Il proprietario dei Mavs, Mark Cuban, famoso per le sue dichiarazioni eccentriche e per il suo modo di rapportarsi alla NBA, è tornato a parlare della famosa “Trade Rondo”, forse l’affare peggiore della sua storia da presidente. A tal proposito Cuban ha voluto rilasciare delle dichiarazioni “a freddo” alla famosissima testata di Belacher Report. Ecco, di seguito, le parole del presidente dei Mavs:” S–t happens”. Parole durissime, durissime di Cuban al suo ex giocatore, reo di aver abbandonato la squadra durante la serie contro i Rockets, persa dai Mavs per 4-1. Analizzando la trade nel suo complesso, si nota che Dwight Powell, arrivato inizialmente solo per motivi salariali, si è rivelato un giocatore che nella rotazione di coach Carlisle può stare tranquillamente e può dare un contributo importante nelle partite e, soprattutto, fa prendere ossigeno a Dirk, non più giovanissimo. Tornando brevemente sulla parte riguardante Rondo, analizzando il gioco dei Mavs e le caratteristiche del giocatore, che in un sistema libero come quello dei Kings sta dimostrando il suo vero valore, è sembrato subito chiaro come Rondo fosse completamente controcorrente a quel sistema, risultando dannoso e controproducente. Da qui allora la domanda che tutti i tifosi ed appassionati NBA si sono posti: “Perché Rondo?”.
Cuban
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Il proprietario dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, famoso per le sue azioni e dichiarazioni molto singolari, ha dichiarato a Eamon Javers di CNBC che lui avrebbe sicuramente battuto Hilary Clinton E Donald Trump se si fosse candidato alle elezioni presidenziali che si svolgeranno l’anno prossimo. Cuban, non nuovo a dichiarazioni del genere, sembrerebbe aver letteralmente lasciato perdere qualsiasi discorso sportivo sulla sua squadra per “concentrarsi”, ma neanche troppo viste le dichiarazioni, su argomenti extra-cestistici.
Questo allontanamento improvviso sembrerebbe essere stato scaturito dalla vicenda Deandre Jordan, che aveva sostanzialmente un accordo verbale coi Mavs per poi ripensarci e ri-firmare coi Clippers. Questo spiacevole evento ha fatto letteralmente imbufallire Cuban, che si è scagliato ferocemente contro tutta la franchigia dei velieri, accusando praticamente chiunque, dai giocatori, a Coach Rivers, fino a Steve Ballmer, neo-proprietario della franchigia dopo la vicenda Sterling. Tornando alle parole di Cuban, non scopriamo di certo oggi che il presidente della franchigia texana ha un ego grande come il Texas, ma alcune volte, tipo questa, tende a farlo notare un po’ troppo, finendo con dichiarare cose che lo rendono quasi stupido agli occhi dell’opinione pubblica, ma che in realtà costituiscono solo la “buccia” di uno dei più grandi imprenditori dell’inizio di questo secolo.
Per NBA Passion
Alessandro Maritato
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Mavs, Cuban: “Eravamo su Josh Smith a dicembre, non ora”
Scritto da Marco Tarantino
Il proprietario dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, ha dichiarato che la franchigia texana non era interessata a firmare Josh Smith, ex ala grande dei Rockets, ed accordatosi da qualche giorno con i Los Angeles Clippers.
“Non eravamo interessati a Josh Smith” ha dichiarato Cuban in una intervista a KESN-FM, aggiungendo che Dallas provò a tradare il giocatore a dicembre prima che fosse tagliato dai Detroit Pistons.
Il proprietario dei Dallas Mavericks Mark Cuban sembra voler proporre un nuovo format per il tabellone dei playoffs. Mandando un messaggio su Cyber Dust giovedì l’imprenditore ha proposto un sistema di postseason a 20 squadre, con 10 squadre per conference qualificate. Cuban ha argomentato dicendo che più squadre parteciperanno ai playoffs, più diventerà difficile tankare.
Il sistema includerebbe un turno passato in automatico per i migliori piazzati della regular season mentre i seed più bassi giocherebbero turni da serie di 5 partite.
Ecco il comunicato di Mark Cuban:
“Ho avuto un idea che ho proposto ai miei colleghi proprietari. Data l’importanza di ottenere un’alta scelta al draft rispetto al vincere le partite, la disparità di talento tra le conferences mi sono chiesto:
perchè soltanto otto squadre per conference debbano fare i playoffs? Perchè non dieci?
Il numero crescente ridurrebbe le possibilità di mancare i playoffs per le buone squadre della conference più difficile. Inoltre renderebbe anche più difficile il tanking date le più alte possibilità di approdare ai Playoffs.
Vorrei mantenere l’interesse in proposito durante la stagione. Le squadre, nel caso in cui soffrissero di infortuni, avrebbero anche più possibilità di recuperare i giocatori e rendere il tutto equilibrato.
Si potrebbe permettere alle squadre con i seed migliori un turno bye e lasciar giocare alle squadre con i peggiori record di regular season completare serie alle 5 partite.”
Sicuramente sarebbe rivoluzionario, chissà che Silver non colga il segnale per un futuro più prossimo.
Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa
Con la free-agency nel vivo, uno dei temi più caldi è quello di moratorium, infatti, i giocatori possono essere firmati soltanto dopo dieci giorni dall’inizio del mercato ma è tuttavia possibile stipulare accordi di natura verbale che difficilmente vengono infranti.
Il caso Deandre Jordan ha però sollevato numerose perplessità nell’opinione pubblica sportiva sulla vera utilità di questo periodo e sulla validità degli accordi che andrebbe a perdere numerosa importanza.

Los Angeles Clippers’ DeAndre Jordan reacts to a foul call on his team during the second half of an NBA basketball game against the Dallas Mavericks on Thursday, April 3, 2014, in Los Angeles. The Mavericks won 113-107. (AP Photo/Jae C. Hong)
Come riportato da CBS Sport, tuttavia, anche il commissioner Adam Silver si è espresso sulla situazione, specificando che nessuno ha infranto alcuna regola, certo che in genere non dovrebbe succedere ma ciò che il centro ha fatto è in linea con le regole e sinceramente nemmeno esiste un sistema migliore. Non è l’esempio che la lega vorrebbe dare, indubbiamente, ma ci si può tranquillamente passare sopra ad una vicenda del genere, è prevalsa quindi la linea della prudenza.
Ecco un altro spunto di riflessione che si pone a Silver durante il suo mandato, dopo il problema tanking e lottery e disparità delle conference.
Sarà necessario, quindi, trovare una soluzione in vista della prossima offseason.
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino
Come riporta Marc Berman del New York Post, il rookie dei Knicks Kristaps Porzingis si sta piano piano guadagnando la fiducia del mondo NBA. James Worthy, 3 volte campione NBA, MVP delle Finali e All Star sette volte in carriera ha paragonato il giovane giocatore a qualche giocatore moderno, osando davvero tanto.
“È uno scherzo della natura. È la combinazione tra Dirk Nowitzki e Kevin Durant. Ottima scelta per i Knicks.”
Sicuramente Porzingis, date alcuni doti come il mid range jumper potrebbe essere accostato potenzialmente al tedesco dei Dallas Mavericks. Ovviamente, nel caso in cui si avvicinasse soltanto alla carriera del giocatore numero 41, sarebbe motivo di orgoglio per i Knicks. Anche Cuban, dalla parte di Dirk, si è espresso su questo paragone.
“Dirk non aveva tempo di migliorare. Non conosceva la lingua, le persone si aspettavano un immediato impatto da lui. È stato draftato prima di Paul Pierce e non ha avuto un attimo per svilupparsi come giocatore.”
Un altro paragone interessante è quello di Scott Edward Roth, ex cestista NBA, che mette a confronto due prospetti europei come Andrea Bargnani e Kristaps Porzingis.
“Ho allenato Andrea per due anni, è uno dei miei migliori amici e probabilmente uno dei pochi ragazzi che ha finito per darmi fiducia come allenatore. Loro, (Porzingis e Bargnani) sono giocatori diversi. Bargnani è un ottimo giocatore, ma penso che il desiderio di essere grande, il lavoro per contrastare le avversità e la durezza mentale di Kristaps lo differenzieranno.”
Il giocatore scelto con la quarta selezione sicuramente non è capitato nella città giusta per non avere pressioni. Sicuramente, con l’aiuto di Phil Jackson e Derek Fisher sarà in grado di gestirle, mentre lui è nella palestra dei Knicks, intanto, i paragoni con i grandi si sprecano.
Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa
@Jeuls97 on Twitter
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Mavericks, interesse per Kevin Seraphin e Josh Smith
Scritto da Francesco Tarantino
Con la clamorosa decisione di tornare ai Los Angeles Clippers, Deandre Jordan ha completamente scombinato i piani di mercato dei Dallas Mavericks che si ritrovano a caccia di una soluzione nel frountcourt per cercare quantomeno di non far sentire troppo il mancato arrivo del giocatore dei Clippers.
I grandi nomi hanno già trovato una sistemazione, quindi, trovare un rinforzo di spessore è pressochè impossibile, soprattutto perchè gli assets per le trade sono davvero limitati e di free-agent non è rimasto nessun centro di prima fascia.
Come ha però riportato sul proprio account twitter, Michael Scotto, nelle ultime ore starebbero trovando spazio le candidature di due nomi principalmente: Josh Smith e Kevin Seraphin dei Wizards.

Josh Smith è il candidato n.1 alla successione di DeAndre Jordan: su di lui però ci sono anche i Kings e i Rockets.
E’ ovvio che non sono giocatori che arriveranno a fare la differenza ma onesti mestieranti che in un sistema organizzato sapranno fare il proprio.
Josh Smith poi è un giocatore dall’indubbio potenziale che ad Atlanta sembrava essere tra i più devastanti della lega ma che a Detroit ha leggermente perso la via, la parentesi a Houston sembra aver ridato convinzione al giocatore che ha ancora molto da dare.
La franchigia di Cuban sarà in grado di portare a termine questi acquisti? Ma soprattutto, che ne sarà della stagione dei mavs?
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino
Mark Cuban, dopo la disfatta dei suoi Dallas Mavericks durante il primo turno dei Playoffs, si sta occupando di ben altro. Il proprietario della franchigia NBA donerà 5 milioni di dollari all’Indiana University, la sua alma mater, al fine della costruzione di un centro ad alta tecnologia che permetterà alla scuola di aumentare il business e agli Hoosiers delle varie discipline di essere sempre più competitive. L’annuncio ufficiale è arrivato Venerdì a Bloomington.
Il centro finanziariamente supportato da Cuban verrà costruito dentro la Assembly Hall, il palazzetto che fa tremare tutte le squadre avversarie della squadra di pallacanestro degli Hoosiers. Ovviamente non è un caso. Cuban ha detto che gli studenti, l’allenatore e il suo staff avranno pieno accesso alle tecnologie 3D, multicamera e di realtà virtuale, alcune delle quali non sono ancora in commercio.
L’ex Hoosiers, ora proprietario dei Mavericks, ha detto al Dallas Morning News che ha preso questa decisione in seguito a una riflessione sulle varie maniere tese all’aumento di competitività di Dallas. Successivamente ha pensato che anche gli Hoosiers avrebbero dovuto avere gli stessi vantaggi.
Per NBAPassion.com
@Jeuls97 on Twitter
La Regular Season è terminata e siamo tutti desiderosi di vedere la prima palla a due di questi NBA Playoffs. Il momento più atteso è arrivato e adesso è vietato sbagliare: è una questione da dentro o fuori. L’ansia sta salendo alle stelle e siamo tutti curiosi di conoscere i primi verdetti che questi Playoffs sentenzieranno, consci del fatto che saranno appassionanti come sempre. In questo appuntamento con #123Ragioni individueremo 3 validi motivi per cui questo Primo Turno dei Playoffs sarà entusiasmante:
1 – West VS West
Avrebbero potuto fare una lega a parte con tutte le superpotenze presenti nella Western Conference quest’anno ma, purtroppo per loro, ne resterà solo una. Scontri che si preannunciano come sempre infuocati a partire già dal Primo Turno; match tutti molto intriganti come si preannuncia essere Spurs vs Clippers, con la sfida nella sfida tra Duncan-Ginobili-Parker e Paul-Griffin-Jordan o lo scontro tra due scuole di pensiero completamente differenti: gioco corale e armonioso da una parte contro Lob City dall’altra. C’è poi un match che vale più di una qualificazione al turno successivo con la sfida per il predominio texano: Rockets vs Mavericks. In ballo una qualificazione e l’orgoglio di essere la migliore franchigia del Texas. Mark Cuban, particolare presidente dei Mavs, ha pensato bene di accendere gli animi (come se ce ne fosse bisogno) dicendo la sua sugli avversari: “That’s not a very good team”. Si preannuncia una sfida infuocata sotto il cocente sole del Texas. Spostandoci un po’ più in là ma non troppo, ecco la sfida tra la prima e l’ultima della classe, Davide contro Golia o meglio, Davis contro Golia. Sì, sembra proprio questa la descrizione per la serie tra Pelicans e Warriors, con gli occhi di mezzo mondo puntati su Anthony Davis, pronto a fare la sua prima apparizione assoluta nei Playoffs e, dall’altra parte, Steph Curry, voglioso di trascinare i suoi compagni verso grandi traguardi. Nota di merito alle “meno popolare” sfida tra Blazers e Grizzlies: quarta contro quinta della classe riserva spesso grandi sorprese e tanti colpi di scena, con gara7 sempre dietro l’angolo. Grandi team, grande battaglia; si preannuncia subito un Primo Turno incandescente: chi avanzerà?
2 – Beast of the East
La bestia dell’Est, per acclamazione popolare, sembra essere una soltanto: i Cleveland Cavaliers. Quando annoveri tra le tue fila il giocatore più forte al mondo quale LeBron James, l’obiettivo può e deve essere soltanto uno: vincere il titolo. D’altra parte, però, c’è la concorrenza che sicuramente vorrà a tutti i costi mettere il bastone tra le ruote. I primi ad avere quest’opportunità, sono i Celtics. Sfida difficile per la gloriosa franchigia di Boston, difficile pensare ad un loro passaggio del turno, ma ai Playoffs mai dire mai. L’Eastern Conference non è solo Cavs. La dimostrazione è stata ampiamente data dagli Atlanta Hawks, vera sorpresa di questa stagione, pronta a continuare la strada intrapresa fino a poco tempo fa, ovvero vincere e convincere. I Nets sono avvisati e Lionel Hollins, head coach di Brooklin, questo lo sa: “Credo che avremo poche chance contro gli Hawks”; quando si dice ‘caricare i propri ragazzi’. Chi invece non molla mai è coach Thibodeau che, nonostante le premesse di una grande stagione non confermate in Regular Season, è pronto a ribaltare i pronostici, a partire dallo scontro con i Bucks di coach Kidd, con la voglia di riportare i Bulls al titolo dopo ben 17 anni. Da non sottovalutare assolutamente la serie che frappone Raptors e Wizards: nonostante non sia il match di cartello, questa serie preannuncia spettacolo, con una grande sfida tra i rispettivi backcourt: Lowry e DeRozan VS Wall e Beal. Le migliori 8 della Eastern Conference sono pronte a darsi battaglia sin dal Primo Turno: chi sarà la nuova Beast of the East?
3 – Grande fermento per gli esordienti

Irving e Love non hanno mai partecipato ai Playoffs prima d’ora: riusciranno a trascinare Cleveland?
Questo Primo Turno di Playoffs sarà ricco di esordienti, giovani promesse pronte a sorprendere tutti. Un nome su tutti è quello di Michael Carter-Williams, giovane prospetto acciuffato dai 76ers lo scorso Draft e ceduto nel corso della trade deadline quest’anno ai Bucks. La giovane Point Guard vorrà sicuramente dimostrare tutto il talento del suo repertorio, nell’entusiasmante duello con Derrick Rose. Ci sono poi gli esordi di due giocatori provenienti dal vecchio continente, che hanno dimostrato di saper stare in NBA: stiamo parlando di Bojan Bogdanovic e Nikola Mirotic. Da non dimenticare nemmeno il doppio esordio in casa Celtics con Isaiah Thomas e il nostro Gigi Datome in trepida attesa di fare il proprio debutto ai Playoffs. Strano a dirsi, visto l’alto tasso di talento presente in ognuno di loro, ma a partire da stasera, ci saranno anche nomi di rilievo tra i debutti: è il caso di Anthony Davis che, dopo 3 anni di oblio passati nei bassifondi della Western Conference, è finalmente riuscito a centrare la partecipazione ai Playoffs. Le speranze di passaggio del turno per NOLA sono ridotte ai minimi storici, c’è però grande attesa nei confronti di Davis, nella speranza che possa continuare lo spettacolo intrapreso nel corso della Regular Season. #FearTheBrow. Grande attesa infine, per il duo Irving-Love. I due, a causa di roster in passato non all’altezza di una partecipazione, sembrano essere quelli con maggiore chance di passaggio del turno rispetto agli altri. Pensare che per tutti questi anni non abbiamo potuto ammirare il talento puro di un ragazzo come Irving o la grande tecnica di uno come Kevin Love, è davvero qualcosa di assurdo.
Tutto è pronto, manca solo che l’arbitro lanci per aria la prima palla a due di questi Playoffs e poi sarà solo il campo a parlare. Questo Primo Turno si annuncia tanto spettacolare quanto interessante, con le solite franchigie a farla da padrona. Attenzione però: come sempre, i Playoffs riservano grandi sorprese dietro l’angolo.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino
Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, è tra i molti detrattori del sistema di gioco della pallacanestro universitaria, che ha un sistema di gioco molto più rallentato e, secondo Cuban, come riporta Tyler Conway del Featured Columnist, questo porta ad un’impreparazione generale dei prospetti che si candideranno poi al draft per entrare al piano superiore, la NBA, in cui il gioco è molto più rapido.
Il proprietario dei Mavs, intervistato mercoledì scorso da Tim McMahon di ESPNDallas.com, ha detto: “Se vogliono tenere i bambini a scuola e impedire loro di essere giocatori professionisti, lo stanno facendo nel modo giusto mantenendo il cronometro del tiro a 35 secondi. Solo perché i bambini non sanno come giocare una gara intera di basket.”
Il punto di vista di Cuban, però, ha qualche fondamento statistico: Come sottolineato da Brian Phillips di Grantland il mese scorso, il punteggio medio di una partita di NCAA ha raggiunto il livello più basso nel periodo che va dalla pre-shot clock era sino ai giorni nostri. Nelle final-four di questa stagione, tre delle quattro squadre qualificate si è classificata fuori dalla top 200 “in tempo”, ad eccezione di Duke che si è classificata centoquattordicesima, statistiche fornite da KenPom.com. A tal proposito, Cuban dichiara: “E ‘orribile. E’ ridicolo, è peggio della scuola superiore. Hai 20 a 25 dei secondi di passaggi sul perimetro e poi qualcuno va e cerca di fare un gioco e fare qualcosa di stupido, e il punteggio è sceso brutalmente.” Al contrario, Cuban ha detto che la NBA ha cambiato le sue regole quando si è passati attraverso una situazione simile. La fluidità del gioco è stata definita stabilmente nel basket NBA da quando la Lega ha eliminato ogni forma di hand-checking prima della stagione 2004-05.
Cuban non è l’unico nome di spicco a lanciare frecciate allo stile di gioco della pallacanestro NCAA. Il capo allenatore dell’università del Connecticut, settore femminile, Geno Auriemma definisce il gioco degli uomini uno “scherzo”, e ha detto che la pallacanestro del college, in generale, non sta facendo abbastanza per favorire il gioco offensivo: “La linea di fondo è che nessuno può segnare, e vi diranno che è causa della grande difesa messa in campo, del grande scouting, un sacco di lavoro di squadra, senza senso, senza senso.” ha detto ai giornalisti Auriemma, che ha poi aggiunto: “Il basket universitario maschile non è al passo coi tempi, e questo è incredibile. Voglio dire basket femminile non è al passo coi tempi, ma il basket maschile loè ancora meno.”
Mentre la NCAA deve ancora commentare le critiche specifiche offerte da Cuban e da Auriemma, il cambiamento potrebbe avvenire al più presto: l’organo di governo ha sperimentato un shot clock da 30 secondi nei tornei NIT e CBI.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)









