (non vi ricorda qualcosa?) mentre la numero 1 per ora sembra essere saldamente nelle mani di Markelle Fultz, la combo guard di Washington.

Nonostante tutto, la strada è ancora lunga.

Certo, ci sono anche tanti aspetti su cui migliorare. La difesa sulla palla, su tutto. Ma anche la tecnica di tiro, con un rilascio molto basso e laterale, molto simile a quello di Pistol Pete Maravich (che dopotutto non può essere considerato un insulto) e la capacità di finire le penetrazioni. Un problema che lo spinge a forzare passaggi anche in situazioni che richiederebbero una conclusione personale, a volte più per eccesso di generosità e mancanza di fiducia nei propri mezzi piuttosto che per limiti tecnici.

Eppure, dopo solo quattro settimane di stagione, il bilancio è di gran lunga in attivo. Il record di assist per un freshman, 13, contro Long Beach State è già suo. Ne potrebbero arrivare altri. Forse, persino un’apparizione alle Final Four di Phoenix. Il padre di Lonzo sembra sicuro che sarà proprio UCLA la squadra a tagliare la retina e vincere il titolo. Considerando l’ambizione del ragazzo e della famiglia, una puntatina ce la farei.

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