I suoi Lakers sono impegnati ai playoff nel primo turno contro i Phoenix Suns, con l’obiettivo di arrivare fino in fondo e ripetere l’impresa dello scorso anno, ma Jason Kidd è concentrato anche e soprattutto sul futuro. Attualmente membro dello staff tecnico dell’head coach dei gialloviola Frank Vogel, l’ex point guard di Mavericks, Suns, Nets e Knicks potrebbe presto tornare a ricoprire il ruolo di capo allenatore.
Messosi in mostra in panchina alla guida di Brooklyn Nets (2013-2014) e Milwaukee Bucks (2014-2018), Kidd è stato spesso e volentieri vicino a numerose franchigie dopo la fine della sua esperienza in Wisconsin: gli stessi Lakers lo inserirono tra i candidati per il posto occupato da Luke Walton, attualmente ai Sacramento Kings, dal 2016 al 2019, salvo poi decidere di puntare su Vogel e offrire un contratto a Kidd come assistant coach, su suggerimento di Kobe Bryant. 48 anni compiuti lo scorso 23 marzo, Kidd non ha bisogno di presentazioni, essendo stato uno dei giocatori più influenti della storia del gioco: campione NBA nel 2011 coi Dallas Mavericks, il classe ‘73 è stato anche dieci volte All-Star e in cinque occasioni è risultato il miglior assist-man della lega.
Discorso leggermente diverso, invece, per ciò che concerne la sua carriera da allenatore: in panchina, infatti, Kidd ha dimostrato di avere ottime potenzialità, portando la sua mentalità da floor general al servizio di Brooklyn e Milwaukee, le due squadre che gli hanno concesso una chance da head coach. Se Giannis Antetokounmpo è il giocatore che conosciamo oggi, ad esempio, molti meriti vanno proprio a Jason Kidd, che ha avuto modo di lavorare con lui nei primi anni della sua carriera. Insomma, il nativo di San Francisco piace a numerose squadre non tanto in virtù dei suoi successi da giocatore, quanto piuttosto per la sua capacità di trasferire la sua capacità di leggere il gioco dal campo alla panchina.
Se è vero che finora non ha ancora ottenuto successi significativi da allenatore (semifinale di Conference con i Nets nel 2014 e primo turno di playoff coi Bucks nel 2015, 2017 e 2018), è pur vero che le sue qualità da head coach non sono passate inosservate. Del resto, il suo ruolo nei Lakers campioni in carica non è affatto marginale, come riconosciuto più volte da numerosi giocatori gialloviola, LeBron James in testa. “A Brooklyn e a Milwaukee ho cercato di costruire una cultura. Tutti vogliono vincere, sia da giocatori che da allenatori, ma bisogna anche tenere in conto altri fattori, in primis il divertimento. Imparo dai miei errori, nessuno è perfetto. È bello essere circondati da persone competenti, ascolto le idee di tutti. Frank Vogel è un ottimo ascoltatore e comunicatore, mi piace perché dice sempre quello che pensa.”, ha dichiarato Kidd in merito alle sue esperienze passate e al suo rapporto con l’allenatore dei Lakers Frank Vogel nel corso di una lunga intervista rilasciata a The Undefeated.
Kidd a tutto tondo: dall’avventura ai Lakers al rapporto con Kobe e LeBron
“La cosa che mi manca di più del ruolo di head coach è la possibilità di muovere le pedine sulla scacchiera e fare le proprie mosse. È bello anche vedere i propri giocatori sbalorditi quando indovini una mossa in anticipo. A volte dimenticano che molti allenatori sono stati anche giocatori come loro. Mi piace vedere i progressi dei giocatori nel corso di una stagione, li vedi crescere partendo da zero. Spero di poter avere una nuova possibilità a breve, lavorare con Frank è stupendo, mi ha aiutato molto. Devi essere bravo a focalizzarti non solo sui top players, ma su tutti, fino all’ultimo giocatore della second unit. Penso di poter aiutare chiunque a migliorare perché sono stato un candidati MVP, un All-Star e ho anche giocato in uscita dalla panchina.”, ha aggiunto Kidd, spiegando che gli piacerebbe tornare presto a ricoprire il ruolo di head coach per poter dimostrare il suo valore.
L’ex point guard ha poi parlato del suo rapporto con Kobe Bryant e LeBron James e della sua esperienza ai Lakers, di cui è tifoso. “Da lui ho imparato che tutto è possibile. Basta guardare il suo successo che ha avuto nel mondo del cinema dopo la splendida carriera da giocatore. Con la sua mentalità poteva calarsi in qualsiasi contesto con gli stessi risultati. LeBron è un genio, vuole sempre vincere e ha un quoziente intellettivo cestistico davvero unico. Ho i Lakers nel cuore da sempre perché sono californiano e sono cresciuto ammirando Magic Johnson. Da giocatore sono stati miei rivali, perciò è ancor più incredibile che ora sia tornato qui.“
I Lakers sono attualmente in vantaggio per 2-1 nella serie del primo turno contro i Phoenix Suns (domani alle 21:00 si giocherà gara-4 allo Staples Center). Kidd ha già vinto il titolo da giocatore e da membro del coaching staff e punta a ripetersi. “Vincere il titolo è un’esperienza bellissima, sia da giocatore che da allenatore. È divertentissimo. Il bello del rapporto tra giocatori e allenatori è che i primi si fidano dei secondi e pensano che il piano partita sia sempre giusto e che l’allenatore prenderà sempre le decisioni migliori. È una questione di fiducia.”










