Mentre gli odiati cugini Clippers scioccano il mondo recuperando 31 punti di svantaggio ai super-campioni Golden State Warriors, i Los Angeles Lakers si ritrovano a due mesi dal draft (e dall’inizio ufficiale della off-season più cruciale di sempre in casa giallo-viola) senza il presidente Magic Johnson (dimissioni improvvise ed irrevocabili) e senza head coach (risoluzione decorosa con Luke Walton).
Le decisioni a El Segundo verranno prese da qui in avanti da Jeanie Buss, la proprietaria della squadra, e da Rob Pelinka, ex-agente di Kobe Bryant e Larry Nance Jr, “uomo Lakers” e superstite del duumvirato a capo del front office losangelino.
Il nome del futuro capo allenatore sarà annunciato a breve. Il favorito di LeBron James Tyronn Lue e Monty Williams le due opzioni più credibili, ma la questione più spinosa da affrontare sarà quella legata alla struttura del front office che verrà.
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Un altro ex Cleveland Cavs, David Griffin – l’uomo che costruì i Cavaliers tre volte finalisti – è volato a New Orleans, con pieni poteri e con la missione di guidare i Pelicans fuori dall’era Anthony Davis.
I Los Angeles Lakers dovranno fare una scelta di campo, nella selezione delle nuove figure dirigenziali. Affidarsi di nuovo alla “tradizione” (Magic) ed al “brand” Lakers, puntando su volti e nomi familiari, o scegliere – e pagare profumatamente – la competenza ai massimi livelli?
Bob Myers dei Golden State Warriors e Sam Presti degli Oklahoma City Thunder alcuni dei nomi circolati, nonostante la posizione di questi sia saldissima all’interno delle franchigie di appartenenza (le cose potrebbero però cambiare in caso di eliminazione traumatica dei Thunder).
Un – presto o tardi necessario – cambio della guardia a San Antonio potrebbe rendere disponibile R.C. Buford, mentre gli Houston Rockets hanno provveduto a blindare il GM Daryl Morey con un aumento sostanzioso di stipendio, come riportato da Marc Stein del NY Times. Il destino di Masai Ujiri a Toronto si giocherà presumibilmente da qui a maggio.
L’uscita di scena di Magic Johnson, per quanto improvvisa, non si tradurrà con ogni probabilità in uno sconquasso. Come riportato da Ramona Shelbourne di ESPN, già da mesi l’ex stella dei Lakers aveva mostrato segnali di “disamoramento” per l’incarico, delegando a Pelinka ed agli assistenti molti aspetti del proprio ruolo.
La tornata di free agent più ricca degli ultimi anni (Klay Thompson, Kevin Durant, Kawhi Leonard, Kemba Walker, Kyrie Irving, Khris Middleton, DeMarcus Cousins, D’angelo Russell…) sarà l’ultima chiamata per dei Los Angeles Lakers con velleità di titolo durante gli ultimi anni di picco del 34enne LeBron James.
Fallire a luglio – e ritrovarsi impegnati in un derby con Danny Ainge per Anthony Davis privi di una figura dirigenziale di rilevo – aprirebbe per i Lakers scenari imprevedibili ed impronosticabili solo 10 mesi fa, alla firma di James.
Ad una seconda star in campo, L.A. dovrà considerare l’idea di aggiungerne una ai vertici dell’organigramma.
Pena, l’irrilevanza.

