Nico Harrison, general manager dei Dallas Mavericks, ha di recente rilasciato un’intervista a Callie Caplan del Dallas Morning News, prima della partita di mercoledì sera a Philadelphia.
Il GM ha voluto parlare sinceramente della situazione della squadra, che si trova attualmente fuori dal discorso play-in, con appena 5 partite rimanenti alla fine della regular season.
Sebbene Dallas, lo scorso anno, si sia trovata nella top 5 della classifica della Western Conference, ora sembra che l’incantesimo si sia spezzato, ed Harrison non è contento di quello che ha visto.
Il punto di vista del GM, pur essendo schietto, tiene però conto anche degli infortuni subiti da alcuni giocatori del team, come anche delle attenuanti che hanno reso la stagione di Dallas ancora più impegnativa.
Ma per Dallas, che vanta la presenza di un giocatore del calibro di Luka Doncic, che conta sull’appoggio di un ottimo gruppo (nonostante non ci siano più Jalen Brunson, Spencer Dinwiddie o Dorian Finney-Smith), non arrivare neanche ai play-in è una grande delusione.
E non lo dice solo Harrison. Lo dicono le statistiche.
Al di fuori del tiro da 3, i Mavericks quest’anno non riescono a classificarsi neanche nella top 10 della lega, in nessuna delle principali categorie offensive.
E dal punto di vista difensivo sono ancora peggio. Perché Dallas ha abbassato di parecchio il suo livello per quanto riguarda i rimbalzi difensivi, le palle rubate, i blocchi e i turnover forzati.
“Tutti sanno che stiamo lottando per giocare i playoffs” sostiene Harrison. “Penso solo che dobbiamo cercare di fare qualche passo avanti ad ogni partita. Anche se i giocatori sono infortunati. Non abbiamo scelta. Ecco perché dico che abbiamo in squadra giocatori di alto livello. Nessuno si autocommisera”.
Ma, a peggiorare le cose, c’è anche l’aver acquisito Kyrie Irving nel corso dell’attuale stagione, cosa che non ha per niente migliorato il livello generale della squadra, nonostante le sue prestazioni individuali da capogiro.
E per capirlo non basta altro che un test visivo, che mostra un attacco pieno di opportunità soltanto individuali, ma anche tanti problemi nel portare i blocchi in maniera costante. E questo è un problema che è stato esacerbato dall’arrivo di Irving e dalla partenza di Finney-Smith, che era un difensore chiave del roster.
“Quando abbiamo concluso lo scambio, ci aspettavamo che Kyrie e Luka si sarebbero trovati bene, e la realtà non ha soddisfatto le nostre aspettative” confessa Harrison. “Non sto dicendo che non si trovino bene, ma che non hanno ancora giocato abbastanza insieme per riuscirci, quindi siamo indietro rispetto a dove volevamo essere. Ma entrambi lavorano duramente. E poi si tratta di capire come il resto del roster giochi con loro in campo. Questa è la cosa più difficile. Da quando c’è stato lo scambio, non abbiamo avuto costanza da parte dei nostri giocatori, quindi è difficile dire cosa funzioni e cosa no, perché ci sono stati cambiamenti su cambiamenti”.
Durante un’intervista per il Ben & Skin Show, Harrison ha invece parlato del capo allenatore della squadra, Jason Kidd, e del suo futuro nella squadra, sostenendo che è ancora l’uomo giusto da mettere alla guida di Dallas.
Una stagione eccellente, seguita da una stagione difficile, non rende automaticamente Kidd un allenatore incapace. Tuttavia, ci sarà bisogno che i suoi giocatori rispondano meglio alle sue direttive, soprattutto se l’obiettivo è quello di raggiungere la postseason. In caso contrario, il team sarà soggetto ad altri cambiamenti.
“Penso che Jason abbia fatto un ottimo lavoro” dichiara Harrison. “Penso che sia davvero difficile, per un allenatore, gestire la squadra ogni giorno. Mettiamoci nei suoi panni. Come si fa a pianificare il gioco quando non sai chi è disponibile e chi no? Penso che sia stato messo spesso in una posizione difficile. È facile puntare il dito. Lui ha sempre cercato di restare positivo, e credo che questo sia di grande aiuto. Penso che i ragazzi sentano la sua energia positiva”.
Ora, ad una sola partita dal decimo posto della classifica della Western Conference (l’ultimo che garantisce l’accesso ai play-in), sono necessarie prestazioni quasi impeccabili da parte dei Mavs per sperare di vincere. L’averla spuntata per un pelo non richiede un applauso da parte del general manager, ma solo un po’ di impegno per arrivare alla postseason.










