Dopo essere stato fuori diverse settimane, dal 26 dicembre per l’esattezza, a causa di un problema muscolare Blake Griffin era ormai prossimo al rientro, ma un nuovo infortunio lo ha nuovamente fermato.
Il lungo si sarebbe infatti fratturato la mano destra, ma quello che fa discutere è il come: secondo le prime ricostruzioni il giocatore avrebbe avuto una discussione in un ristorante con il magazziniere dei Clippers, entrambi si trovavano a Toronto a seguito della squadra, e il diverbio sarebbe poi degenerato in colluttazione.
Sia Griffin che il magazziniere sono stati rispediti a Los Angeles, si attendono ulteriori notizie sulla gravità dell’infortunio, ma si suppone che Doc Rivers non potrà contare sul #32 prima dell’ASG.
Indubbiamente un duro colpo per la squadra losangelina, che però può vantare un curioso record di 11 vittorie a fronte di 3 sconfitte senza Griffin in questa stagione.
Blake Griffin
Rowan Kavner di NBA.com ha riportato nella notte: “Blake Griffin non seguirà i compagni a Utah e salterà almeno le prossime 5 trasferte a causa di un dolore al quadricipite. Il giocatore sarà rivalutato tra 2 settimane“. Il giornalista ha anche aggiunto che l’infortunio si è verificato nel corso del primo quarto, durante la sfida tra Los Angeles Clippers e Los Angeles Lakers, dopo che l’ala aveva fatto uno sprint.
Una pessima notizia per il 26enne che, tralasciando la stagione da rookie nella quale non giocò a causa di un operazione alla caviglia, non ha mai saltato più di 2 partite all’anno.
L’infortunio essenzialmente non danneggia la classifica dei Clippers, ma Griffin è ovviamente una delle due prime donne della squadra Californiana. Il punto di forza del team sarà di tenere Chris Paul in salute durante le due settimane di assenza del suo compagno di squadra, nella quale affronteranno Washington Wizards, Charlotte Hornets, New Orleans Pelicans, Philadelphia 76ers, Portland Trail Blazers e di nuovo gli Hornets.
Josh Smith e Paul Pierce verranno probabilmente utilizzati da ala grande in questo periodo, ma entrambi hanno i loro punti deboli. Smith è stato da sempre un enigma dando molte volte di matto nella squadre in cui ha giocato mentre Pierce è più basso rispetto alle altre ali della lega.
Senza Griffin, con i numeri alla mano, la squadra di Los Angeles non muove molto la palla, non difende bene e non trova punti facili vicino a canestro. Il nativo di Oklahoma City sta viaggiando in questa stagione a 23.3 punti, 5 assist e 8,7 rimbalzi a partita.
La stella dei New Orleans Pelicans Anthony Davis potrebbe usufruire della regola che in passato ha usato Derrick Rose per incrementare la sua estensione contrattuale firmata quest’estate (145 milioni in 5 anni).
Questo potrebbe accadere se la prima scelta al draft 2012 partirà in quintetto all’All Star Game ma, come riporta Marc J. Spears di Yahoo Sports, è solo sesto, dietro Kobe Bryant, Kevin Durant, Blake Griffin, Kawhi Leonard e Draymond Green, tra i lunghi della Western Conference con solo tre posti disponibili.
Tuttavia Davis potrebbe utilizzare questa regola qualora fosse inserito in un All-NBA team o se fosse nominato MVP della stagione.
Il nativo di Chicago sta disputando un’ottima stagione, nonostante il record della sua squadra sia solo di 9 vittorie e 20 sconfitte, come testimoniano le sue medie: 23.6 punti, 10.9 rimbalzi e 2.7 stoppate in 36 minuti di impiego.
Secondo molti non dovrebbe esserci partita, secondo molti questa dovrebbe essere la partita più scontata del Christmas Day: stiamo parlando del derby di Los Angeles tra Lakers e Clippers. Il 139° meeting tra le due squadre di Los Angeles sembra un match già scritto: una squadra che vuole e deve essere tra quelle che lottano per il titolo (i Clippers), l’altra che molto probabilmente dovrà affrontare l’ennesimo stagione al limite (se non oltre) il tanking (i Lakers). Una situazione del genere, tra le squadre di Los Angeles è capitata spesso (ed il mismatch, è stato tante volte a favore dei “lacustri”), e le sorprese non sono parte di questo derby. Negli anni dei grandi Lakers degli anni ’80 il risultato fu al limite del clamoroso: 34 a 5 per i Lakers in 8 anni. Risultati simili anche durante gli anni del trepeat e del Kobe Finals MVP, fatta eccezione per il 2009-2010, anno in cui dei Clippers da 12° posto riuscirono a strappare due vittorie ai futuri campioni dei Lakers. La squadra di Kobe però non è più quella, così come i Clippers non hanno quella voglia di prime scelte come in quegli anni, ed i risultati degli ultimi anni lo stanno dimostrando: nelle ultime tre stagioni, su 12 incontri, i Lakers sono riusciti a vincerne solo uno. Era fine ottobre del 2013, il risultato fu 116 a 103 ed il top scorer fu un certo Xavier Henry, ora ai Santa Cruz Warriors, in D-League. Da allora 7 partite, da allora 7 vittorie dei Clippers, vittorie che, secondo i Bookmakers, dovrebbero aumentare ben presto.
LOS ANGELES CLIPPERS
Golden State, San Antonio, Oklahoma City: questi sono i veri rivali di classifica dei Clippers, non di certo i Lakers. Eppure v’è quella cosa che i tifosi dei Lakers ricordano sempre a quelli dei Clippers, che indicano ogni volta che giocano in casa (a prescindere dal risultato). Gli stendardi appesi in alto. Un affronto imperdonabile per una squadra che da anni sta cercando di arrivare ad ottenere il primo tutto loro. Ed è per questo che ogni volta che i Clippers scendono in campo contro i rivali giocano come contro le big della Western Conference. Purtroppo però, questa sfida non arriva in un momento di grande condizione per la squadra bianco-blu-rossa. Dopo un inizio un po’ stentato, al squadra di Doc Rivers sembrava essersi ritrovata: 10 vittorie e 3 sconfitte nell’ultimo mese sembravano un buon biglietto da visita per andare a trovare la corazzata di Popovich. Ebbene gli Spurs hanno minato tutte le sicurezze che i Clippers avevano acquisito nel mese precedente. Sconfitta a San Antonio, seguita da un’impronosticabile sconfitta a Houston e dalla sconfitta in casa contro i Thunder, targata Kevin Durant. Di sicuro i valori in campo dovrebbero comunque fare la differenza, ma chissà che, in caso la partita non si mettesse sui binari giusti, qualche altro patema potrebbe arruginire ancora di più gli ingranaggi dei Clippers.
LOS ANGELES LAKERS
La squadra di Kobe ha un dovere: non quello di arrivare ai playoff (5 su 24 è un inizio di stagione che non ti può permettere neanche di pensarci), non quello di evitare il tank (un’altra big pick al draft potrebbe veramente portare talento importante in una squadra ove per il momento non ve ne è moltissimo), bensì quello di onorare la storia della franchigia e del suo capitano. Vi sono circa una decina di partita (in realtà le rivalries sono molte di più per i Lakers, ma queste sono quelle più importanti) ove i tifosi dei lacustri, a prescindere dalla forza della squadra, pretendono il massimo: le sfide contro i Celtics, le sfide contro i Sixers e le sfide contro i Clippers. Tralasciando momentaneamente la sonora sconfitta contro i Thunder di questa notte, nella stagione disastrosa dei Lakers si può descrivere quest’ultimo periodo come un buon periodo. 2 vittorie nelle ultime cinque, contro Nuggets (senza Mudiay e Gallinari, v’è da dire) e i Bucks, entrambe con un super Kobe Bryant sugli scudi, sconfitti solo da Rockets e Thunder (due volte), non proprio squadre del livello della squadra di Los Angeles. Cinque gare con due W, cinque gare che dimostrano però anche un altro dato: anche quando i Lakers sono in forma, non riescono mai a fare un exploit contro una squadra superiore (i Bucks, forse la squadra più pazza di questa NBA, scinde da ogni definizione di inferiorità o superiorità contro chiunque). Quando i Lakers prendono il parziale in un quarto, non lo recuperano mai. Per questo, per sperare di arrivare a battere i rivali, domani, la vera chiave sarà uno dei tarli maggiori dei lacustri, ovvero la difesa: se la squadra capitanata da Kobe riuscirà a tenere sotto ritmo l’attacco dei Clippers, riusciendo a tenere la partita in bilico sino alla fine, allora sì che potrà pensare ad un’impresa come quella di battere i rivali.
Clippers, l’imperativo è aumentare la pericolosità dall’arco di Griffin
Secondo le statistiche di realgm.com, con le due triple di venerdì contro i San Antonio Spurs Blake Griffin ha toccato quota 40% in stagione con 6/15.
Il ruolo di stretch-four nei vari quintetti di tutta la NBA sta sempre più prendendo piede, soprattutto considerando le squadre che hanno vinto negli ultimi anni: Chris Bosh e Draymond Green da dietro l’arco hanno segnato tiri fondamentali, ma soprattutto hanno condizionato irrimediabilmente le difese avversarie e cambiando almeno in parte la concezione del Gioco.
I Velieri nell’ultima off season hanno lavorato forse meglio di chiunque altro, alzando il livello della panchina e aggiungendo un giocatore di razza e clutch come Paul Pierce. Tuttavia continua la ricerca della mentalità giusta, oltre quella di una lontana solidità difensiva. Avere quindi un secondo violino pericoloso anche da fuori farebbe salire ancora la pericolosità degli angelini, anche secondo Doc Rivers: “Blake può tirare da tre. È divertente, ci lavora tanto. Penso ancora che a volte lui non voglia tirare finché non eseguiamo un gioco per farlo tirare o finché non scadono i 24”.
La sconfitta all’AT&T Center è arrivata soprattutto per l’ hack-a-Deandre, punto debole forse non risolvibile per l’head-coach. Quindi, aumentare la pericolosità di Griffin sarà il suo imperativo.
La rimonta conclusiva dei Nets non è sufficiente agli uomini di coach Hollins a evitare la seconda sconfitta interna stagionale, la prima in assoluto contro i Clippers al Barclays Center (105-100).
Il match ha preso subito la direzione della franchigia californiana, con gli ospiti capaci di andare a segno con 11 delle prime 15 conclusioni dal campo. Il parziale di 10-0 del 2° quarto, suggellato dalla tripla di Paul Pierce (10 in 14′ per l’ex), ha aperto poi il primo gap importante fra le 2 squadre (42-26). Le sortite offensive di Thaddeus Young (18+5) e Brook Lopez (14+12), unici bagliori di talento nel nulla cosmico dell’attacco Nets, non hanno comunque mai rappresentato una minaccia credibile per gli avversari, che dopo essere andati al riposo sul +13 (57-44), hanno gestito senza problemi il vantaggio fino all’inizio dell’ultima frazione di gioco. Con Bogdanovic (15+6) completamente soggiogato dai movimenti senza palla di JJ Redick (21 con 4/6 da 3), e con i lunghi continuamente impreparati su Blake Griffin (21+9) e DeAndre Jordan (12+12), Ryan Hollins sembrava aver gettato la spugna sul -18, decidendo di spedire in campo Markel Brown, Wayne Ellington e Andrea Bargnani al posto dei titolari per i minuti finali. Ma il talento offensivo dell’italiano (11 punti, tutti nel 4° quarto), fin lì protagonista di 6 minuti anonimi nel 1° tempo, ha mandato in tilt i Clippers, con Jarret Jack (16+11 assist) e Joe Johnson (15) – finalmente efficaci al tiro – a fargli da spalla.
A 2 minuti dalla fine, dopo il consueto (e fruttuoso) Hack – A – Jordan, i punti da recuperare per i padroni di casa erano soltanto 2, con Doc Rivers costretto a rimandare in fretta e furia i componenti dello starting 5, tolti poco prima con l’illusione che la partita fosse oramai in ghiaccio da tempo. E proprio l’asse Paul – Griffin ha messo la parola fine al match, con Bargnani tanto presente nella metà campo avversaria, quanto spaesato in quella difensiva, incapace di limitare in alcun modo il numero 32 dei losangelini.
Per i Clippers è la prima vittoria in trasferta contro i Nets dal 2007, un buon viatico in vista del più probante impegno di domani in quel di Detroit.
I Nets attendono invece l’arrivo in città dei Magic, altra franchigia che dovrà spezzare l’incantesimo del Barclays Center, impianto dal quale non sono mai usciti con una W.
Davanti al pubblico dello United Center, i Bulls interrompono la striscia di 3 sconfitte consecutive contro i Clippers, riuscendo a respingere il tentativo di rimonta degli uomini di Doc Rivers negli ultimi minuti di gioco.
Il primo scossone al match viene rifilato dai padroni di casa nel 2° parziale, quando la mano di Pau Gasol (24+6, miglior marcatore dei suoi) comincia a scaldarsi. Per il catalano arriverà addirittura un inatteso career high, con ben 3 triple a segno (su 3 tentativi). La panchina di Chicago non fa di certo sfracelli offensivamente (20 punti totali, col solo Aaron Brooks a quota 10), ma con i vari McDermott, Hinrich e Noah (13 rimbalzi, ma solo 2 punti per il francese) in campo, i Clippers smettono di segnare, chiudendo il 2° quarto con appena 11 punti a referto, e flirtando con la doppia cifra di svantaggio (44-35).
Con i Bulls sempre più in controllo, a metà del 3° quarto accade il fattaccio che sul momento sembra consegnare la W agli uomini di coach Hoiberg: Blake Griffin (18+11) casca sulla finta di Taj Gibson (12+8) sotto canestro, e nel ricadere gli rifila un colpo alla testa con l’avambraccio. Gli arbitri, dopo aver revisionato le immagini, optano per un flagrant 2, che comporta l’espulsione immediata del giocatore. I liberi dell’ex USC portano i Bulls sul +16, ma l’uscita di scena di Griffin scuote di fatto i Clippers dal torpore delle prime frazioni di gioco.
All’inizio dell’ultimo quarto i punti da recuperare sono già diminuiti sensibilmente (64-54), e le triple degli ospiti (ne segneranno 8 negli ultimi 12 minuti) fanno sì che la partita torni presto sui binari dell’equilibrio. A 7 minuti dalla fine un tiro da 3 di Josh Smith fissa il punteggio in parità a quota 66, e solo a quel punto i Bulls reagiscono. Prima Jimmy Butler (14+8 assist) vola a schiacciare sull’errore di Brooks; poi è Derrick Rose (11, di cui 9 nel 4° quarto), autore fin lì di una prestazione a dir poco abulica, a mettere la tripla del +7 (73-66 a 5′ dalla fine), che sembra mandare i titoli di coda.
La paura di vincere invece blocca ancora una volta i padroni di casa, che intravedono gli spettri dell’ennesima beffa sulla conclusione dalla distanza di Chris Paul (12+5 assist): il tiro si ferma sul primo ferro a pochi secondi dalla sirena; finisce 83-80 per i Bulls, che tra mille sofferenze interrompono la striscia vincente dei Clippers a quota 3.
Per i californiani c’è ora in programma un’altra trasferta a est, sulla carta tutt’altro che impossibile, in quel di Brooklyn.
I Bulls, per dare seguito a questa vittoria, restano in Illinois e si preparano ad ospitare i Pelicans di Anthony Davis.
I love Florida, Orlando: Skiles ha trovato il bandolo della matassa con Oladipo dalla panchina?
La settimana degli Orlando Magic è trascorsa in un mix di gioie e amarezze. Le prime tre partite, delle sei consecutive in trasferta a Ovest, hanno consegnato alla squadra del nord della Florida un record di 2 vittorie e 1 sconfitta ma ha anche messo la parola fine alla serie di ‘w’ consecutive, fermatasi a cinque con la sconfitta di sabato sera sul campo dei Los Angeles Clippers: la novità introdotta dell’head coach è lo spostamento di Victor Oladipo dal quintetto a sesto uomo, che riesce entrando dalla panchina a spezzare la difesa avversaria.
Partiamo dalle gioie: il consolidamento delle serie di vittorie, cominciata ad Orlando e continuata per due sere anche in trasferta sui campi dei Minnesota Timberwolves e degli Utah Jazz. La scorsa notte, però, la sconfitta si è ripresentata a Los Angeles, ma la delusione arriva di più per come si è creata questa sconfitta. Una partita che è stata punto a punto per tutto il primo tempo, ma durante il terzo quarto i Magic hanno preso in mano la gara costruendo un vantaggio di 10 punti che sembrava abbastanza solido. Grazie alla coppia di guardie formata da Victor Oladipo e Elfrid Payton, Orlando ha stretto le maglie difensive e questo gli ha permesso di correre in contropiede segnando canestri facili, ma anche con la difesa schierata ha trovato punti in penetrazione con le ‘zingarate’ di Payton e le schiacciate di Aaron Gordon, e dalla media-lunga distanza con Oladipo, Jason Smith e un paio di canestri di Channing Frye. Sul 91-80 per i Magic a pochi minuti dalla fine, Oladipo in un contatto fortuito con Jamal Crawford ha subito un lieve infortunio al ginocchio che lo ha costretto a recarsi in spogliatoio, da quel momento la luce in attacco per i Magic si è spenta. Una brutta e affrettata selezione dei tiri non ha portato più punti sul tabellone e i Clippers, grazie a Blake Griffin e Crawford, hanno piazzato un parziale di 12-0 che ha rotto definitivamente le gambe a Orlando e ha confezionato la vittoria per Los Angeles.
Ritornano, quindi, i fantasmi di inizio stagione quando Orlando ha sprecato vantaggi in doppia cifra gettando via partite già vinte come contro gli Oklahoma City Thunder, o i Washington Wizards o ancora gli Houston Rockets. Orlando riscopre che vincere non è facile, e forse fa rimettere un po’ i piedi per terra ai ragazzi di Scott Skiles. Questa sconfitta gli fa tornare alla memoria che vincere non è scontato anche quando hai un vantaggio in doppia cifra ad una manciata di minuti dalla fine, che il pallone è prezioso e prendere tiri affrettati non è sintomo di sicurezza nei propri mezzi. Ma il campanello d’allarme era già suonato a Minneapolis, quando i Magic si sono divorati 17 punti di vantaggio nei minuti finali mettendo a repentaglio una vittoria mai in discussione fino a quel momento. O i primi tre quarti a Salt Lake City in cui Orlando non ha espresso la sua miglior pallacanestro, e solo un parziale a meta dell’ultima frazione di 11-3 ha permesso di portare a casa la vittoria. La sconfitta dello Staples Center mette in ombra la grande prestazione di Payton e Oladipo, prestazione importante sia dal punto di vista dei numeri che da quello delle leadership. Elfrid ha il controllo della squadra, e questo già dallo scorso anno, ma in questa stagione è molto più sicuro di se e nelle ultime uscite sta prendendo confidenza anche con il suo jumper, anche se non segnato con continuità, ma almeno prova a mettere pressione sulla difesa. Oladipo, come già detto nelle scorse settimane, si sta trovando sempre più a suo agio nel nuovo ruolo di sesto uomo di lusso, entra dalla panchina e cambia la partita, ed è tornato a dei livelli che in questa stagione non aveva ancora raggiunto.
Orlando è nel pieno del suo processo di crescita e passi falsi di questo tipo ci possono anche stare, ma solo se verranno assimilati come errori da non ripetere e insegnano qualcosa. I Magic avevano preso gusto a vincere le partite, e questa sconfitta gli farà apprezzare ancora di più quel sapore dolce che ha la vittoria e probabilmente nella prossima gara saranno affamati nel voler riprovare quella sensazione. Ma solo la determinazione non basta, servono le giuste scelte in attacco e servono le giuste rotazioni in difesa. C’è troppa disparità “nell’effort” dei vari quintetti messi in campo, e questo è un problema, ma devono cercare di capire che cosa c’è che non funziona. Se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, si può dire che i Magic hanno vinto contro squadre alla loro portata e hanno perso, giocandosi la partita fino all’ultimo, con una contender per il titolo. E forse bisognerebbe guardare solo la parte piena del bicchiere, considerando i tre anni precedenti e considerando che il processo è lungo e si deve avere pazienza.
Probabilmente si pretende troppo in questa stagione da questa squadra, in fondo ad oggi ha un record vincente, e non succedeva da quattro anni. Ci si potrebbe anche accontentare, ma Orlando non può. Non può perché una serie di sconfitte può arrivare da un momento all’altro, esattamente come è arrivata quella di vittorie, e i Magic non possono rilassarsi perché devono imparare a vincere con continuità e devono imparare a gestire i finali di partita con più lucidità, soprattutto quando sono in vantaggio. La Eastern Conference è molto competitiva quest’anno e per arrivare ai playoffs servirà un record vincente e forse non sarà abbastanza. I playoffs devono essere un obiettivo perché per questi ragazzi giocare per la prima volta una serie farebbe aumentare di moltissimo la barra dell’esperienza.
Il viaggio a Ovest prevede ancora due trasferte in back to back, a Denver e a Phoenix, per i Magic è vietato mollare.
Allo Staple Center di Los Angeles i Clippers ottengono la seconda vittoria consecutiva ai danni dei Timberwolves, che sono ancora una volta costretti a fare a meno di Ricky Rubio.
Gli ospiti, che prima di questo match detenevano un record lontano dalle mura amiche di tutto rispetto (6-2), hanno mantenuto un esiguo vantaggio nei primissimi minuti di gioco (15-10), ma hanno poi lasciato troppo presto l’iniziativa ai padroni di casa. Fra la fine del 1° e l’inizio del 2° quarto, i Clippers hanno preso una decina di punti di margine, e i Timberwolves non sono mai più riusciti ad avvicinarsi pericolosamente (48-37 all’intervallo).
Sam Mitchell ha trovato 3 uomini in doppia cifra in uscita dalla panchina (Nemanja Bjelica 10, Andre Miller 11, Gorgui Dieng 14+10), ma lo starting 5 dei Clippers ha fatto il bello e il cattivo tempo dall’inizio, portando in dote 80 punti a fronte dei soli 58 del quintetto T-Wolves.
Andrew Wiggins è comunque riuscito a scollinare oltre quota 20 (21 per la precisione), e anche Karl Anthony Towns (17+8) e Zach LaVine (18+7 assist) hanno dato il loro contributo offensivo. Chi ha deluso è stata la vecchia guardia: Garnett, Martin e Prince hanno chiuso con 2 punti e 1/11 totale, una miseria anche per i loro attuali standard.
Dall’altra parte almeno Paul Pierce si è risvegliato dal torpore di questo inizio stagione con 3 minuti di trance agonistica nel 3° parziale in cui ha segnato tutti e 10 i suoi punti e ha rispedito al mittente uno dei vani tentativi di rimonta degli ospiti.
A dare poi la scossa decisiva negli ultimi minuti di gioco ci ha pensato prima JJ Redick (18, con 7/12 al tiro), e poi il pick&roll Paul – Griffin, al quale i giocatori di Minnesota non hanno saputo trovare adeguate risposte. Chris Paul ha chiuso con 20 punti e 9 assist abbastanza silenziosi, senza mai dare l’impressione di essere in affanno e senza mai aver bisogno di forzare la mano. Blake Griffin ha segnato 12 dei suoi 26 punti totali (conditi da 8 rimbalzi e 8 assist) nell’ultimo quarto, trascinando di peso la squadra alla vittoria (107-99). A nulla è valso il consueto Hack-a-Jordan adottato dai T-Wolves negli ultimi minuti: DeAndre ha comunque flirtato con la doppia doppia (9+9), permettendosi il lusso di sbagliare 9 dei 12 liberi concessi dagli avversari.
I Clippers proveranno a dare un seguito a questa mini striscia di vittorie contro i Blazers, mentre i Timberwolves, attesi dai Magic, sono ancora in attesa di sapere se avranno nuovamente a disposizione Rubio.
Davis si fa ancora male, nessun problema per i Clippers
I Los Angeles Clippers battono piuttosto agevolmente i New Orleans Pelicans per 111-90 grazie ai 20 punti a testa di Blake Griffin e J.J. Redick e i 17 punti conditi con 8 assist di Chris Paul.
Per NOLA nuova tegola su Anthony Davis, uscito per infortunio a meno di tre minuti dalla fine del terzo quarto: al momento dell’infortunio la superstar dei Pelicans aveva messo a referto 17 punti e 8 assist, con la squadra che si trovava sotto per 80-63. Il motivo dell’infortunio è stata una contusione al ginocchio destro contro Chris Paul durante una penetrazione del giocatore losangelino. Le condizioni di Davis verranno valutate nella giornata di oggi e, come spiegato dal coach Gentry a fine partita, “se ne saprà di più dopo aver parlato con il personale medico”. Anche Anthony Davis ha raccontato ai microfoni il suo infortunio, spiegando di non voler assolutamente stare fermo e di non voler perdere neanche un minuto delle prossime partite “Ho avuto modo di essere in campo. Abbiamo un sacco di ragazzi infortunati, non posso permettermi di stare fuori anch’io” ha commentato la giovane stella.
Per i Clippers invece si tratta di una bella vittoria che rilancia la squadra di Doc Rivers: il coach ha fatto riposare tutti i suoi starters per l’intera durata dell’ultimo quarto, una rarità in questa stagione per i californiani “Penso che la nostra energia sia stata fantastica stasera e in difesa siamo stati davvero buoni” commenta soddisfatto Doc Rivers. Anche il play Chris Paul si è mostrato molto soddisfatto a fine partita “Vorrei fosse così ogni notte. Abbiamo difeso abbastanza bene, spostato la palla e tirato bene. Lo abbiamo fatto tutti, chi più chi meno”. Tra i giocatori decisivi per la vittoria, DeAndre Jordan ha saputo realizzare 6 punti e 8 rimbalzi nei primi 8 minuti, permettendo così ai Clippers di scavare sin da subito il solco decisivo per la vittoria.
I Pelicans invece restano una delle peggiori squadre in difesa di tutta la lega, con 109.3 punti concessi a partita: un dato che fa arrabbiare il coach Gentry “Non è la sconfitta la cosa che conta di più, ma come è arrivata e l’approccio che abbiamo avuto. Fisicamente ci hanno mandato fuori giri, la situazione ci è sfuggita di mano sin da subito”.
https://www.youtube.com/watch?v=gZ3i6GARG3A
Clippers, la sconfitta contro i Toronto Raptors fa saltare i nervi a Josh Smith
La terza sconfitta di seguito per Los Angeles Clippers, rimediata nella notte contro i Toronto Raptors, è stata la goccia che ha fatto traboccare il proverbiale vaso per Josh Smith. Come riportato da Dan Wokie di ‘ocregister.com‘, a fine partita il giocatore e un assistente allenatore ne hanno discusso animatamente nello spogliatoio, al riparo da orecchie indiscrete.
Loud commotion inside the Clipper locker room. Can hear it through the walls.
— Dan Woike (@DanWoikeSports) 22 Novembre 2015
“È come un qualsiasi spogliatoio, dopo aver perso giocando in quel modo. Sono sconvolto” – ha commentato l’head coach, Doc Rivers, in seguito all’accaduto. I Clippers, dopo aver tirato con un disastroso 39.2% collezionando appena 33 punti a fine del secondo quarto, sono quasi riusciti a ricucire lo strappo di oltre 20 punti dal sesto minuto del terzo quarto.
Con un contratto annuale in scadenza la prossima estate, Smith questa notte doveva lottare per poter esser eventualmente riconfermato alla corte di Rivers. 2 punti, 8 rimbalzi e 2 assist in 14 minuti abbondanti di gioco, però, non sono stati sufficienti per un attacco che non ha mai brillato,ad esclusione di JJ Redick che è riuscito a segnare 17 punti (il migliore della squadra). Quella registrata nella notte è stata la sesta sconfitta per i losangelini a fronte delle sole sette vittorie. Il peggior record da quando Chris Paul è entrato a far parte dei Clippers.
“È abbastanza frustrante.” – ha ammesso Blake Griffin – “È la terza (partita N.d.R) che perdiamo di fila. Penso che sia normale esser sconsolati per tutto ciò, ma non possiamo permetterci che la frustrazione ci influenzi negativamente. Penso che abbiamo bisogno di sederci assieme ed esser realistici mentre cerchiamo di capire i problemi che ci stanno affliggendo.”
I Clippers avranno a disposizione la giornata di oggi e domani per correggere gli errori, visto che già da domani sera dovranno affrontare, al Pepsi Center, i Denver Nuggets di Danilo Gallinari
I Raptors, dopo la vittoria sui Lakers, concludono la trasferta losangelina con un’altra vittoria allo Staple Center, stavolta sugli abulici Clippers di questo periodo. Sia i californiani che i canadesi, dopo un avvio di stagione lanciato, hanno palesemente stentato nelle ultime settimane sul piano del gioco e dei risultati. Il test di ieri sera ha evidenziato come la squadra di Doc Rivers, sulla carta più quotata degli avversari, sia ben lontana dal superare queste difficoltà.
JJ Redick, fuori per qualche partita a causa di dolori alla schiena, è rientrato nello starting 5, ma nemmeno il suo solito buon apporto realizzativo (17, di cui 11 nel 1° quarto) è bastato a ridare fiducia ai compagni. I padroni di casa sono rimasti a galla fino a metà del primo parziale, riuscendo anche a tenere dietro i Raptors di qualche punto. Poi la partita, in breve tempo, gli è completamente sfuggita di mano: -10 dopo 12 minuti, addirittura -29 all’intervallo lungo (63-34). Un’escalation in cui c’è lo zampino
sia degli uomini di coach Casey, reattivi e combattivi al punto giusto, sia dei remissivi Clippers, con Rivers impegnato nella titanica impresa di trovare un quintetto che potesse mettere un minimo in difficoltà Toronto. E invece i canadesi, alla prima senza Valanciunas (resterà fuori 6 settimane per la frattura alla mano sinistra), non si sono scomposti minimamente nel 1° tempo, e hanno trovato tiri aperti dal perimetro, penetrazioni agevoli, secondi possessi a iosa che hanno contribuito a scavare il solco di metà partita. Numeri fantastici per Demarre Carroll nel primo tempo (21 punti con 8/8, non segnerà più nella ripresa), con Biyombo (6+14) alla prima da titolare in assenza del centro lituano e capace di limitare, per quanto possibile, DeAndre Jordan (comunque alla fine per il 6 dei Clips arriverà la solita doppia doppia da 13 punti e 15 rimbalzi).
Ci sarebbe anche un 2° tempo da raccontare, con i Raptors completamente bloccati in fase offensiva dai continui 1 vs 1 di DeRozan e Lowry (che combinano per un orribile 6/27 totale dal campo), e con i padroni di casa che senza strafare rientrano sul -6 a 5 minuti dalla fine. Il problema è che Chris Paul (13+11 assist) va a intermittenza in attacco, e quando cerca di alzare il tono della difesa per mandare un messaggio ai compagni, non ottiene certo una reazione soddisfacente. Agli ospiti bastano i continui viaggi in lunetta del già citato DeRozan (13/14 dalla linea della carità, 21 punti alla sirena) per mettere in cassaforte il risultato nonostante una ripresa da 28 punti totali. La consueta grinta di Luis Scola (20+8), rapportata all’atteggiamento indisponente di Blake Griffin (appena 9 punti in 28 minuti), è lo specchio della partita: i Raptors, fra mille difficoltà e contraddizioni, ci mettono quantomeno la tenacia e l’aggressività che al momento sono sconosciute in casa Clippers.
Per evitare la quarta sconfitta consecutiva, gli uomini di Doc Rivers dovranno mostrare qualcosa di diverso sull’ostico parquet del Pepsi Center di Denver. I Raptors tornano invece a Toronto e attendono i Cavs di LeBron James con poche certezze sul piano del gioco, ma perlomeno con rinnovata fiducia.



